Mettere sul tavolo 13 miliardi di investimenti fino al 2032 «è un atto di responsabilità» per l’amministratore delegato di Italgas Paolo Gallo, al giro di boa della presentazione alla comunità finanziaria a Milano del nuovo piano industriale. Accelerare sull’innovazione, facendo leva sull’Intelligenza artificiale, «il fulcro di questo piano», è dunque sempre più una priorità. E la missione resta la sicurezza energetica del Paese, oltre alla «sostenibilità dei costi per famiglie e imprese». Ancora di più oggi che arriva l’ennesima lezione dall’instabilità geopolitica, dice l’ad: «La sicurezza energetica si fonda sulla resilienza e sulla capillarità delle reti infrastrutturali». E «Italgas è impegnata esattamente in questo: realizzare e gestire reti smart, digitali e flessibili capaci di rafforzare la competitività dei sistemi energetici in cui operiamo e di supportare la diversificazione delle fonti». Ecco perché, «un piano di questa portata, 13 miliardi di euro» è considerato «un atto di responsabilità verso le comunità e i territori che serviamo, e un impegno di lungo periodo verso i Paesi in cui siamo presenti».
Del resto, reti smart e flessibili sono «un prerequisito chiave per volumi crescenti di gas rinnovabili come biometano, idrogeno e metano sintetico». Di qui il focus sullo sforzo già in atto sul biometano: «Gli impianti oggi connessi alla rete di distribuzione del gruppo sono 15, con una forte accelerazione attesa nei prossimi anni». In particolare, il progetto pilota Hyround Power-to-Gas in Sardegna, procede come previsto con l’utilizzo dell’idrogeno verde, in blending con il gas naturale o in forma pura, al servizio di imprese locali, di oltre cento famiglie e delle reti di trasporto pubblico locale e sono previsti ulteriori investimenti in R&D sui processi di metanazione e di odorizzazione.
GLI IMPEGNI
L’impegno complessivo messo sul tavolo per la rotta al 2032 (“Lead. Innovate. In a changing world”, guidare l’innovazione in un mondo che cambia, ndr), è il 14,6% in più rispetto al precedente. Un importo al netto di circa 0,2 miliardi di euro di proventi derivanti dalle dismissioni di 247mila punti di riconsegna in 100 comuni, completate su richiesta dell’Agcm per l’acquisizione di 2i Rete Gas, spiega la società. La distribuzione del gas in Italia rimane al centro della strategia di crescita con un peso superiore all’82% degli investimenti complessivi, incluse le gare. Di questi, 8,3 miliardi di euro, (pari al 64% degli investimenti complessivi), con un aumento del 4% rispetto al piano precedente sono destinati allo sviluppo, al repurposing, all’upgrade e al continuo aggiornamento tecnologico e digitale dell’infrastruttura esistente. L’aumento è trainato principalmente dalle nuove opportunità di digitalizzazione individuate in arco piano sugli asset ex 2i Rete Gas e dall’upgrade delle reti acquisite attraverso le gare già aggiudicate. Per il resto, altri 2,4 miliardi dei 13 miliardi previsti, è puntato sulle future gare ATEM di distribuzione del gas (+59% rispetto al precedente Piano), un miliardo per lo sviluppo e l’estensione della rete di distribuzione del gas in Grecia, in linea con il precedente Piano. Altro 800 milioni sono per rafforzare il posizionamento nei settori idrico e dell’efficienza energetica (+5,6%), mentre mezzo miliardo è dedicato per operazioni di M&A nel settore della distribuzione del gas. «Nel valutare», puntualizza la società, «le opportunità che dovessero presentarsi, il gruppo riconferma il rigore dei criteri di selezione che hanno guidato le sue decisioni in passato».
LA MISSIONE
«L’Intelligenza Artificiale è parte integrante del modello operativo di Italgas ed è il fulcro di questo Piano», spiega Gallo. «Applicati alle operations, ai processi aziendali e alla gestione dei clienti, i nostri «agent» stanno generando importanti efficienze, migliorando la qualità del servizio. Si tratta di un’accelerazione rispetto alle previsioni iniziali grazie all’esperienza maturata in questi anni in cui la trasformazione digitale ha permeato ogni aspetto della nostra attività, ed i dati sono diventati la miniera dell’azienda». Dunque, i 13 miliardi di investimenti previsti, «renderanno il nostro network ancora più smart, capillare e flessibile, pronto anche ad accogliere le molecole verdi e supportare un sistema energetico sempre più esposto all’instabilità internazionale e agli impatti sui mercati delle commodity. Insieme alle efficienze che saremo in grado di generare, questi investimenti contribuiranno a rendere l’energia più accessibile e competitiva, con benefici concreti per l’intero sistema economico e sociale dei Paesi in cui operiamo, favorendo sviluppo industriale e crescita di lungo periodo». In particolare, le gare ATEM «rappresentano una significativa occasione per superare la frammentazione che ha storicamente frenato lo sviluppo del settore. Ogni concessione aggiudicata è un passo verso un’infrastruttura più resiliente e integrata in un sistema più ampio. Coglieremo queste opportunità facendo leva sulla forza industriale, sulle competenze e sulla capacità di investimento che il Gruppo è in grado di mettere in campo». Nel settore idrico, invece, «i nostri investimenti nella digitalizzazione delle reti e nella riduzione delle perdite hanno già iniziato a dare risultati concreti. Il nuovo Piano permetterà di dimezzare le perdite idriche, favorire un maggiore riutilizzo delle acque, rafforzare ulteriormente i livelli di qualità del servizio. Geoside aiuta tutte le Società del Gruppo a ridurre i consumi di energia, con l’utilizzo di applicazione proprietarie e sistemi sofisticati di AI; questo stesso approccio innovativo viene offerto a tutti i Partner di Geoside: la miglior energia è quella che non si consuma».
I NUMERI
Sempre al 2032 sono previste efficienze complessive per 280 milioni, in aumento del +12%: il nuovo target è principalmente guidato dall’incremento di produttività dato dall’Intelligenza Artificiale rialzato a 100 milioni di euro rispetto ai 70 milioni di euro del precedente Piano. Si aggiungono 120 milioni di ricavi da investimenti incrementali per digitalizzazione, connessi al programma di digitalizzazione degli asset ex 2i Rete Gas, cui sono destinati, nell’ambito delle attività sulla rete italiana, investimenti in crescita (1,2 miliardi di euro circa) per il loro completo upgrade tecnologico. L’ebitda è previsto raggiungere i 2,8 miliardi di euro nel 2029 e i 3,3 miliardi di euro nel 2032 con un Cagr 2025-2032 pari a 8,4% , sostenuto dalla crescita dei ricavi e dal progressivo realizzarsi delle sinergie. L’ebit è previsto superare 1,8 miliardi di euro nel 2029 e raggiungere circa 2,2 miliardi di euro nel 2032.
Quanto alla traiettoria dei conti, il 2026 si conferma le proprie stime sull’esercizio in corso, che prevedono un margine operativo lordo compreso tra 2,1 e 2,15 miliardi, un utile operativo tra 1,34 e 1,37 miliardi e un utile netto compreso tra 740 e 760 milioni di euro. La ‘guidance’ del gruppo include circa 130 milioni di euro di sinergie con 2i Rete Gas, rispetto alla base costi combinata dei due gruppi al 2023. Il tutto, spiega Italgas, «in linea con il piano di realizzazione comunicato» Confermata anche l’attuale politica dei dividendi, aggiornata lo scorso ottobre. Quest’ultima che prevede la distribuzione di un importo per azione pari alla cifra maggiore tra i 40,6 centesimi del dividendo del 2025 aumentato del 5% annuo, escluso l’impatto dello IAS 33, e il 65% dell’utile netto rettificato.
Guardando agli altri obiettivi, è confermata l’aspettativa di superare 1 miliardo di euro di utile netto adjusted nel 2029, dopo le tasse e le minorities. L’utile netto adjusted per azione, spiega la nota, è atteso crescere di oltre il 9% di crescita media nel 2025-2032, in linea con la crescita media ponderata dell’utile netto per azione 2025-2031 del precedente piano, calcolata utilizzando l’Eps adjusted 2025 (utile per azione rettificato) come punto di partenza per entrambi i piani. Il gruppo riconferma anche l’impegno a ridurre il leverage entro le soglie stabilite dalle rating agencies nel medio periodo e a ridurlo ulteriormente al 61% entro la fine del 2032 – preservando il proprio rating investment grade e mantenendo al contempo la flessibilità finanziaria per cogliere eventuali opportunità di crescita. Il costo medio del debito è atteso salire moderatamente, riflettendo l’aggiornato contesto macroeconomico, ed è previsto superare il 3% alla fine dell’arco di piano.
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