BRUXELLES (Public Policy Europe) – Introdurre un obbligo per gli Stati di risarcire gli operatori civili danneggiati nelle situazioni di crisi in cui si applicano misure eccezionali, permettere anche a Ucraina e Moldavia di chiedere permessi Ue al trasporto militare e vietare dal 2035 la condivisione di capacità che coinvolgono Paesi terzi ad alto rischio. Sono alcune delle novità degli emendamenti che le commissioni Difesa (Sede) e Trasporti (Tran) del Parlamento europeo propongono di presentare al Consiglio dell’Ue per l’approvazione del regolamento sulla mobilità militare.
I negoziati tra Consiglio e Parlamento cominceranno nella settimana successiva alla plenaria dell’Eurocamera che si svolgerà a Strasburgo dal 6 al 9 luglio. Se non saranno sollevate obiezioni, il testo approvato oggi sarà la base negoziale del Parlamento europeo senza la necessità che venga votato anche in plenaria. Ecco, in sintesi, i principali cambiamenti apportati dalle commissioni Sede e Tran alla proposta della Commissione presentata a novembre 2025.
DEROGHE E APPLICAZIONE REGOLAMENTO
Il Parlamento propone di estendere a 25 i veicoli che possono rientrare nelle operazioni possibili consentite con un’autorizzazione permanente, il permesso che uno Stato può rilasciare a un altro per operazioni ricorrenti e simili. È l’unica modifica apportata alla lista dell’allegato relativo a questo tipo di permessi. Resta il limite di 10 navi usate per le acque interne e l’ok illimitato al trasporto di personale armato, munizioni, armamenti o sistemi d’armi, supporto logistico e le fattispecie di trasporto di merci pericolose e carichi eccezionali inclusi nel regolamento stesso. Per le autorizzazioni permanenti il Parlamento riduce a un mese il termine entro cui un governo deve rispondere alla richiesta di un altro Stato membro per ottenere un’autorizzazione permanente. Anche il Consiglio Ue, nel mandato negoziale approvato la settimana scorsa, ha proposto di ridurre a un mese il termine rispetto ai due richiesti dalla Commissione. Per le autorizzazioni ad hoc su trasporti specifici il termine per rispondere proposto dalla Commissione europea di tre giorni viene ridotto a due giorni (il Consiglio chiede invece di estenderla a cinque).
L’Eurocamera chiede che le condizioni di trasporto siano imposte dallo Stato di transito rendendo l’impatto sugli operatori civili e le condizioni di lavoro “necessario e proporzionato” e che nelle autorizzazioni permanenti i gestori delle infrastrutture siano obbligatoriamente consultati. Lo Stato di transito, secondo le due commissioni, può limitare l’uso delle infrastrutture, se esiste un permesso permanente, per esigenze legate alla sicurezza del trasporto, alla protezione delle infrastrutture critiche, alle capacità dell’infrastruttura stessa, all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza. Nella sua proposta iniziale la Commissione limitava la possibilità degli Stati a limitare il trasporto lungo vie di trasporto specifiche solo se un trasporto eccezionale o il trasporto pericoloso lo rendeva necessario.
L’Eurocamera chiede anche di permettere anche a Ucraina e Moldavia, definiti “stretti alleati” (“Close Partners”), di poter chiedere i permessi permanenti e ad hoc introdotti col regolamento e di accedere alla nuova riserva di solidarietà (Solidarity pool). Gli Stati membri sono chiamati a concludere accordi con Ucraina e Moldavia o di includerle in accordi multilaterali per facilitare le operazioni di trasporto militare, si legge.
Nel testo approvato dalla Sede e dalla Tran viene introdotto un riferimento esplicito a rendere i trasporti pericolosi effettuati secondo le procedure Nato compatibili ed equivalenti con il regolamento. Viene introdotto anche un obbligo per gli Stati membri di definire le responsabilità tra eserciti, autorità nazionali competenti e gestori delle infrastrutture sulla sicurezza e la gestione degli incidenti dovuti al trasporto di merci pericolose. Entro sei mesi la Commissione europea deve istituire il sistema digitale sulla mobilità militare, che deve essere operativo entro il 2028, e non entro il 2030 come suggerito nel testo iniziale dell’Esecutivo Ue. La proposta della Commissione non prevedeva un termine per il lancio del sistema, ma includeva un obbligo di renderlo operativo entro il 2030. Nella proposta di mandato negoziale avanzata dalle due commissioni si chiede esplicitamente che il sistema sia compatibile con i sistemi della Nato e sia basato sul rispetto della normativa sulla cibersicurezza.
OBBLIGHI DI INVESTIMENTO E DIFESA DELLE INFRASTRUTTURE
Nel testo approvato oggi dalla Tran e dalla Sede sono stati introdotti obblighi aggiuntivi per gli Stati per lo sviluppo tecnico delle infrastrutture a duplice uso civile e militare. Il Parlamento attenua l’obbligo per gli Stati di migliorare le infrastrutture limitandolo a “quando considerato necessario”, ma chiede che nel farlo diano priorità ai “punti all’estremità dei corridoi per la mobilità militare per consentire i movimenti trasfrontalieri con gli stretti alleati” e rafforzino “le infrastrutture energetiche per garantire stock adeguati di carburanti e altre forniture”. Un riferimento esplicito è aggiunto alla necessità per gli Stati di migliorare la sicurezza cibernetica delle infrastrutture contro gli episodi di jamming e spoofing con cui vengono manipolati i segnali radio.
Per le infrastrutture strategice a duplice uso (Sdi) per cui gli Stati devono rispettare anche gli obblighi di cibersicurezza della direttiva Nis2, il Parlamento propone di inserire anche, oltre alle reti di trasporto che collegano le capitali e i grandi porti marittimi e fluviali, anche gli aeroporti con funzione logistica e militare, le infrastrutture lungo i corridoi della mobilità militare, le infrastrutture spaziali, le infrastrutture che offrono un percorso alternativo e altre che sono controllate da Paesi terzi contrari agli interessi di sicurezza dell’Unione europea e dei suoi Stati membri.
Il Parlamento chiede che l’obbligo per gli Stati di redigere la lista delle Sdi, sia rispettato entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento sulla mobilità militare. Oltre a mitigare i rischi dovuti al controllo da parte di un Paese terzo, gli Stati, propongono la Sede e la Tran, devono garantire che non ci sia una dipendenza da forniture ad alto rischio e aumentare il controllo di operatori europei sulla proprietà delle Sdi. L’Eurocamera propone anche di obbligare gli Stati a chiedere un aggiornamento periodico degli aspetti legati alla sicurezza e inserire un obbligo di notifica in caso di presenza di cittadini di Paesi terzi.
Nel testo si chiede anche la nomina di un funzionario per la gestione di informazioni o dati sensibili legati alle Sdi e che ci sia un obbligo di ispezionarle per valutare il rispetto delle misure volte a mitigare i rischi. Gli Stati sono chiamati anche a garantire e rafforzare i controlli sui rischi legati anche alla proprietà di parti specifiche legate alle Sdi e a prendere tutte le misure necessarie per difendere tutte le infrastrutture Sdi dagli episodi di sabotaggio, cyber-attacchi e attacchi con droni. Gli operatori delle infrastrutture, secondo il Parlamento, devono essere obbligati a redigere almeno una volta l’anno una valutazione dei rischi cibernetica. L’Eurocamera chiede anche che le misure di protezione di base per le Sdi imposte dalla Commissione europea siano adottate entro un anno dall’entrata in vigore del regolamento.
ATTIVAZIONE DI EMERS
La Tran e la Sede chiedono che la Commissione proponga di attivare il sistema di risposta rapida (Emers) per l’adozione di misure eccezionali – ok automatico a trasporti militari e priorità su trasporti civili – anche nel caso in cui uno Stato Ue chieda sostegno in base alla clausola di mutua difesa dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea. Nel testo approvato oggi resta l’obbligo per il Consiglio di rispondere sull’attivazione di Emers entro 48 ore (nel testo adottato dagli Stati membri la settimana scorsa si propone di estenderlo a 72). Gli eurodeputati hanno chiesto anche che il Parlamento sia informato della proposta della Commissione e debba svolgere un dibattito in plenaria. Nel mandato negoziale la Tran e la Sede chiedono che valutazione sulla necessità di tenere Emers attivato sia condotta ogni sei mesi e che le proroghe non possano superare i tre mesi.
Diversamente dalla posizione adottata dal Consiglio la scorsa settimana, dove l’introduzione di regime di compensazione a livello nazionale per i disagi dovuti all’attivazione di Emers era opzionale, l’Eurocamera propone un obbligo per gli Stati di risarcire “i gestori, gli operatori e i proprietari delle infrastrutture per i costi debitamente giustificati, i danni subiti e i mancati ricavi”. L’Eurocamera introduce un’esenzione esplicita di compensazione per le società ferroviarie nel compensare i passeggeri che subiscono ritardi, coincidenze perse o cancellazioni. L’esenzione viene estesa anche agli operatori civili di trasporto merci per i disagi subiti dai loro clienti.
Le deroghe ai turni di lavoro e di riposo per i conducenti dei mezzi che trasportano merci, personale ed equipaggiamenti durante Emers, chiede il Parlamento, “devono essere direttamente collegati all’operazione militare che le giustifica”. Un esplicito riferimento nel testo votato oggi è inserito affinché il Consiglio tenga in conto “la continuità dei servizi essenziali del trasporto civile” e specialmente per “le consegne di cibo, energia, medicine e beni strategici” per l’attivazione di Emers. I relatori hanno concordato di ridurre da 12 a 8 settimane il termine entro cui i conducenti dei mezzi devono recuperare le ore di riposo dopo due settimane consecutive di lavoro quando è attivo Emers.
SOLIDARITY POOL
Per la riserva di solidarietà di mezzi ed equipaggiamenti condivisi a cui gli Stati membri possono attingere per i loro bisogni di trasporti militari le commissioni Sede e Tran propongono che l’Unione europea possa concludere accordi multilaterali per consentire anche agli 11 Paesi della Nato che non aderiscono all’Ue di registrare le loro capacità. Gli eurodeputati propongono di imporre un termine di sei mesi alla Commissione per adottare le linee guida con cui specificare il tipo e il numero di mezzi ed equipaggiamenti da registrare.
La novità principale è la proposta del Parlamento europeo di vietare dal 2035 la registrazione di capacità il cui uso o la costruzione coinvolge la partecipazione di Paesi ad alto rischio. Gli Stati sono obbligati a condividere nella riserva i mezzi e gli equipaggiamenti acquistati con fondi europei ricevuti dopo l’entrata in vigore del regolamento. La proposta della Commissione imponeva la registrazione di capacità acquistate con fondi Ue anche prima dell’entrata in vigore del regolamento. Il costo per la manutenzione di queste capacità deve essere finanziato da fondi europei, chiedono ancora la Sede e la Tran. (Public Policy Europe) GMA
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