Saldo e acconto IRPEF, IRES e IRAP: quando scade?


  • Entro il 30 giugno 2026 la maggior parte dei contribuenti deve versare il saldo IRPEF, IRES e IRAP per il 2025 e il primo acconto per il 2026; per i soggetti ISA e i forfettari la scadenza slitta al 20 luglio 2026.
  • Non tutti sono tenuti a pagare: esistono soglie di reddito al di sotto delle quali l’IRPEF non è dovuta, categorie esenti dall’IRAP dal 2022 e enti istituzionali esclusi dall’IRES.
  • Gli acconti si calcolano con il metodo storico (più sicuro) o con il metodo previsionale (più rischioso ma utile se il reddito 2026 sarà inferiore a quello 2025).

Giugno è il mese in cui il calendario fiscale si affolla. Tra saldi dell’anno scorso e acconti per quello in corso, il rischio di fare confusione – su chi deve pagare cosa, entro quando e con quale metodo – è concreto. Le regole non sono uguali per tutti: dipendono dalla forma giuridica dell’attività, dal regime fiscale adottato e, in alcuni casi, dal livello di reddito. Ecco una guida pratica per orientarti in cui riepiloghiamo quali sono le scadenze previste per il versamento di IRPEF, IRES e IRAP, e soprattutto chi è tenuto/a a rispettarle.

Chi deve pagare entro il 30 giugno 2026

La scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 riguarda la generalità dei contribuenti per il versamento di:

  • saldo IRPEF 2025 e primo acconto IRPEF 2026: a carico di professionisti, lavoratori autonomi e ditte individuali;
  • saldo IRES 2025 e primo acconto IRES 2026: a carico di società di capitali (SRL, SPA, cooperative);
  • saldo IRAP 2025 e primo acconto IRAP 2026: a carico dei soggetti che non rientrano nelle esenzioni (vedi sotto).

Tutti i versamenti si effettuano tramite modello F24, esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato.

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Chi rientra nella proroga al 20 luglio 2026

Il DL 89/2026 ha introdotto una proroga per una categoria specifica di contribuenti, che possono versare saldo e primo acconto entro il 20 luglio 2026 senza alcuna maggiorazione. Possono avvalersi di questa finestra in più:

  • i contribuenti che svolgono attività soggette agli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità), indipendentemente dal punteggio ottenuto;
  • i contribuenti in regime forfettario;
  • i contribuenti nel regime di vantaggio (ex minimi);
  • i soci di società di persone, i collaboratori di imprese familiari e gli associati in studi professionali “per trasparenza”, a condizione che la struttura di cui fanno parte sia a sua volta soggetta agli ISA.

Chi non riesce a rispettare nemmeno questa scadenza può versare entro il 20 agosto 2026, ma con una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse.

La proroga non si applica ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e ai contribuenti con ricavi o compensi superiori a 5.164.569 euro: per loro la scadenza del 30 giugno è perentoria, con la sola possibilità di slittare al 30 luglio applicando la maggiorazione ordinaria dello 0,40%.

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Chi è esente dall’IRAP e chi deve pagarla

Dal 2022, la legge ha eliminato l’IRAP per tutte le attività esercitate in forma individuale. Non devono più versare questa imposta:

  • professionisti e lavoratori autonomi individuali (avvocati, medici, commercialisti, consulenti), anche se si avvalgono di dipendenti o collaboratori, purché operino come persone fisiche e non in forma associata;
  • ditte individuali di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, incluse le imprese familiari e le aziende coniugali non costituite in forma societaria;
  • i contribuenti in regime forfettario o dei minimi (già esclusi prima della riforma del 2022);
  • i produttori agricoli, esentati dal 2016 per le attività rientranti nel reddito agrario normale.

L’IRAP rimane in vigore per le strutture collettive e societarie. Sono obbligati al versamento:

  • le società di capitali: SRL (anche unipersonali), SPA e cooperative;
  • le società di persone: SNC e SAS;
  • gli studi associati e le associazioni professionali: se due o più professionisti operano in forma comune, l’esenzione personale decade e l’associazione è soggetta a IRAP;
  • gli enti commerciali e le amministrazioni pubbliche.

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Chi non paga l’IRPEF

L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non è dovuta da chi si trova nella cosiddetta “no tax area”, cioè chi ha redditi così bassi da azzerare il debito d’imposta grazie alle detrazioni. Le soglie al di sotto delle quali non si paga sono:

  • 8.500 euro annui per pensionati e lavoratori dipendenti;
  • 5.500 euro annui per lavoratori autonomi e liberi professionisti.

Sono inoltre esclusi dal pagamento:

  • chi percepisce solo redditi esenti o già tassati alla fonte, come interessi bancari, interessi sui titoli di Stato (BOT, BTP) o dividendi soggetti a ritenuta definitiva;
  • chi riceve unicamente sussidi assistenziali (assegno di inclusione, pensioni di invalidità civile, assegno unico per i figli);
  • chi ha come unico reddito l’abitazione principale e le sue pertinenze (box, cantina);
  • i contribuenti in regime forfettario, che non versano l’IRPEF ordinaria ma un’imposta sostitutiva pari al 5% per i primi cinque anni di attività e al 15% dal sesto anno in poi.

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Chi non paga l’IRES?

L’IRES (Imposta sul Reddito delle Società) non riguarda tutti. Ne sono esclusi in partenza:

  • le persone fisiche (che pagano IRPEF);
  • le ditte individuali, i professionisti singoli e le società di persone (SNC e SAS), i cui soci assolvono l’imposta personalmente tramite IRPEF.

Esistono poi categorie di enti che, per la loro natura istituzionale o sociale, non pagano l’IRES sui proventi legati alla propria missione:

  • organi dello Stato, Regioni, Province e Comuni;
  • enti previdenziali e assistenziali pubblici (come l’INPS);
  • università ed enti pubblici di ricerca;
  • Enti del Terzo Settore (ETS) e organizzazioni di volontariato, limitatamente ai fondi raccolti e ai proventi delle attività istituzionali, purché non svolgano in via prevalente attività commerciali.

Per saperne di più, ti suggeriamo di leggere IRES: cos’è l’imposta sui redditi delle società

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Come si calcolano gli acconti?

Per determinare quanto versare come primo acconto, puoi scegliere tra due metodi:

  1. il metodo storico;
  2. il metodo previsionale.

1. Il metodo storico

È il metodo standard e il più utilizzato, perché riduce al minimo il rischio di errori e sanzioni. L’acconto si calcola sull’imposta netta risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente (modello Redditi 2026, relativo all’anno d’imposta 2025).

L’acconto complessivo è pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente. Se supera i 257,52 euro, si divide in due rate:

  • primo acconto (40%): da versare entro il 30 giugno 2026 (o il 20 luglio per i soggetti con proroga);
  • secondo acconto (60%): da versare entro il 30 novembre 2026.

Per i soggetti ISA e per i forfettari collegati agli ISA, le due rate sono invece paritarie (50% + 50%).

2. Il metodo previsionale

Con questo approccio, l’acconto viene calcolato stimando l’imposta che si prevede di dover pagare nell’anno in corso (2026). È utile se ti aspetti un calo significativo del fatturato o della redditività rispetto al 2025.

Il rischio è però concreto: se a consuntivo l’imposta effettivamente dovuta risulta superiore a quanto versato in acconto, scattano sanzioni e interessi sulla differenza non corrisposta. Valuta con cura, insieme al tuo commercialista, se adottare questo metodo.

Se hai tensioni di liquidità, puoi rateizzare il saldo e il primo acconto in quote mensili di pari importo. Il piano deve però concludersi entro novembre 2026. Sulle rate successive alla prima si applicano interessi calcolati giorno per giorno. Il secondo acconto di novembre, invece, non è mai rateizzabile: va versato in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2026.

Le regole su IRPEF, IRES e IRAP cambiano a seconda della tua situazione: forma giuridica, regime fiscale, livello di reddito e tipologia di attività sono tutti elementi che incidono su quello che devi versare e quando. Per evitare errori, sanzioni e interessi, rivolgiti a un commercialista o a un CAF prima delle scadenze: un professionista può calcolare con precisione quanto devi, scegliere il metodo di calcolo più conveniente e gestire il modello F24 per tuo conto.

Scadenza saldo e acconto IRPEF, IRES e IRAP- Domande frequenti

Cosa succede se non rispetto la scadenza del 30 giugno?

Puoi versare in ritardo applicando il ravvedimento operoso, con sanzioni ridotte che crescono al crescere del ritardo. Oltre certi termini, però, le sanzioni diventano molto più onerose.

I forfettari pagano l’acconto IRPEF?

No, i forfettari non versano l’IRPEF ordinaria. Pagano un’imposta sostitutiva (5% o 15%) che non prevede il meccanismo degli acconti nei termini ordinari.

Il saldo IRAP è ancora dovuto per i professionisti individuali?

No. Dal 2022 i professionisti e i lavoratori autonomi che operano individualmente sono esenti dall’IRAP.

Riferimenti normativi

  • DPR n. 917/1986 (TUIR) – Testo unico delle imposte sui redditi: disciplina IRPEF e IRES;
  • D.Lgs. n. 446/1997 – Istituzione dell’IRAP;
  • Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022) – Abolizione IRAP per persone fisiche esercenti arti e professioni e imprese individuali;
  • D.Lgs. n. 1/2024 (Decreto Adempimenti) – Semplificazione degli adempimenti fiscali;
  • DL 89/2026 – Proroga versamenti per soggetti ISA e forfettari;
  • art. 17 DPR n. 435/2001 – Disciplina del versamento degli acconti IRPEF/IRES;
  • art. 20 D.Lgs. n. 241/1997 – Rateizzazione dei versamenti tramite F24.
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