Esiste un copione collaudato che si ripete ogni giorno sulle strade italiane. Un automobilista viene fermato da una pattuglia, si avvicina al finestrino, e nel giro di qualche secondo comincia a costruire una narrativa. Qualcosa che spieghi perché stesse guidando con il telefono in mano, o troppo veloce, o senza i documenti a portata di mano. La tentazione di trovare una giustificazione è comprensibile ma raramente porta ai risultati sperati. Anzi, spesso li peggiora.
Gli agenti delle forze dell’ordine trascorrono le proprie giornate a fermare automobilisti. Hanno ascoltato ogni variante possibile di ogni scusa immaginabile e hanno sviluppato nel tempo un radar abbastanza preciso per capire quando qualcuno sta cercando di cavarsela con una buona storia. Il problema non è tanto essere scoperti in fallo: è che certe giustificazioni segnalano all’agente un profilo specifico, ovvero quello di chi nega l’evidenza o prova a manipolare la situazione, e questo non depone mai a proprio favore al momento di decidere come procedere.
La regola d’oro è una sola: in caso di controllo, la strada della chiarezza e della correttezza è quasi sempre la meno costosa. Ma è utile sapere, prima di aprire bocca, quali sono le giustificazioni che suonano più false, e che quindi andrebbero evitate con cura.
Le giustificazioni più gettonate
Le scuse che circolano con più frequenza durante i controlli stradali hanno alcune caratteristiche in comune. Tendono a spostare la responsabilità su fattori esterni, che sia un’urgenza, una distrazione involontaria, una dimenticanza materiale. Fanno leva sulla comprensione umana dell’agente, come se potesse o dovesse ignorare un’infrazione per simpatia verso una situazione difficile. E soprattutto, sono talmente note agli operatori che spesso ottengono l’effetto opposto a quello desiderato: invece di ammorbidire la situazione, la irrigidiscono. Vediamole nel dettaglio.
Il telefono per chiamate urgenti
È forse la più classica tra le scuse da evitare. L’automobilista viene fermato con il telefono in mano o all’orecchio, e la prima cosa che dice è: “C’era una chiamata urgente, non potevo non rispondere“. La variante più audace aggiunge: “È la prima volta che mi capita“. Entrambe le formulazioni hanno lo stesso problema: non reggono. Questo perché nel codice della strada non esiste una deroga per le chiamate urgenti. L’urgenza non è un’attenuante valida quando si tratta di usare il telefono alla guida: esiste la modalità vivavoce, esiste la possibilità di accostare e fermarsi. Sostenere che non si poteva fare altrimenti è una dichiarazione che un agente esperto leggerà come una scusa, mai come una giustificazione.
Con il nuovo Codice della Strada introdotto negli ultimi anni, l’uso del telefono alla guida è una delle infrazioni più sanzionate e con le conseguenze più pesanti in termini di decurtazione di punti. Non è il momento di aggravare la situazione con una storia poco credibile.
Il familiare in ospedale
Questa è la giustificazione più diffusa tra chi viene fermato per eccesso di velocità. L’automobilista ammette implicitamente di aver spinto sul pedale dell’acceleratore, ma si giustifica con un’emergenza familiare: la mamma ricoverata, il figlio all’ospedale, il marito che ha avuto un malore. Il concetto di fondo è che la fretta era giustificata da una circostanza eccezionale.
Il problema è che gli agenti non possono valutare la gravità soggettiva dell’emergenza per decidere se applicare o meno una sanzione. Le norme sui limiti di velocità non prevedono eccezioni per le urgenze familiari, e dichiarare un’emergenza di questo tipo non sospende l’obbligo di rispettare le regole. Anzi, espone a una verifica: le forze dell’ordine hanno accesso a strumenti e procedure che consentono di verificare, in tempi relativamente brevi, la presenza di un familiare in una struttura ospedaliera. Non sempre lo fanno sul posto, ma possono farlo, e sapere che potrebbero basta per rendere la scusa particolarmente rischiosa.
Intolleranza agli alcolici
È una delle scuse più controproducenti in assoluto. Chi viene fermato a un posto di controllo con indizi di alterazione, che siano occhi lucidi, parola impastata, o andatura non perfettamente lineare, e dichiara spontaneamente di avere una bassa tolleranza all’alcol o di essere particolarmente sensibile anche a piccole quantità, ottiene un risultato paradossale: convince l’agente che sia necessario fare l’etilometro.
Non solo: una dichiarazione del genere implica di aver bevuto qualcosa. Che la tolleranza sia alta o bassa, i limiti di legge non cambiano in base alla sensibilità individuale. La soglia legale è la stessa per tutti: zero grammi per litro per i neopatentati, i professionisti del trasporto e chi ha meno di tre anni di guida; 0,5 grammi per litro per tutti gli altri. Se si è sobri, non serve spiegare niente: i test diranno zero. Se si ha qualcosa nel sangue, nessuna spiegazione eviterà la sanzione. L’unica strategia sensata, in quel momento, è collaborare con compostezza e lasciare che i test facciano il loro lavoro.
I documenti nell’altra borsa
“Ho appena cambiato borsa e me li sono dimenticati“. Oppure: “Li ho lasciati sul tavolo di casa stamattina“. Sono tutte versioni della stessa giustificazione per la mancanza di patente, carta di circolazione o documento d’identità al momento del controllo. La mancanza di documenti al momento del controllo è di per sé una violazione sanzionabile. La scusa della borsa sbagliata o del portafogli dimenticato non modifica questo fatto, e ha l’effetto collaterale di far pensare all’agente che il guidatore potrebbe non avere i documenti validi o, nel caso della patente, che potrebbe non averla del tutto.
Chi dimentica davvero i propri documenti sa che può regolarizzare la situazione in un secondo momento, presentandoli presso un ufficio competente entro i termini previsti. Tentare di svicolare con una storia sulla borsa non accelera questo processo e spesso lo complica.
In ritardo a lavoro
L’ultima scusa della lista è quella che più di tutte tende a far indispettire gli agenti, che sono lavoratori anche loro, e che hanno scelto un lavoro che inizia molto spesso ben prima delle otto di mattina. Dichiarare di essere in ritardo al lavoro per giustificare una guida troppo veloce o un sorpasso azzardato suggerisce implicitamente che le regole della strada siano un inconveniente negoziabile quando si ha fretta. Il codice della strada si applica indipendentemente dall’agenda del conducente, e nessun orario di timbratura giustifica comportamenti che mettono in pericolo gli altri utenti.
La cosa migliore da fare quando si viene fermati, in qualunque circostanza, è restare calmi, essere cortesi e rispondere in modo onesto alle domande degli agenti. Non perché la gentilezza cancelli le infrazioni, ma perché è l’unico approccio che non rischia di trasformare una multa ordinaria in un controllo approfondito più complicato.
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