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Prosciolti noto imprenditore di Durazzano e la moglie: erano accusati di falso in atto pubblico,concorso in abuso d’ufficio, sostituzione di persona, falsità materiali.

Il Tribunale di Benevento ha emesso sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di P. D., 65 anni, noto imprenditore di Durazzano, e di sua moglie W. D. J., 52 anni di Durazzano,  difesi entrambi dall’Avvocato Vittorio Fucci(nella foto), che erano imputati a vario titolo di concorso in falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e in abuso d’ufficio, falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, sostituzione di persona, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati, falsità materiale commessa dal privato.

In particolare, secondo l’accusa, perché ,previo accordo e in concorso tra loro, due dirigenti medici dell’A.S.L. di Benevento, in qualità di pubblici ufficiali, il primo in servizio all’epoca dei fatti presso l’Unità Operativa Semplice Territoriale (U.O.S.T.) del servizio veterinario I.A.O.A. (Igiene Alimenti di Origine Animale) di Montesarchio (BN); il secondo responsabile pro tempore del servizio U.O.P.C. (Unità Operativa Prevenzione Collettiva) del Distretto Sanitario di Sant’Agata dei Goti (BN) e l’imprenditore P. D. N. con la moglie, quali istigatori e determinatori della condotta dei predetti pubblici ufficiali, a seguito di accertamenti effettuati da personale dell’Arma dei Carabinieri del N.A.S. di Salerno presso un noto ristorante ubicato in Durazzano (BN), formalmente gestito dalla moglie del noto imprenditore (ma di fatto diretto anche dal noto imprenditore; all’esito dei quali i militari, unitamente ad un dirigente medico ASI. BN1- Responsabile UOPC di Telese Terme, sottoscrivevano il verbale che disponeva la misura amministrativa cautelare della chiusura e sospensione dell’attività in virtù delle riscontrate, gravi non conformità relative a carenze igienico-sanitario-strutturali dei locali, delle attrezzature, del mobilio nonché il sequestro amministrativo di prodotti alimentari alla luce delle non corrette modalità di conservazione, etichettatura e rintracciabilità dei prodotti alimentari congelati (carnei, ittici e vegetali) detenuti per la somministrazione.

Successivamente i coniugi e i due pubblici ufficiali  sottoscrivevano il verbale di ispezione “Sopralluogo verifica risoluzione non conformità” nel quale attestavano falsamente il superamento delle criticità emerse nel controllo precedente con conseguente revoca del provvedimento di chiusura/sospensione dell’attività, mentre in realtà -così come accertato successivamente con sopralluogo da parte dello stesso personale del NAS di Salerno- le criticità emerse nel primo controllo non erano state oggetto di accorgimenti, salvo che per la parziale esecuzione di alcuni lavori, al punto che per le stesse gravi non conformità e insufficienti condizioni igienico-sanitarie e strutturali dell’attività commerciale già riscontrate veniva disposta nuovamente la chiusura/sospensione dell’attività.

Inoltre, sempre secondo l’accusa, previo accordo e in concorso tra loro uno dei medici dell’Asl, quale pubblico ufficiale, il noto imprenditore di Durazzano e sua moglie, quali beneficiari dell’atto, istigatori-determinatori e agevolatori della condotta del pubblico ufficiale nello svolgimento delle funzioni di Responsabile pro tempore del servizio U.O.P.C: (Unità Operativa Prevenzione Collettiva) del Distretto Sanitario di Sant’Agata Dei Goli (BN), effettuando presso il noto ristorante di Durazzano l’ispezione “Sopralluogo verifica risoluzione non conformità”, omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio, e in particolare di pregressi rapporti di natura professionale ed economica con i gestori del noto ristorante, in quanto il pubblico ufficiale, in qualità di libero professionista- medico competente aveva redatto il DVR (documento di valutazione dei rischi) dell’attività commerciale sita in Roma, formalmente gestita dalla moglie del noto imprenditore di Durazzano, ma di fatto diretta dal noto imprenditore, redigeva il verbale di ispezione così procurando intenzionalmente all’imprenditore e alla moglie l’ingiusto vantaggio patrimoniale consistito dall’indebita e non dovuta riapertura del noto ristorante con ottenimento dei relativi profitti derivanti dalla prosecuzione delle attività.

Di altre accuse rispondeva esclusivamente la moglie del noto imprenditore, in particolare, secondo l’accusa, la donna in qualità di titolare del noto ristorante sito in Durazzano (BN) attestava falsamente, sottoscrivendo una comunicazione inviata al responsabile dello Sportello Unico Attività Produttive (S.U.A.P.) del Comune di Durazzano (RN) fatti dei quali il predetto atto pubblico era destinato a provare la verità e segnatamente l’avvenuto adeguamento dei locali e il superamento delle carenze igienico-sanitarie-strutturali della propria attività, riscontrate da personale dell’Arma dei Carabinieri del N.A.S. di Salerno a seguito di un ‘ispezione effettuata.

Sempre alla donna, poi, l’accusa contestava che con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso quale titolare di un’attività commerciale sita in Roma, avrebbe formato falsamente le certificazioni di formazione per alimentaristi di due dipendenti, recanti timbro e firma della società che avrebbe dovuto rilasciare le certificazioni.

In ultimo, sempre alla donna. l’accusa contestava che. al fine di procurarsi un vantaggio e di commettere il delitto di cui prima, induceva in errore personale del NAS di Salerno e di Roma esibendo la documentazione falsa, con cui si sostituiva illegittimamente al legale rappresentante della società che avrebbe dovuto rilasciare le certificazioni.

Venerdì però il Tribunale di Benevento ha emanato sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti del noto imprenditore di Durazzano e della moglie, difesi dall’Avvocato Vittorio Fucci.

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