Carla e Felice, nomi di fantasia, hanno un problema congenito con il futuro. Carla non ha nessuna intenzione di sposarsi mentre Felice ha un bisogno smodato e non procrastinabile di convolare a giuste nozze.
Sostiene che un amore senza progetto, senza un tetto sopra la testa e senza un pavimento sotto i piedi non ha la giusta stabilità per reggere ai duri colpi della vita, alle tentazioni e alle seduzioni, al tempo che passa.
Carla, invece, dal canto suo, sostiene la tesi opposta. Un amore intrappolato nelle beghe mostruose del quotidiano, non ha le ali per sopravvivere all’usura del tempo.
Entrambi sembrano essere totalmente in disaccordo e non riescono a trovare una soluzione salva-coppia.
Non si tratta di procrastinare, di prendere tempo, di trovare la casa ideale o la città dei sogni, Carla non ha nessuna intenzione di avere una fede al dito.
Non vuole diventare come sua mamma e nemmeno come sua nonna.
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Non vuole avere un marito sul divano annoiato e stanco con il telecomando in mano e lo sguardo assente. Non vuole sentirlo russare di notte. Dirgli cosa deve fare, come aiutarla in casa e condividere con lui il suo risveglio e addormentamento quotidiano.
Non vuole avere un marito che ogni domenica inizia a lagnare perché deve organizzare per forza qualcosa per poi rincasare a fine giornata e guardare le partite o il Gran Premio incollato alla televisione, per finire la sua giornata sempre sullo stesso divano a scrollare i video assolutamente inutili di Instagram.
Esige un uomo innamorato, che ha veramente voglia di trascorrere del tempo con lei, senza compromessi, fedi varie e contratti eventuali.
Felice, invece, desidera una moglie accuditiva e amorevole, le lasagne della domenica e i genitori a pranzo per le festività, dei marmocchi rumorosi da crescere insieme e le domeniche piovose sul divano di casa con il telecomando e le partite.
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Lo stallo evolutivo della coppia
La storia di Carla e Felice non racconta soltanto una divergenza di opinioni, ma un conflitto che tocca corde emotive profonde, valori identitari e visioni divergenti sul futuro. Quando la coppia inizia a traballare, significa che il compromesso superficiale non è più sufficiente.
Nelle coppie, non sempre le tappe di crescita avvengono in maniera sincronia, talvolta per un partner (uomo o donna) il matrimonio può rappresentare il coronamento di un progetto, un bisogno di radicamento, di riconoscimento sociale o di sicurezza emotiva. Per l’altro, il no si trasforma in un rifiuto feroce ed efferato da parte del partner amato, che invece tenta disperatamente di difendere la propria individualità e libertà.
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Le cause del conflitto
Il nucleo del conflitto spesso non risiede semplicemente nell’istituzione in sé, ma in ciò che rappresenta per i due partner. Dipende da cosa hanno interiorizzato negli anni, da cosa hanno respirato in famiglia, da cosa desiderano riproporre o fare l’esatto contrario.
Solitamente per gli insistenti, il matrimonio viene considerato come sinonimo di sicurezza, stabilità e definitiva appartenenza all’altro. Il rifiuto del partner viene letto, erroneamente, come un “non ti amo abbastanza” o una strategia per non impegnarsi abbastanza fomentando l’ansia abbandonica, sicuramente già preesistente.
Per chi si rifiuta con tutte le sue forze, invece, il matrimonio viene percepito come una gabbia, una perdita di libertà o una finzione socialmente riconosciuta. Spesso dietro questa fobia o evitamento c’è il timore che la firma sul contratto possa cambiare la natura profonda e spontanea del sentimento.
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Teoria dell’attaccamento e capacità di gestione della distanza dall’altro
Ogni relazione è una danza tra vicinanza e distanza dal mondo dell’altro.
Questo scenario, abitato da chi scappa dal matrimonio e chi lo desidera come l’aria che respira, racconta la differenza tra due stili di attaccamento discordanti: attaccamento ansioso, tipico di chi insiste, e attaccamento evitante, di chi scappa.
Chi insegue il matrimonio come simbolo di stabilità cerca una rassicurazione esterna e tangibile. Il matrimonio diventa il sigillo che placa l’ansia da possibile abbandono o perdita. Più l’altro si allontana, più si intensifica l’insistenza e, solitamente, il promesso sposo, o sposa, scappa ancora di più. Chi soffre di uno stile di attaccamento evitante, di fronte alla pressione e alla richiesta di un impegno formale, si sente soffocare. L’insistenza del partner viene percepita come una sorta di controllo che attiva strategie di distacco emotivo caratterizzato da ritiro, silenzio e marcata irritabilità.
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Modelli genitoriali e copioni familiari
Le risposte di entrambi i partner, chi scappa e chi insegue, sono fortemente influenzate dalla loro storia d’origine. Chi rifiuta il matrimonio, solitamente, potrebbe aver interiorizzato il legame dei propri genitori come un modello disfunzionale, conflittuale o privo di passionalità: un contratto senza cuore. Il no diventa un meccanismo di difesa: una strategia per non replicare quel copione.
Chi insiste potrebbe vedere nel matrimonio il riscatto da una famiglia frammentata, o al contrario, l’unica via per dare valore a una relazione.
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Il ricatto emotivo e l’ultimatum
Quando l’insistenza si trasforma in ultimatum, la dimensione dell’alleanza della coppia crolla. Subentra una sorta di ricatto emotivo, che pian piano sgretola la relazione dalle fondamenta.
La coppia giunge alla dimensione della lotta di potere smarrendo del tutto il sentimento: la relazione si trasforma in un campo di negoziazione rigido dove uno dei due deve necessariamente capitolare dinanzi alle esigenze perentorie e non negoziabili dell’altro. Se uno dei due cede per sfinimento o per paura di perdere il partner, il matrimonio nascerà su un terreno di risentimento sotterraneo che rischia di emergere in seguito alla prima crisi coniugale.
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Quando una coppia traballa su questo tema, l’obiettivo di noi clinici va ben oltre la dimensione del matrimonio sì, matrimonio no.
La domanda da farci diventa invece: la coppia è capace di tollerare l’ambivalenza e la diversità dell’altro senza leggerla come una minaccia alla sopravvivenza del legame?
Durante il cammino di una coppia, che si tratti di marito e moglie o di conviventi, le diversità e le divergenze di opinioni saranno, inevitabilmente, all’ordine del giorno. Se un legame inizia con un duello, prosegue con un ultimatum e si conclude con una minaccia, verbale o silente, non può sicuramente candidarsi alla longevità.
Chiedere aiuto a un professionista prima del fatidico sì o del fatidico no, può aiutare la relazione a far luce su dinamiche ben più profonde rispetto al progetto matrimoniale.
Questo articolo è stato scritto in esclusiva per La Stampa da Valeria Randone, psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”
Alcuni passaggi sono stati inventati o modificati per motivi creativi e di privacy.
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