Non c’è un bosco, né un contesto naturale in cui crescere. Non c’è una visione educativa capace di offrire ai bambini prospettive diverse. Ci sono invece i palazzi di via Teano, un’area della città già teatro di numerose operazioni delle forze dell’ordine, segnata da anni di degrado e criminalità, a pochi passi da luoghi che negli stessi anni hanno ospitato iniziative culturali e sociali. Due realtà che convivono nello spazio di poche centinaia di metri, ma che raccontano storie profondamente diverse.
Dietro quelle mura ci sono bambini cresciuti in un contesto di grave vulnerabilità, privati delle condizioni essenziali per vivere serenamente la propria infanzia. È in questo scenario che si è sviluppata l’operazione coordinata dal Questore di Catanzaro, frutto di un’azione congiunta tra forze dell’ordine, Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e servizi sociali, che ha portato all’allontanamento di un’intera famiglia composta dalla madre e da cinque figli minori.
Bambini in condizioni incompatibili con uno sviluppo sano
Non si tratta soltanto di una situazione di povertà o di disagio sociale. Dalle carte depositate dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni emerge il quadro di una gravissima inadeguatezza genitoriale, caratterizzata – secondo quanto riportato nel ricorso – da una costante incapacità di garantire ai figli sicurezza, educazione, cure e protezione.
Per questo il Tribunale ha fissato l’udienza per esaminare la richiesta della Procura di adottare provvedimenti urgenti a tutela dei cinque minori, già destinatari in passato di prescrizioni rimaste, secondo gli atti, completamente disattese.
Il fascicolo descrive una realtà nella quale i bambini sarebbero stati lasciati crescere in condizioni incompatibili con uno sviluppo sano. I servizi già attivati e le prescrizioni impartite dal Tribunale non avrebbero prodotto alcun cambiamento, tanto che la Procura parla apertamente di “evidente fallimento” degli interventi precedenti, attribuendolo all’atteggiamento dei genitori, ritenuti del tutto indifferenti ai propri doveri.
Uno degli episodi più allarmanti riguarda il sopralluogo dei Carabinieri nell’abitazione, dove un neonato di appena quindici giorni sarebbe stato trovato in una situazione di pericolosa promiscuità, all’interno di ambienti giudicati insicuri, con cavi elettrici scoperti, prese non protette e concreti rischi per l’incolumità dei bambini.
Secondo la Procura, non si tratta di fatti isolati ma della manifestazione di un comportamento costante. Gli atti parlano infatti di totale incapacità dei genitori di assicurare anche il più elementare accudimento, evidenziando come nessuno dei due abbia acquisito competenze educative o dimostrato di comprendere le esigenze fondamentali dei figli.
Particolarmente significativo è anche il giudizio espresso dai servizi sociali, i quali riferiscono di aver riscontrato l’assenza di qualsiasi collaborazione da parte del nucleo familiare. Le convocazioni sarebbero state disertate e gli interventi di sostegno sostanzialmente rifiutati.
Né scuola, né controlli sanitari obbligatori
La relazione richiamata nel ricorso evidenzia inoltre aspetti che vanno oltre la mera gestione domestica. Secondo gli operatori, i genitori non avrebbero mostrato alcuna consapevolezza dell’importanza della frequenza scolastica quale diritto fondamentale dei minori né dell’accesso ai controlli sanitari obbligatori. Una trascuratezza che, sempre secondo la Procura, investirebbe ogni ambito della crescita dei bambini.
A rendere ancora più preoccupante il quadro vi sono gli episodi verificatisi durante un recente intervento delle forze dell’ordine. In quella circostanza, secondo quanto riportato negli atti, alcuni componenti della famiglia avrebbero opposto resistenza ai militari, mentre il padre, agli arresti domiciliari, avrebbe incitato i familiari contro i carabinieri dal balcone dell’abitazione. La madre, inoltre, avrebbe condotto un’autovettura tenendo in braccio il neonato, comportamento indicato come ulteriore dimostrazione della totale assenza di consapevolezza dei rischi cui venivano esposti i figli.
La Procura richiama anche il concreto pericolo che i minori possano essere coinvolti nei circuiti della criminalità, evidenziando il contesto familiare e i precedenti giudiziari che interessano alcuni componenti del nucleo. Un rischio che, secondo il ricorso, rende ancora più urgente interrompere il modello educativo nel quale i bambini stanno crescendo.
Per queste ragioni il Pubblico Ministero ritiene ormai insufficiente qualsiasi intervento di semplice sostegno familiare. Secondo la Procura, la situazione avrebbe raggiunto un livello tale da rendere necessaria la presenza di figure capaci di sostituirsi ai genitori nell’esercizio della responsabilità genitoriale, garantendo ai minori un ambiente sicuro, un percorso scolastico regolare e un’adeguata educazione.
Dalle carte emerge così una vicenda che non racconta soltanto un contesto di marginalità sociale, ma soprattutto una persistente e grave inadeguatezza genitoriale, descritta come totale incapacità di proteggere, educare e prendersi cura dei propri figli, nonostante le ripetute opportunità offerte dalle istituzioni.
Questa vicenda, tuttavia, offre anche una chiave di lettura più ampia. Ridurre quanto accaduto a una semplice operazione di polizia sarebbe fuorviante. L’intervento rappresenta, infatti, il risultato di un percorso istituzionale complesso, costruito nel tempo attraverso il lavoro sinergico di magistratura minorile, forze dell’ordine, servizi sociali, personale sanitario e operatori del territorio. L’obiettivo non era soltanto far rispettare la legge, ma interrompere una condizione di abbandono e restituire a quei minori il diritto fondamentale a crescere in un ambiente capace di garantire sicurezza, istruzione, assistenza e dignità.
È la dimostrazione di come, nelle periferie più fragili, la tutela dei minori non possa essere affidata esclusivamente agli strumenti repressivi. Occorre una risposta strutturata dello Stato, capace di coniugare legalità e protezione sociale. Perché salvare un bambino da un contesto di degrado non significa soltanto allontanarlo da un luogo, ma offrirgli finalmente la possibilità di costruire un futuro diverso.
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Giulia Zampina
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