FOCUS LFCV | Viale Guidoni, le casette “provvisorie” da 13 anni: i lavori promessi a febbraio, a giugno è ancora tutto lì, tra prostituzione e degrado


Tamponamenti divelti, cabine elettriche aperte con i cavi a vista, rifiuti e preservativi a distesa. Il sopralluogo di Tiziano Capacci riporta in primo piano i prefabbricati di viale Guidoni: dovevano essere smontati e rimontati altrove, ma a tredici anni dall’inaugurazione il “villaggio” davanti al Palazzo di Giustizia è ancora lì, e affonda nel degrado

 

Le aveva inaugurate Matteo Renzi, da sindaco, l’11 aprile del 2013. Le “casette” di legno di viale Guidoni — due edifici pluripiano, diciotto alloggi da una cinquantina di metri quadri, primo condominio prefabbricato multipiano in legno realizzato da Casa Spa con fondi della Regione Toscana — dovevano ospitare per circa due anni gli assegnatari delle case popolari di via Torre degli Agli, in attesa che il loro complesso fosse demolito e ricostruito. Il comunicato di allora era esplicito: a fine utilizzo gli alloggi sarebbero stati “smontati e trasportati” altrove per essere rimontati, e l’area “riportata alla condizione ante intervento”.

Tredici anni dopo, di quella condizione non c’è traccia. E il sopralluogo che Tiziano Capacci ha pubblicato su Facebook fotografa, una volta di più, lo stato desolante dei luoghi. I prefabbricati — ormai vuoti degli inquilini legittimi — sono stati sbarrati con tamponamenti in legno. L’area è diventata un luogo di ritrovo della prostituzione. Nel dettaglio, Capacci segnala tre grandi pini abbattuti,  una cabina elettrica apertaun’altra cabina completamente divelta dal suolo, con i cavi esposti all’esterno. E dietro i prefabbricati, rifiuti di ogni tipo, resti di preservativi e fazzoletti a distesa, segni inequivocabili dei “servizi” che si consumano sul posto.

Lo scorso febbraio 2026, sui prefabbricati erano comparsi i cartelli di cantiere: 120 giorni di lavori per la verifica della stabilità, il consolidamento e la pulizia delle montagne di rifiuti accumulatesi dietro la struttura. Solo dopo quella fase, si leggeva, sarebbe arrivato lo smontaggio vero e proprio, con eventuali restauri e il successivo rimontaggio “probabilmente nel 2027 inoltrato”, in zona Coverciano–via Rocca Tedalda, per ospitare altri inquilini temporanei (la collocazione di destinazione, nei mesi precedenti, era stata indicata genericamente nell’area di Rovezzano).

Quei 120 giorni, partiti a inizio febbraio, si sono ormai conclusi intorno all’inizio di giugno. I tamponamenti in legno che Capacci documenta sono il frutto di quella fase: un tentativo di mettere in sicurezza e blindare gli alloggi contro le occupazioni. Il problema è che, a giugno inoltrato, le casette sono ancora tutte lì, e il “giardino” è tornato — o non ha mai smesso di essere — quello che il quartiere denuncia da anni.

Per capire come si arrivi a un paradosso simile bisogna riavvolgere il nastro. I due anni promessi nel 2013 sono diventati tredici. Gli assegnatari di via Torre degli Agli sono stati trasferiti nei nuovi alloggi soltanto all’inizio del 2025 — alloggi che, denunciano gli stessi inquilini, sarebbero già “pieni di magagne”, ma quella è un’altra storia che abbiamo ampiamente documentato. Le casette, liberate in condizioni a dir poco precarie, sono rimaste vuote per pochissimo: già dall’estate 2025 i residenti riuniti nel Comitato Novoli e nel Nuovo Comitato Novoli (quest’ultimo con il portavoce Carmelo Marchese) segnalavano la presenza di una decina di occupanti abusivi, che lasciavano gli alloggi la mattina per rientrarvi la sera.

Già allora il repertorio del degrado era completo: un angolo di un capanno trasformato in barbecue con segni d’uso recente, pezzi di stagnola bruciacchiata riconducibili al consumo di crack, persino un test di gravidanza usato abbandonato tra i rifiuti. E la prostituzione, con i suoi orari: “Dalle 19:30 arrivano da viale Guidoni e dall’area Nucci”, raccontava il portavoce del Comitato Novoli. Il tutto, come notavano i residenti, a due passi dal Palazzo di Giustizia e dal comando della Polizia Municipale — l’edificio simbolo della legge.

La prostituzione di strada nel triangolo Guidoni–Forlanini–Baracca non è certo un’emergenza di stagione. Già nel 2011 il “Comitato Vivere Novoli” parlava di una zona che di sera diventava “un deserto popolato dalle prostitute”. Nel 2012 la Squadra Mobile arrivò a un’ordinanza di custodia cautelare per otto persone accusate, a vario titolo, di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con l’aggravante dell’età delle vittime inferiore ai 21 anni: secondo l’ordinanza, gli indagati avevano di fatto acquisito “una sorta di proprietà” sul tratto di viale, “rilasciando un permesso” a chi voleva esercitare. Nel 2017-2018 l’allora sindaco Nardella tentò la via del decreto Minniti, colpendo i clienti: 384 servizi, 27 denunce e — dettaglio quasi simbolico — la rimozione di una roulotte in viale Guidoni usata per i rapporti. Nel 2021 La Nazione documentava “l’incubo delle lucciole davanti casa”, con materasso, preservativi e fazzoletti nel giardino retrostante e ragazze dell’Est riconducibili a circuiti di tratta. Nel 2024, in piena campagna elettorale, il “giardino degli orrori” tra viale Guidoni e via Almerigo da Schio veniva denunciato da Simone Scavullo del comitato Cittadini per Firenze.

In altre parole: cambiano i sindaci, le ordinanze e i comitati, ma quell’angolo di Novoli resta lì. Le casette “provvisorie” hanno semplicemente aggiunto, a un problema strutturale, un manufatto fatiscente che funziona da magnete per occupazioni e prostituzione.

Alla fine, la domanda è: a che punto è davvero il cronoprogramma? I 120 giorni di verifica e pulizia sono scaduti da settimane, lo smontaggio annunciato non si vede, una data certa nemmeno. Allora a Palazzo Vecchio chiediamo una cosa sola: smontare quelle casette, mettere in sicurezza l’area, ripristinarla davvero come fu promesso nel 2013. Smettere di rinviare. Perché un “provvisorio” che dura tredici anni, davanti al tempio della giustizia fiorentina e a un passo dal comando della Municipale, è semplicemente inaccettabile. E i residenti di Novoli sono stanchi di anni di promesse non mantenute. 


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 Redazione La Firenze Che Vorrei

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