Meloni alla Uil: “I morti sul lavoro sono una sconfitta per tutti, tolleranza zero sul capolarato”


La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al XIX congresso nazionale della Uil alla Fiera di Padova parte con il ribadire la sua presenza a tutti e tre i congressi dei maggiori sindacati italiani: «Ho accettato l’invito della Uil, come ho fatto in questi anni con la Cgil, con la Cisl. Credo di essere l’unico presidente del Consiglio ad avere partecipato nel corso del suo mandato ai congressi di tutte e tre le principali organizzazioni sindacali, penso che questo dica quanto il confronto con le parti sociali sia stato e sia per noi una cifra del lavoro di questo governo».

Poi pone l’accento sul “salario giusto”: «Il segretario Bombardieri ha definito una vittoria della Uil la scelta di far corrispondere il salario giusto al trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Sicuramente era una rivendicazione della Uil, sicuramente è stata una vittoria. Io credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani e credo che sia stata una vittoria della nazione nel suo complesso».

Un robot in sala ringrazia Meloni, il saluto mentre Bombardieri parla di intelligenza artificiale


Crescita dei salari

«In questi anni ci siamo dedicati moltissimo all’obiettivo di far crescere i salari, difendere il potere d’acquisto dei cittadini. Sono molte le iniziative che abbiamo avviato in questo senso. Non le citerò tutte, ma diciamo agiscono principalmente su due fronti. Il primo è il taglio delle tasse sul lavoro. Qui i provvedimenti sono molteplici. Abbiamo con questi provvedimenti aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio bassi», ha aggiunto Meloni.

A proposito della richiesta di confermare la detassazione degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, la premier specifica: «Ne ho già parlato con il ministro Calderone e con chi detiene i cordoni della borsa, cioè il ministro Giorgetti: il governo raccoglie una istanza della Uil e non solo di garantire che questa misura possa essere confermata anche nella prossima legge di bilancio».


Stop soldi a pioggia a chi delocalizza e contratti pirata

«Noi sappiamo bene che per anni lo Stato ha distribuito soldi a pioggia a tutti, anche a chi delocalizzava, a chi non rispettava le regole sulla sicurezza. Noi abbiamo anche qui, con coraggio, scelto di dire basta, perché i soldi che lo Stato distribuisce non sono soldi suoi, sono i soldi che raccoglie dalle tasse e dai sacrifici dei lavoratori di questa nazione e vanno spesi con equità, con responsabilità e con l’obiettivo di migliorare la condizione di vita delle persone nel mercato del lavoro. Questo significa che quelle risorse devono essere destinate a chi applica contratti giusti e rispetta i diritti dei lavoratori. E tutto questo ci consente ovviamente anche di combattere quei contratti pirata che applicano condizioni sfavorevoli, quando non addirittura umilianti», ha spiegato Meloni. «Anche questa è una vittoria che dobbiamo considerare di tutti, dello Stato, dei lavoratori, delle imprese, dei datori di lavoro che fanno il proprio mestiere rispettando la legge, che sono anch’essi vittima di chi applica dumping contrattuale e salariale», ha aggiunto la premier.

Morti sul lavoro

Parlando di sicurezza sul lavoro dopo avere ricordato Luana D’Orazio e la mamma Emma presente in sala, Giorgia Meloni si è rivolta “a qualsiasi famiglia colpita da una morte sul lavoro”: «Voglio dire qui tutti siamo convinti che su priorità come queste si misura la civiltà di una nazione: abbiamo cercato di fare la nostra parte, abbiamo fatto uno sforzo importante e oggi lo Stato è dentro i luoghi di lavoro come non si vedeva da tempo con 158mila ispezioni solo nel 2024. Se in quasi 2 ispezioni su 3 salta fuori un’irregolarità, significa che quei controlli non si fanno a caso. Ma vanno esattamente dove c’è bisogno che quei controlli vadano. Chiaramente non basta, non può bastarci sapere che nonostante ci siano oggi più persone che lavorano rispetto al 2022 diminuiscono gli incidenti mortali, perché saremo sconfitti fino a quando anche una sola persona perderà la vita nel tentativo di guadagnare quello che gli serve per vivere. I numeri ci servono solamente a capire se la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. I numeri ci dicono che la prevenzione, i controlli, la formazione su cui abbiamo investito cominciano a funzionare. E quindi a maggior ragione insieme non dobbiamo abbassare la guardia, dobbiamo invece insistere e rilanciare, perché la sicurezza sul lavoro è un diritto inalienabile. Ce lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: è una questione di civiltà che si affronta e si vince nei cantieri, nelle scuole, nei controlli. Nel rispetto delle regole».


Lotta al capolarato

Sul capolarato “la linea del Governo è stata e continuerà a essere una linea molto chiara. È quella della tolleranza zero contro i caporali e contro le organizzazioni criminali che si nascondono troppo spesso dietro quei caporali e speculano sulla pelle delle persone. Organizzazioni criminali che, molto probabilmente, non sono solamente straniere”, ha detto la leader del Governo.

Competitività con il nucleare pulito

«Noi faremo quello che serve per dare a questa nazione la libertà e l’autonomia che le sono necessarie per essere davvero competitivi. Serve diversificare le fonti, diversificare le tecnologie per renderci ancora il per renderci il più possibile autonomi e anche il nucleare risponde a questa necessità, perché con la riapertura della tecnologia del nucleare pulito – i piccoli reattori di nuova generazione – noi possiamo ottenere due obiettivi, che è l’obiettivo di rendere più competitive le nostre imprese. È chiaro che con il costo dell’energia di oggi i nostri lavoratori, le nostre imprese non competono ad armi pari e l’autonomia noi abbiamo già visto quanto sia pericoloso». E sul tema tira in campo anche l’Europa: «Può e deve guidare il cambiamento partendo da tre ambiti decisivi. Lo può fare sull’energia, lo può fare sulla manifattura avanzata, lo può fare sull’intelligenza artificiale. Siamo d’accordo con voi sul fatto che il futuro del nostro continente non è la desertificazione industriale. Non è la dipendenza strategica dai nostri avversari sistemici. Non è l’irrilevanza economica e quindi inevitabilmente anche politica».

L’allarme sull’intelligenza artificiale

La presidente del Consiglio ha aperto anche il capitolo intelligenza artificiale: «È destinata a diventare uno dei principali motori della produttività e della crescita. Però, proprio per questo, io penso che sarebbe un errore considerarla solamente una straordinaria opportunità tecnologica. Se la politica, se i corpi intermedi, se chi ha responsabilità in questa nazione, e non solo in questa nazione, decide di sottovalutare le responsabilità che ha di fronte a una rivoluzione di questa portata, di fatto rinuncerebbe a governare e accetterebbe il rischio di finire per essere governato», ha messo in guardia la premier.

L’apertura al dialogo con i sindacati

In conclusione, Giorgia Meloni, primo premier a prendere la parola davanti all’assemblea dell’Uil dopo Romano Prodi nel giugno 2006 apre ai sindacati: «Voglio lasciarvi con un messaggio molto semplice che però in questi anni ha rappresentato la chiave di tante piccole rivoluzioni. E quel messaggio è che la porta del Governo, la mia porta, rimarrà sempre aperta al confronto e alla proposta. Non la penseremo sempre allo stesso modo su tutto – ha concesso Meloni – come è giusto che sia, come è naturale che sia, come un bene che sia. Però io so che c’è una cosa sulla quale la pensiamo allo stesso modo: il lavoro non è semplicemente il corrispettivo di una prestazione. Il lavoro è il riconoscimento della dignità di una persona, la dignità di chi si alza la mattina, manda avanti una famiglia, costruisce con le proprie mani, con i propri gesti, il futuro di questa nazione».



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 (Redazione La Stampa)

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