Dopo settimane di contatti, un lungo corteggiamento e gli ultimi passaggi necessari per definire la separazione dal Catanzaro, Marco Turati è pronto a diventare il nuovo allenatore dello Spezia. La scelta di Guido Angelozzi non è mai realmente cambiata: sin dalla possibilità del suo ritorno in via Melara, il direttore dell’area tecnica aveva individuato nell’ex tecnico del Siracusa il profilo ideale per guidare la ripartenza dopo la retrocessione in Serie C. A inizio settimana arriveranno firma e ufficialità: contratto biennale con opzione per una terza stagione e un progetto tecnico destinato a svilupparsi nel tempo. La ricostruzione sarà pressoché totale. Nei prossimi due mesi nascerà uno Spezia profondamente diverso da quello visto nell’ultima stagione e Turati, pur non essendo ancora stato annunciato, è già pienamente coinvolto nelle scelte di mercato insieme ad Angelozzi. L’obiettivo non è soltanto allestire una squadra competitiva, ma costruire un’identità precisa, riconoscibile e sostenibile. E per capire il calcio di Marco Turati bisogna inevitabilmente partire da un nome: Vincenzo Italiano.
Per cinque anni Turati è stato uno dei collaboratori tecnici più fidati dell’attuale allenatore del Besiktas. L’avventura comune è iniziata proprio allo Spezia, nell’estate del 2019, ed è proseguita a Firenze, passando per la storica promozione in Serie A, la salvezza del primo anno nella massima categoria e poi le tre stagioni in viola con due finali europee. Un percorso che gli ha permesso di assimilare una metodologia di lavoro estremamente rigorosa e una filosofia calcistica ormai riconoscibile. Oggi Turati cammina con le proprie gambe, ma molti dei principi sviluppati in quegli anni sono rimasti. Lo Spezia tornerà così ad avere una squadra che proverà a comandare le partite attraverso il possesso del pallone, la ricerca costante della superiorità numerica e un calcio offensivo, ben diverso da quello visto nelle ultime stagioni. Il sistema di riferimento sarà il 4-3-3, con la possibilità di trasformarsi in 4-2-3-1 a seconda degli interpreti, ma più del modulo conteranno i principi.
L’esperienza da primo allenatore al Siracusa lo ha definitivamente consacrato tra i tecnici emergenti della categoria. Nel primo anno ha costruito una squadra capace di vincere il campionato, mentre nella stagione successiva la retrocessione non ha cancellato il giudizio estremamente positivo espresso da molti addetti ai lavori. Al contrario, numerosi allenatori avversari hanno continuato a indicare il Siracusa come una delle squadre che proponevano il calcio più evoluto e riconoscibile dell’intero girone C, indipendentemente dai risultati ottenuti. È lì che Turati ha modellato il suo calcio. Le sue squadre sviluppano gran parte della manovra sulla corsia sinistra, una scelta tutt’altro che casuale. Per il suo sistema esistono almeno tre figure considerate imprescindibili: un esterno offensivo mancino o comunque capace di partire largo, saltare l’uomo e creare superiorità; un mediano tecnico, in grado di garantire equilibrio ma anche qualità nella prima costruzione; e una mezzala con spiccato senso del gol, capace di leggere i tempi degli inserimenti e riempire l’area sfruttando il lavoro prodotto sugli esterni. Attorno a queste caratteristiche prende forma tutto il resto dell’impianto tattico.
Dietro questa idea di calcio c’è uno studio quasi maniacale dei dettagli. Chi ha lavorato con lui racconta di un allenatore ossessionato dalla preparazione delle partite e dalla ricerca di ogni possibile vantaggio competitivo. Un esempio rende bene l’idea del metodo Turati: l’analisi dell’avversario inizia sempre dal portiere. Se l’estremo difensore gioca prevalentemente con il piede sinistro, l’organizzazione della pressione e dello sviluppo della partita cambia rispetto a quella preparata contro un portiere destro. Una sfumatura che può sembrare marginale, ma che racconta il livello di approfondimento con cui lui e il suo staff preparano ogni gara.
La stessa intensità la ritrova anche chi lavora quotidianamente con lui. A Siracusa i giocatori lo avevano soprannominato “il martello”, un nomignolo nato dalla continua ricerca della perfezione durante gli allenamenti e dalla capacità di intervenire costantemente sui particolari. Turati è un allenatore molto esigente, ma allo stesso tempo viene considerato uno dei tecnici più bravi nel creare un rapporto diretto con il gruppo e, soprattutto, nello sviluppo dei giovani calciatori. Anche questa caratteristica ha inciso nella scelta di Angelozzi. Il nuovo Spezia sarà infatti costruito mescolando giocatori già pronti e profili ancora da valorizzare, una filosofia che richiede un allenatore capace di accompagnare la crescita individuale senza rinunciare ai risultati.
Naturalmente il mercato dovrà seguire fedelmente queste idee. Serviranno esterni di qualità, capaci di incidere nell’uno contro uno, centrocampisti funzionali ai principi di gioco e difensori in grado di sostenere una linea alta. Non è un caso che uno dei primi profili approvati da Turati sia stato quello di Sganzerla, difensore di oltre un metro e novanta, individuato anche per aumentare struttura fisica e solidità in un reparto che rappresenta probabilmente l’aspetto su cui il nuovo tecnico dovrà lavorare maggiormente. L’ultima stagione del Siracusa ha infatti evidenziato qualche limite nella fase difensiva. Le porte inviolate sono state poche e, secondo chi ha lavorato con lui, una parte delle difficoltà era legata proprio alle caratteristiche fisiche della rosa a disposizione. Un aspetto che Turati ha analizzato, assimilato e che ora proverà a correggere già nella costruzione dello Spezia.
Chi lo conosce è convinto che, se riuscirà a creare rapidamente sintonia con il gruppo, la squadra bianca potrà diventare una delle più riconoscibili e piacevoli da vedere della categoria. È questa, in fondo, la direzione scelta dalla società: non soltanto affidarsi a un allenatore emergente, ma riportare allo Spezia una precisa idea di calcio. Una strada che, non a caso, riparte dallo stesso luogo in cui sette anni fa aveva preso forma il progetto di Vincenzo Italiano. Il paragone con il suo maestro accompagnerà inevitabilmente i primi mesi della nuova avventura. Turati, però, arriva allo Spezia con un bagaglio diverso rispetto a quello dell’estate 2019: dopo gli anni vissuti al fianco di Italiano ha costruito una propria esperienza da primo allenatore, ha commesso errori, ottenuto risultati e definito principi personali. Saranno il campo e la ricostruzione della squadra a dire fino a che punto riuscirà a trasformare quell’eredità in un percorso autonomo.
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Niccolò Pasta
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