La decisione della Corte dei conti del Lazio
La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, ha condannato una graduata dell’Esercito Italiano al pagamento di 24.503,39 euro in favore del Ministero della Difesa, oltre agli interessi legali dalla data di pubblicazione della sentenza fino all’effettivo saldo.
La decisione arriva nell’ambito di un giudizio di responsabilità amministrativa promosso dalla Procura regionale del Lazio, che aveva contestato alla militare un presunto danno erariale legato alla percezione di retribuzioni durante un periodo di assenza dal servizio ritenuto illecito.
La convenuta, regolarmente citata, non si è costituita in giudizio ed è stata dichiarata contumace.
L’accusa: 28 certificati contraffatti per giustificare l’assenza
Secondo la ricostruzione della Procura contabile, la militare avrebbe trasmesso al proprio comando 28 certificati medici risultati falsi, apparentemente riconducibili a un medico chirurgo.
I documenti sarebbero stati utilizzati per giustificare l’assenza dal servizio in un arco temporale prolungato. Dagli accertamenti istruttori, il medico indicato come firmatario avrebbe disconosciuto la firma apposta sui certificati, precisando inoltre che gli stessi non risultavano registrati nel sistema informatizzato.
Per la Procura, quei certificati avrebbero indotto in errore gli uffici amministrativi competenti, consentendo alla dipendente di percepire retribuzioni non dovute.
La richiesta iniziale della Procura: oltre 41mila euro
Nell’atto di citazione, la Procura regionale aveva chiesto la condanna al pagamento di 41.420,73 euro, somma indicata come danno patrimoniale subito dall’Amministrazione militare.
L’importo era stato collegato alle retribuzioni percepite nel periodo contestato, fino alla data in cui la militare aveva perso il diritto allo stipendio per il superamento del limite previsto in caso di assenza continuativa.
La Corte, tuttavia, ha accolto solo in parte la domanda risarcitoria.
Il ricalcolo della Corte: danno erariale ridotto a 24.503,39 euro
Il Collegio ha ritenuto provata l’esistenza del danno, ma ha proceduto a una diversa quantificazione rispetto a quella prospettata dalla Procura.
Dall’esame dei cedolini prodotti in giudizio, la Corte ha rilevato che il totale degli importi effettivamente documentati non coincideva con la somma richiesta nell’atto di citazione. Inoltre, per alcuni mesi, il calcolo è stato proporzionalmente ridotto in base ai soli giorni rientranti nel periodo oggetto di contestazione.
Alla fine, il danno erariale riconosciuto è stato quantificato in 24.503,39 euro, importo calcolato al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali, secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza contabile.
La condotta ritenuta dolosa
Nella sentenza, la Corte dei conti ha ritenuto integrati tutti gli elementi della responsabilità amministrativa: il danno patrimoniale, il rapporto di servizio, il nesso causale e l’elemento soggettivo del dolo.
Secondo il Collegio, la presentazione reiterata di certificati risultati falsi avrebbe consentito alla militare di sottrarsi agli obblighi di servizio e di percepire emolumenti senza svolgere la prestazione lavorativa.
La Corte ha evidenziato che il dolo risulta dalla stessa condotta di produzione dei certificati contraffatti, finalizzata a giustificare l’assenza e a ottenere la retribuzione non dovuta.
Il precedente già richiamato dai giudici contabili
Nel provvedimento viene richiamato anche un precedente giudizio contabile che aveva riguardato la stessa militare, già condannata dalla medesima Sezione per un episodio analogo relativo alla presentazione di un certificato medico contraffatto per giustificare un’assenza dal servizio.
Per i giudici, tale circostanza rafforza la valutazione sulla consapevolezza della condotta e sulla sua riconducibilità alla responsabilità personale della convenuta.
Il procedimento penale militare
Nel corso del giudizio contabile è emerso anche il riferimento a un procedimento dinanzi al Tribunale Militare di Roma. In particolare, una nota trasmessa agli atti indicava che, all’udienza dibattimentale dell’11 marzo 2026, il Collegio militare aveva pronunciato un dispositivo di condanna nei confronti della stessa imputata.
La Corte dei conti ha però dichiarato formalmente inutilizzabile la documentazione trasmessa dal Ministero della Difesa il 10 aprile 2026, poiché depositata da un soggetto non legittimato nel giudizio contabile, non essendo stata prodotta dalla Procura erariale né a seguito di intervento dell’Amministrazione.
Il Ministero della Difesa individuato come amministrazione danneggiata
La Sezione ha individuato nel Ministero della Difesa l’amministrazione danneggiata, in quanto datore di lavoro della militare all’epoca dei fatti. Irrilevante, ai fini della decisione, l’articolazione interna presso la quale la dipendente prestava servizio.
La Corte ha inoltre precisato che le somme dovranno essere recuperate dall’Amministrazione creditrice secondo le modalità previste dal Codice di giustizia contabile.
Condanna al risarcimento e spese di giudizio
Con la sentenza, la Corte dei conti del Lazio ha accolto parzialmente la domanda della Procura regionale e ha condannato la militare al pagamento di 24.503,39 euro in favore del Ministero della Difesa.
La Corte ha inoltre disposto il pagamento degli interessi legali, calcolati dalla data di pubblicazione della sentenza fino all’effettivo saldo, e ha posto a carico della convenuta anche le spese di giudizio in favore dello Stato.
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Avv. Umberto Lanzo
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