Trasporti Lazio, tagli a larghe intese


Una piccola storia di provincia, lontano dai riflettori, dove il centrodestra smantella i collegamenti tra i Comuni, con tagli fino al 70% delle corse (e al 100% nel fine settimana), l’opposizione fa qualche educata critica di metodo, i sindaci di ogni colore “segnalano le criticità” e chiedono pazienza a lavoratori e studenti.

Da gennaio la Regione Lazio sta attuando una “razionalizzazione” dei collegamenti intercomunali introducendo la modalità organizzativa delle Unità di Rete.
Il territorio regionale è stato suddiviso in 11 UdR, in cui l’attuale gestione del TPL da parte dei Comuni tramite decine di appalti a ditte private verrà superata affidando le corse a un gestore privato unico, con l’eccezione dei capoluoghi di provincia, dove il servizio resterà a carico dei sindaci.
Cotral, l’azienda di trasporto della Regione Lazio, pur mantenendo le tratte più lunghe, regionali e interregionali, a piano completato vedrà diminuire il servizio erogato di 8,5 milioni di vettura-chilometri l’anno.
L’affidamento ai gestori privati di quasi 31 milioni di vettura-chilometri avrà una durata di nove anni (prorogabili di altri quattro e mezzo) e la Regione metterà a loro disposizione una flotta di 554 autobus pagati con soldi pubblici, di cui i soli 129 elettrici previsti dal piano avranno un costo di 49 milioni di euro.

Tra i gestori privati spuntano, però, anche aziende “cugine” di Cotral. L’UdR 11, Sud Pontino, verrà affidata al raggruppamento di imprese formato da una società privata – Società Autolinee Pubbliche (SAP) – e da Air Campania e TPER, aziende di trasporto della Regione Campania e dell’Emilia-Romagna.

In astratto una gestione più concentrata dei collegamenti tra i Comuni sarebbe utile a superare l’attuale frammentazione, evitare sovrapposizioni e fare economie di scala. Il problema è che in tema di servizi pubblici si dice “razionalizzazione” ma si intende “tagli”.

Il 22 gennaio, dopo l’attivazione delle prime UdR, Valle del Sacco e Valle dell’Aniene, sul sito Odissea Quotidiana (da cui provengono i dati citati nel paragrafo precedente) Andrea Tortorelli scrive: “Da Colle Spina non è più raggiungibile la stazione FS di Labico, né tantomeno i vicini centri di Zagarolo e Palestrina. E poi ancora ad Artena, nei Monti Lepidini, dove i cittadini hanno difficoltà a raggiungere la stazione di Valmontone. A Sgurgola i cittadini hanno criticato da subito la cancellazione delle corse dal centro alla stazione FS, i nuovi orari non coincidono più con quelli di arrivo dei treni e chiedono il ripristino delle corse eliminate”. E parla di “assoluta scarsezza d’informazioni da parte di Astral [la società della Regione che gestisce l’infrastruttura NdR] che ha pubblicato orari e mappe incomprensibili agli utenti”.

A febbraio, dunque, l’assessore regionale ai trasporti Fabrizio Ghera (FdI) convoca i sindaci interessati alle nuove UdR per evitare il ripetersi delle “criticità”, come vengono eufemisticamente definite da chi sui mezzi pubblici evidentemente non ci mette piede: “Imparare dagli errori per non replicare il caos di inizio anno. È questa la parola d’ordine che ha guidato il vertice di oggi, lunedì 23 febbraio, presso la sede della Regione Lazio, dove l’Assessore alla Mobilità Fabrizio Ghera ha incontrato i sindaci di quattro quadranti chiave del territorio” (Abitare a Roma, 24/02/26).
Un incontro da cui sono esclusi i comitati dei pendolari attivi, che pure da tempo chiedono di essere sentiti insieme ai sindaci o almeno che Ghera convochi l’Osservatorio creato qualche anno fa dall’ex presidente di centrosinistra Nicola Zingaretti, con dentro tutti i soggetti coinvolti, onde evitare i soliti rimpalli di responsabilità reciproci tra istituzioni.

Ma il primo luglio, quando vengono attivate l’UdR 2 Valli del Tevere e altre, si ripetono le stesse scene. Il servizio viene temporaneamente affidato a Cotral e Astral in attesa che venga perfezionato l’affidamento ai privati. E le due società pubbliche, nonostante il direttore di Astral Simeone assicuri che “i comuni continueranno a essere pienamente serviti”, preparano il terreno al privato falcidiando le corse.
Nel Comune in cui vivo, Sacrofano, le corse verso la Stazione di Montebello, sulla linea ferroviaria Roma-Viterbo, snodo vitale per decine di migliaia di lavoratori e di studenti diretti a Roma, passano da 18 a 8 dal lunedì al venerdì, con la cancellazione della prima e dell’ultima corsa e intere fasce orarie, ad es. 9,30-12,30, senza autobus; il servizio nel weekend viene cancellato e a fronte di una riduzione delle corse settimanali da 115 a 40 il biglietto passa da 1 euro a 1 euro e 10 (a bordo da 1,50 a 2), titoli di viaggio peraltro introvabili nei punti vendita, in un vortice di comunicazioni confuse e tardive.
E poi, una volta raggiunta la stazione di Montebello, poiché la ferrovia (anch’essa gestita da Astral-Cotral) da settimane è interrotta per lavori, bisogna prendere il treno fino a Saxa Rubra, scendere dal treno, salire su una navetta fino ad Acqua Acetosa, assieparsi pericolosamente a centinaia su banchine troppo piccole e lì risalire sul treno per raggiungere il capolinea di Piazzale Flaminio. Sempre che il treno ti aspetti, sennò, e capita spesso, tocca aspettare mezz’ora il treno dopo per fare un viaggio di 5 minuti e due fermate.

Negli altri Comuni i problemi sono più o meno gli stessi. “Oggi qualcuno è riuscito ad arrivare alla stazione con le nuove navette? Io ho dovuto prendere la macchina”, scrive il 6 luglio un utente sul gruppo Fb “Sei di Monterotondo se”. E da Monterotondo parte anche una raccolta firme su Change.org per chiedere il ritiro del piano, intitolata “Muoversi sarà più complicato, più costoso, meno integrato”. E nelle altre UdR attivate l’1 luglio? Latina Today titola: “Modifiche al trasporto pubblico locale, con le unità di rete subito disagi: ‘Corse saltate’”; Frosinone Today: “Fiuggi, il debutto delle nuove linee del trasporto pubblico scatena le proteste”. Insomma un pasticcio da guinness dei primati, di fronte a cui ci si aspetta che i sindaci, in particolare quelli di opposizione, insorgano. E invece no.

Una settimana prima del momento fatidico i sindaci dell’UdR 2, che fino a quel momento avevano rassicurato i concittadini che stavano trattando con la Regione, lavorando sulle “criticità” e facendo significativi passi avanti, diramano un comunicato in cui chiedono un incontro urgente a Ghera, modifiche al piano e fissano persino una manifestazione davanti alla Regione il 30 giugno. Ce n’est que un début? *
Manco per niente e infatti il 29 incontrano la Regione e cancellano la manifestazione con un comunicato in in cui spiegano i “risultati” ottenuti (corsivi miei): “La Regione Lazio e Astral hanno preso atto delle osservazioni formulate dai Sindaci e confermato che il nuovo servizio prenderà avvio dal 1° luglio con l’assetto estivo. I mesi di luglio e agosto costituiranno una fase di monitoraggio e di confronto costante con i Comuni”. Inoltre “Le parti hanno inoltre concordato un metodo di lavoro finalizzato a dare concreta attuazione al percorso di revisione del servizio. Regione Lazio, Astral e Sindaci avvieranno una serie di incontri tecnici dedicati, Comune per Comune, per analizzare le specifiche esigenze di ciascun territorio, valutare le possibili soluzioni e definire gli interventi necessari a migliorare il piano del Trasporto Pubblico Locale”. Aggiungono che alcune richieste “sono già state recepite” (ma non dicono quali) e altre saranno approfondite. In sostanza tutto resta come prima (tagli inclusi), i sindaci portano a casa solo parole, ma depongono qualunque accento bellicoso e assicurano che continueranno “a lavorare con senso di responsabilità, determinazione e spirito costruttivo”.
Nelle ore successive i social si popolano di video di sindaci che si rivolgono accoratamente ai concittadini, spiegano di “aver fatto il proprio dovere fino in fondo”, che nei primi giorni ci saranno “inevitabili disagi”, loro del resto “lo hanno saputo solo poche ore prima”, si scusano, sono a disposizione e invitano alla pazienza, promettendo di fare in pochi giorni ciò che non hanno fatto in sei mesi.

Qualche sindaco rivendica di aver strappato alla Regione 10 milioni di euro di stanziamenti aggiuntivi. Ma perché allora non citarli nel comunicato del 29 giugno? Forse perché quei 10 milioni in realtà sono stati stanziati due giorni prima (AgenziaNova 27/06/26), quando ancora i sindaci minacciavano di marciare sulla Regione, e non riguardano l’UdR 2, ma l’intero territorio del Lazio, dove, dice Ghera, andranno a “garantire la continuità, la regolarità e l’affidabilità del servizio pubblico regionale durante la fase di transizione verso il nuovo modello delle Unità di Rete, assicurando al contempo la salvaguardia degli equilibri economico-finanziari del gestore e il mantenimento degli obiettivi strategici di efficientamento del sistema regionale del trasporto pubblico locale”.
Insomma quei soldi serviranno a Cotral per tamponare le lamentele più aspre rimettendo qualche corsa, senza mettere in in discussione l’ “efficientamento”, cioè i tagli: il grosso però è fatto e il resto toccherà ai nuovi gestori, in modo che la politica non debba assumersene la responsabilità in prima persona.

In termini politici l’aspetto più significativo è che un’operazione di smantellamento del trasporto pubblico, “lubrificata” dal temporaneo passaggio sotto la regia della Regione in vista del riaffidamento ai privati, viene attuata dalla giunta di centrodestra senza alcun atto significativo di opposizione da parte sia dell’opposizione in consiglio regionale sia dei sindaci di centrosinistra/campo largo, che in alcuni comuni peraltro sono sostenuti da maggioranze extra-large da FdI al PD o hanno alle spalle disinvolti traslochi da uno schieramento all’altro.
Del resto le UdR sono state ereditate da Zingaretti in attuazione di una legge di Berlusconi e a loro volta attuate senza batter ciglio dall’attuale presidente Francesco Rocca: perfetta continuità tra forze politiche che si dicono alternative, in cui le rare ed educate critiche dell’opposizione sono esclusivamente di metodo: insomma si poteva tagliare, anzi no, efficientare meglio.

Tra le periferia e l’hinterland della Capitale, insomma, lontano dai riflettori e dai salotti televisivi dove ci si scambiano accuse roboanti, politici di ogni colore collaborano allo smantellamento di linee che portano decine di migliaia di lavoratori a produrre ricchezza nella stessa Capitale e di futuri lavoratori a scuola. Certo a volte c’è qualche screzio, qualche incomprensione, ma capita nelle migliori famiglie e una volta chiariti ci si rimette al lavoro: blandire i concittadini, rassicurarli, far balenare soluzioni destinate a non realizzarsi, prendere tempo esortandoli a pazientare (che con le critiche non si ottiene nulla, no?), insomma indirizzarli a una fatalistica accettazione dello scempio. Nel mio comune la prima corsa, quella delle 5,50, è stata rimessa. Ora all’appello ne mancano solo 9. Meglio che niente no? Magari tra un paio di settimane ce ne rimettono un’altra e poi… si vedrà.

In provincia il gioco delle parti si manifesta in modo più nitido, più sfacciato se vogliamo, proprio perché siamo lontani dalle telecamere. Protagonista è il partito unico dei soldi che non ci sono mai per trasporti, sanità, scuola e pensioni, ma si trovano per le armi e i ponti sullo Stretto; il partito che si divide in destra, centro, sinistra, né destra né sinistra per spartirsi i voti, ma si ricompatta per togliere servizi ai lavoratori e alle loro famiglie.
Mentre chi lavora o studia passa ore e ore saltando da un bus a un treno e viceversa, dopo aver atteso troppo a lungo sul ciglio di una strada senza marciapiedi né pensiline o sui binari di una stazione coi display rotti e gli scalini sbeccati, ed è relegato al ruolo di spettatore a cui la politica batte una pacca sulla spalla: “Che ci vuoi fare?”. Il problema è tutto qui: o gli spettatori decidono di prendersi il centro della scena, di diventare protagonisti e mandare quegli altri in platea o non c’è soluzione.


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 Marco Veruggio

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