TERMOLI. Il Molise rischia di perdere anche quello che per decenni è stato considerato uno dei suoi principali punti di forza: la sicurezza.
È il messaggio forte che Andrea Montesanto, esponente di Costruire Democrazia, affida a una lunga riflessione politica nella quale affronta il tema della crescente criminalità sul territorio, delle carenze di organico delle Forze dell’ordine, delle responsabilità dello Stato e della necessità di investimenti concreti per evitare che la regione venga progressivamente lasciata ai margini.
Un intervento che arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dall’ennesimo assalto a un bancomat nel Basso Molise e da una crescente preoccupazione tra cittadini e operatori economici.
«Per anni abbiamo raccontato il Molise come una terra dove, nonostante mille difficoltà, si viveva ancora con serenità. Pochi servizi, infrastrutture carenti, una sanità sempre più in difficoltà, occasioni di lavoro che diminuivano anno dopo anno. Ma almeno avevamo una certezza: la sicurezza. Era quasi il prezzo da pagare per vivere in una piccola regione. Oggi anche quella certezza sta crollando», scrive Montesanto, fotografando quella che considera una trasformazione ormai evidente.
Il riferimento è soprattutto alla lunga serie di assalti agli sportelli bancomat che negli ultimi anni hanno interessato il Molise e, in particolare, il Basso Molise.
Secondo l’esponente di Costruire Democrazia, tra il 2024 e il 2026 si contano oltre quindici colpi, un numero che dimostrerebbe come non si tratti più di episodi isolati ma di un fenomeno strutturato.
L’ultimo episodio, quello avvenuto a Campomarino, rappresenta soltanto l’ennesimo tassello di una catena che continua ad allungarsi.
«Una vera escalation che non può essere minimizzata o risolta rimuovendo i bancomat o disattivandoli nelle ore notturne. Sarebbe comico, se non fosse tragico», osserva.
Per Montesanto il problema non riguarda soltanto l’aumento della criminalità, ma anche il modo in cui una parte della politica ha reagito negli ultimi anni.
«Invece di riconoscere il problema e attivarsi immediatamente per contribuire a dare supporto alle Forze dell’ordine e agli organi competenti, si è scelto di replicare ai servizi giornalistici, anche nazionali, con rassicurazioni o tentando di ridimensionare il problema», afferma.
Un atteggiamento che, a suo giudizio, rischia addirittura di complicare il lavoro di chi quotidianamente opera sul territorio.
«Questo atteggiamento complica ulteriormente il lavoro dei sindacati delle Forze dell’ordine, che da tempo denunciano le criticità e le esigenze del nostro territorio».
Montesanto richiama infatti le ripetute prese di posizione di organizzazioni sindacali come Uil Polizia e Silp Cgil, che negli ultimi mesi hanno denunciato pubblicamente la cronica insufficienza degli organici negli uffici molisani, chiedendo al Ministero dell’Interno un rafforzamento del personale e maggiori risorse.
Una situazione che, secondo l’esponente politico, ricorda da vicino quella vissuta dalla sanità pubblica.
«Ogni giorno le Forze dell’ordine lavorano con professionalità, coraggio e spirito di servizio, spesso con organici insufficienti e mezzi limitati. Esattamente come siamo ormai abituati a vedere medici e operatori della sanità pubblica, chiamati a garantire servizi essenziali nonostante anni di tagli e carenze di personale».
Per Montesanto il problema nasce soprattutto da una precisa scelta dello Stato, che continua a concentrare investimenti e attenzione nelle grandi aree urbane, lasciando territori come il Molise in una posizione marginale.
«La responsabilità è dello Stato centrale, dei Ministeri, che probabilmente continuano a considerare territori come il Molise marginali rispetto alle grandi aree metropolitane. Serve che il Governo investa seriamente nel rafforzamento degli organici di tutte le Forze dell’ordine presenti sul territorio, prestando ascolto alle esigenze locali».
Ma l’analisi assume anche un carattere fortemente politico.
Montesanto si interroga infatti sull’efficacia della rappresentanza parlamentare molisana e della cosiddetta “filiera istituzionale”, spesso indicata come punto di forza dell’attuale maggioranza di governo.
«Dove sono stati, in questi anni, i risultati della tanto decantata filiera istituzionale? Quali benefici concreti sono arrivati ai molisani sul fronte della sicurezza? Quali risultati abbiamo ottenuto sulla sanità pubblica, sull’economia, sulle infrastrutture o sul lavoro? Francamente faccio fatica a individuarli».
L’unico tema sul quale, a suo giudizio, si è registrato un forte impegno politico è stato quello dell’autonomia differenziata.
«Ricordo invece un grande impegno politico dedicato all’autonomia differenziata, che rischia di dare il colpo di grazia alla nostra regione».
L’esponente di Costruire Democrazia individua quindi le responsabilità in chi avrebbe dovuto programmare e investire nei comparti strategici.
«Le responsabilità sono di chi avrebbe dovuto programmare, investire e rafforzare questi settori, interessandosi ai problemi dei molisani e non soltanto ai seggi assegnati al Molise».
La riflessione si sposta poi sul rapporto tra tassazione e qualità dei servizi.
«I cittadini continuano a pagare le tasse, tra le più alte d’Italia. Le imprese continuano a fare sacrifici. Le famiglie continuano a stringere la cinghia. Ma tutto questo a cosa serve? È legittimo chiedersi se le priorità del Governo siano davvero quelle dei cittadini».
Da qui la critica alle scelte di spesa dell’esecutivo nazionale.
«Mentre vengono destinati miliardi per spese militari, nelle nostre comunità mancano agenti, medici, infermieri, infrastrutture e servizi essenziali».
Infine, un appello rivolto anche agli amministratori locali.
Pur riconoscendo che la sicurezza è una competenza dello Stato, Montesanto auspica che, compatibilmente con le risorse disponibili, i sindaci molisani investano maggiormente nella Polizia Locale.
«La Polizia Locale non deve sostituire le altre Forze dell’ordine, ma può rappresentare un supporto importante in una fase così delicata, rafforzando gli organici, incrementando i controlli e creando presìdi capillari sul territorio, soprattutto in qualche comune che sembra quasi in autogestione, dove perfino la gestione del traffico appare spesso problematica».
L’intervento si conclude con un monito che sintetizza il senso dell’intera riflessione:
«Ignorare questi segnali oggi significa rischiare di affrontare domani un’emergenza ancora più grave».
Un appello che rilancia il dibattito sulla sicurezza in Molise e che torna a porre al centro una questione ormai difficilmente eludibile: garantire una presenza più forte dello Stato in una regione che chiede non privilegi, ma servizi adeguati, organici sufficienti e il diritto di continuare a vivere con quella serenità che, per molti anni, ha rappresentato uno dei tratti distintivi del territorio molisano.
EB
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