Da slogan politici a cambiamenti strutturali industriali: perché l’economia della difesa è il nuovo motore di crescita dell’economia
Quando il cambio della guardia si trasforma in una trasformazione economica: l’economia della difesa comprende industria e logistica
Dall’attacco russo all’Ucraina nel 2022, il panorama economico europeo si sta rapidamente trasformando. Quello che i politici un tempo definirono un “punto di svolta” si sta ora rivelando una profonda trasformazione strutturale industriale. Grazie a budget senza precedenti, come quello della difesa tedesca, che ha superato i 150 miliardi di euro, e al nuovo obiettivo NATO del 5% del PIL, ingenti capitali stanno affluendo in settori rimasti nell’ombra per decenni.
Questa analisi dimostra che l’attuale boom della logistica per armi e difesa non è un fenomeno economico di breve termine, bensì una ristrutturazione decennale delle catene del valore globali. Mentre settori tradizionali come il trasporto merci su strada vengono travolti da ondate di fallimenti, pressioni sui margini ed enormi costi fissi, le aziende consolidate si stanno reinventando. L’esempio più eclatante è attualmente Deutz AG: con un’acquisizione multimiliardaria e l’ingresso nel settore della robotica da combattimento a controllo IA, il produttore di motori con sede a Colonia si sta trasformando in un gigante della tecnologia per la difesa. Questo sviluppo è affiancato da attori altamente specializzati come Honold Logistics Group, che sta superando le enormi barriere all’ingresso in questo mercato ad alta sicurezza con concetti come il “Defence Cube”. Una cosa è certa: chi si affermerà ora come partner di sistema si assicurerà contratti redditizi per i decenni a venire; chi perderà questa trasformazione si troverà presto di fronte a porte chiuse.
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La logistica della difesa come programma strutturale: perché il boom non è un ciclo di breve durata
Nell’ultimo decennio, la Germania è stata caratterizzata da un consenso di fondo in materia di politica economica che, nella sua ovvietà, sembrava quasi dogmatico: la difesa è un dovere statale da assolvere nel modo più efficiente possibile in termini di costi, mentre le energie del settore privato dovrebbero confluire nell’innovazione civile, nella digitalizzazione e nei mercati di esportazione. Questo consenso è ormai storia dal 24 febbraio 2022. La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina non solo ha scosso le certezze della politica di sicurezza, ma ha anche innescato una riorganizzazione strutturale delle catene del valore industriali e logistiche in Europa, le cui implicazioni economiche si stanno manifestando solo ora.
Quello che in ambito politico è stato definito un punto di svolta si sta concretizzando nell’economia industriale come una profonda trasformazione strutturale, che sta riorientando capitali, competenze e capacità verso settori rimasti ai margini dell’interesse economico per anni. Chiunque fraintenda questa trasformazione, considerandola un fenomeno ciclico temporaneo, non coglie le dinamiche sottostanti: si tratta di una domanda a lungo termine, sostenuta dai governi e garantita per decenni da obblighi di alleanza internazionale e da realtà geopolitiche.
Miliardi come fondamento: la base fiscale del boom della difesa
Le cifre da sole raccontano una storia di proporzioni storiche. La spesa per la difesa della Germania è passata, in pochi anni, da un livello cronicamente insufficiente a una cifra che sorprende persino i più esperti responsabili delle politiche finanziarie: nel 2025 la spesa totale ha raggiunto gli 86,37 miliardi di euro, e nel 2026 salirà a 108,2 miliardi di euro, con un incremento di oltre 21 miliardi di euro in un solo anno e il bilancio militare più alto nella storia della Repubblica Federale.
Questo balzo in avanti è reso possibile da una duplice struttura finanziaria: il fondo speciale per le Forze Armate tedesche, istituito nel 2022 e dotato di 100 miliardi di euro, e un emendamento costituzionale della primavera del 2025 che esenta la spesa per la difesa dalle restrizioni del freno al debito. Il bilancio 2026 prevede quindi 82,69 miliardi di euro dal bilancio ordinario della difesa e ulteriori 25,51 miliardi di euro dal fondo speciale. Ben 47,88 miliardi di euro sono destinati esclusivamente agli appalti militari, ovvero all’assegnazione di contratti all’industria, di cui 12,67 miliardi di euro specificamente alle munizioni.
Ma questo non è la fine dello sviluppo, bensì, nella migliore delle ipotesi, la fase intermedia. Secondo il piano finanziario del governo tedesco, il bilancio della difesa dovrebbe salire a 93,35 miliardi di euro entro il 2027 e a 152,83 miliardi di euro entro il 2029, triplicando quindi rispetto al 2023. Ciò è dovuto al nuovo obiettivo di spesa concordato al vertice NATO dell’Aia nel giugno 2025: tutti i 32 Stati membri hanno concordato di investire il 5% del loro prodotto interno lordo annuo in infrastrutture legate alla difesa e alla sicurezza entro il 2035 al più tardi, suddiviso in almeno il 3,5% per la spesa per la difesa tradizionale e fino all’1,5% per la resilienza, la difesa cibernetica e le infrastrutture militarmente utilizzabili. La Germania prevede di raggiungere l’obiettivo del 3,5% già nel 2029, sei anni prima di quanto stabilito dall’Alleanza.
Gli effetti macroeconomici sono già tangibili: secondo l’Ufficio federale di statistica, gli investimenti pubblici sono aumentati del 12,3% nel 2025, il maggiore incremento dall’inizio del millennio. Questo risultato è stato trainato da un forte aumento del 47,7% degli investimenti pubblici in equipaggiamenti, che includono anche sistemi d’arma militari e altri acquisti per le forze armate tedesche.
Trasformazione aziendale in tempo reale: l’esempio di Deutz
In nessun altro evento della recente storia aziendale tedesca il riallineamento economico è così evidente come nella decisione di Deutz AG, il più antico produttore di motori d’Europa con una storia di oltre 160 anni: il 9 luglio 2026, la società di Colonia quotata nel gruppo MDAX ha annunciato l’intenzione di acquisire il 100% delle azioni di FFG Flensburger Fahrzeugbau Gesellschaft mbH per 1,6 miliardi di euro, la più grande operazione nella storia aziendale di Deutz AG.
FFG è tutt’altro che un nome sconosciuto nel settore della difesa tedesco. L’azienda con sede a Flensburg, che conta oltre 1.100 dipendenti, produce, effettua la manutenzione e modernizza veicoli militari ruotati e cingolati, tra cui veicoli di recupero, veicoli trasporto truppe blindati, mezzi per il trasporto truppe e veicoli speciali per le Forze Armate tedesche, i partner NATO e l’Ucraina. La dinamica di crescita di FFG dimostra l’attrattiva del mercato della difesa: nel 2022, l’azienda ha generato un fatturato di circa 173 milioni di euro; entro il 2025, questa cifra era salita a circa 760 milioni di euro secondo i principi contabili tedeschi (HGB), oltre quattro volte il fatturato dell’anno precedente, in pochi anni. Il portafoglio ordini ammonta a 1,9 miliardi di euro, molte volte superiore al fatturato annuo attuale, a dimostrazione che questa crescita è strutturalmente radicata e non basata su grandi ordini una tantum.
L’operazione non sarà regolata in contanti, ma combinerà un pagamento in contanti con l’emissione di nuove azioni DEUTZ: le attuali famiglie proprietarie di FFG diventeranno i nuovi azionisti di riferimento a lungo termine di DEUTZ con una partecipazione fino al 29,9% e, una volta completata l’operazione, otterranno due seggi nel Consiglio di Sorveglianza. Questa struttura garantisce la continuità strategica e assicura la continuità a lungo termine dell’esperienza imprenditoriale dei proprietari di FFG all’interno del Gruppo. Non si tratta quindi di una semplice acquisizione, bensì di una fusione strutturale di due tradizioni industriali con punti di forza complementari.
Per DEUTZ, l’acquisizione rappresenta un salto in una nuova dimensione: l’attuale business unit Difesa, che nel 2025 ha generato un fatturato di soli 22,1 milioni di euro, diventerà un pilastro fondamentale del gruppo con FFG al centro, insieme alle consolidate divisioni Motori, Energia, NewTech e Servizi. L’obiettivo strategico di fatturato di 4 miliardi di euro e di margine EBIT del 10% entro il 2030 – precedentemente ambizioso – dovrebbe essere raggiunto prima del previsto grazie all’operazione.
Robotica collaborativa: a Ulm nasce il primo polo della difesa della Germania meridionale
Parallelamente all’importante transazione con FFG, DEUTZ sta compiendo un secondo passo altrettanto strategico a Ulm: da luglio 2026, lo stabilimento DEUTZ di Ulm, in collaborazione con la startup di Monaco ARX Robotics, ha avviato la produzione in serie del sistema terrestre senza pilota GEREON. ARX Robotics è considerata una delle aziende leader europee nel settore della tecnologia della difesa di nuova generazione e sviluppa sistemi di difesa terrestre basati su software e controllati dall’intelligenza artificiale. La partnership è stata siglata nell’ottobre 2025 e l’avvio della produzione è avvenuto a velocità record. La consegna dei primi sistemi all’Ucraina è prevista per la fine dell’estate.
La piattaforma GEREON combina l’esperienza di DEUTZ nel settore degli azionamenti – dai motori elettrici a batteria e soluzioni ibride ai motori a combustione di piccole dimensioni – con la piattaforma software di intelligenza artificiale Mithra OS di ARX Robotics. DEUTZ non fornisce solo gli azionamenti, ma anche l’infrastruttura energetica per il campo di battaglia: generatori di energia, soluzioni di accumulo e batterie intercambiabili, grazie alle sue divisioni Energy e NewTech. Inoltre, l’accesso alla rete globale di produzione e assistenza di DEUTZ offre ad ARX Robotics una scalabilità industriale che non sarebbe disponibile per una start-up.
Quello che sta nascendo a Ulm è molto più di un semplice impianto di produzione per un sistema d’arma: è il primo seme di un polo della difesa nella Germania meridionale che collega la produzione di motori, la robotica e le piattaforme di armamento digitali sia a livello spaziale che tecnologico. La formazione di questo polo segue una classica logica industriale-economica: la prossimità riduce i costi di coordinamento, accelera i cicli di sviluppo e attrae ulteriori fornitori e prestatori di servizi.
Anche la logistica viene equipaggiata con i modelli Honold e Defence Cube
La trasformazione industriale implica sempre una trasformazione logistica. Sistemi d’arma e veicoli militari devono essere trasportati, stoccati, manutenuti e integrati nella catena di approvvigionamento. Non si tratta di un problema di poco conto: le attrezzature militari impongono ai fornitori di servizi logistici i requisiti più stringenti in termini di sicurezza, permessi, infrastrutture specializzate e conformità normativa. Rimorchi ribassati per carri armati, strutture sicure con controllo degli accessi, sistemi informatici conformi alle normative sulle infrastrutture critiche e personale qualificato in possesso delle necessarie autorizzazioni di sicurezza sono i requisiti d’ingresso in questo mercato e, al contempo, un ostacolo insormontabile per chi non si posiziona per tempo.
In questo contesto, il percorso intrapreso dal gruppo Honold Logistics and Real Estate di Ulm è strategicamente notevole: nell’esercizio 2025, l’azienda a conduzione familiare ha superato per la prima volta la soglia dei 300 milioni di euro di fatturato netto, raggiungendo i 304 milioni di euro, rispetto ai 284 milioni dell’anno precedente, con una crescita del 7%. Questo posiziona Honold tra i pochi fornitori di servizi logistici di medie dimensioni a registrare una crescita sostanziale in un contesto di mercato strutturalmente difficile. Il fiore all’occhiello di questo riallineamento strategico è il concept Honold Defence Cube: una combinazione altamente specializzata di immobili logistici orientati alla sicurezza e servizi di sistema per l’industria della difesa. Due di queste strutture dovrebbero essere completate nella Germania meridionale entro la fine del 2026.
La vicinanza geografica alle attività di difesa di DEUTZ a Ulm non è casuale. Honold, DEUTZ e ARX Robotics si trovano a breve distanza l’una dall’altra, creando così i presupposti infrastrutturali e logistici per un cluster funzionale. Il fatto che Honold gestisca contemporaneamente oltre un milione di metri quadrati di spazi logistici attrezzati in Baviera e Baden-Württemberg e che abbia acquisito ulteriori 150.000 metri quadrati di terreno nel 2025 sottolinea la natura sistemica di questo posizionamento.
La decisione di Honold è degna di nota in quanto l’azienda riconosce, con lucidità e lucidità, i limiti del settore dei trasporti tradizionale: la divisione trasporti dello stabilimento di Neu-Ulm risente dell’aumento dei prezzi del gasolio e dell’impossibilità di trasferire i maggiori costi sul mercato, una debolezza strutturale che interessa 140 dei 1.400 dipendenti. Questo parallelismo con l’andamento del settore è sintomatico.
Crisi strutturale sullo sfondo: perché la logistica convenzionale si trova ad affrontare sfide storiche
Per valutare correttamente il significato strategico del modello Honold, è necessario comprendere il contesto del settore. Il settore tedesco dei trasporti e della logistica sta affrontando una delle crisi più gravi degli ultimi decenni. Nel 2025, i fallimenti su larga scala tra le aziende con un fatturato superiore a dieci milioni di euro sono aumentati del 5,6%, raggiungendo quota 19; l’anno precedente, il numero era raddoppiato. Secondo la società di consulenza per la ristrutturazione Falkensteg, il tasso di salvataggio per le aziende logistiche insolventi è solo del 16,7%, rispetto al 33,7% registrato in tutti i settori. Nell’intero settore del trasporto merci su strada, il numero di fallimenti è aumentato del 10,8%, arrivando a 689 casi nel 2025. Il rapporto di rischio per le aziende di trasporto è di 392 imprese potenzialmente insolventi ogni 10.000 aziende, il che significa che quasi un’azienda su 25 è considerata ad alto rischio.
Le cause sono molteplici e strutturali, non cicliche: i prezzi dell’energia e gli adeguamenti dei pedaggi hanno fatto lievitare i costi fissi. La carenza di autisti sta facendo aumentare i costi del personale. Una cronica cultura del ribasso dei prezzi da parte dei clienti, che ha sfruttato il relativo predominio degli anni della pandemia a partire dal 2022, mantiene i margini di profitto dei trasporti a una sola cifra. A ciò si aggiunge il graduale spostamento dei centri logistici verso l’Europa orientale, dove i costi della manodopera e delle infrastrutture sono significativamente inferiori.
Non si prevede un’inversione di tendenza fondamentale per il 2026; al contrario, si prevede il mantenimento di oneri strutturali a livelli elevati. Creditreform avverte che la situazione di insolvenza potrebbe peggiorare ulteriormente prima di stabilizzarsi potenzialmente nel 2027. In questo contesto, la questione del mercato della difesa come soluzione strategica per i fornitori di servizi logistici in difficoltà assume nuova urgenza.
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Konrad Wolfenstein
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