Turismo extralberghiero, il boom presenta il conto: meno prenotazioni e più concorrenza


Prenotazioni in calo, prezzi ritoccati al ribasso e un’offerta sempre più ampia mettono sotto pressione il comparto, esploso nell’ultimo decennio. L’indagine nazionale, uscito ai primi di luglio, trova conferma anche alla Spezia: Cozzani avverte, “Mai così in basso nemmeno prima del Covid”, mentre Servadei osserva: “Non si può pensare di crescere all’infinito”.

L’estate turistica 2026 non decolla come sperato. E non è affatto un fatto soltanto spezzino secondo i numeri offerti da un’indagine nazionale condotta da Bed-and-Breakfast.it che, su 1.390 strutture ricettive extralberghiere, fotografa un rallentamento diffuso delle prenotazioni. Un quadro che inevitabilmente interessa anche la Liguria, dove il comparto dell’ospitalità rappresenta uno dei motori dell’economia stagionale ed è elemento dibattuto, specialmente in quest’ultima settimana. I dati nazionali suggeriscono che a pesare maggiormente sono soprattutto la frenata della domanda italiana, l’aumento dell’offerta ricettiva e la minore capacità di spesa delle famiglie. Quel ch’è certo è che la fotografia scattata nei primi giorni di luglio restituisce un settore in difficoltà: il 63,6% dei gestori interpellati dichiara infatti di registrare meno prenotazioni rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre appena il 15,9% parla di una stagione in crescita; il restante 20,5% descrive una situazione sostanzialmente stabile. Ancora più significativo è il fatto che quasi tre gestori su dieci (28,6%) parlino di un calo marcato, mentre soltanto il 4,2% segnala un aumento altrettanto consistente.

Per un territorio come quello spezzino, orientato ai flussi turistici e caratterizzato sempre più da una presenza capillare di bed & breakfast, affittacamere e case vacanza, il quadro rappresenta quindi un indicatore da osservare con attenzione più che un fenomeno limitato ad alcune destinazioni. Roberto Cozzani, presidente del Consorzio Affittacamere “Welcome to la Spezia”, rappresenta una settantina di attività extralberghiere insistenti nel Comune della Spezia e prova a fotografare la situazione: “Di sicuro la situazione mondiale condiziona i budget delle famiglie e le vacanze, di conseguenza, ne risentono. Se la prima parte della stagione è stata in linea, parlo dell’inizio dell’anno fino alla Primavera, si fa molta più fatica sui mesi di giugno, luglio ed agosto. Si rivende a prezzi più bassi lontani dalle date e, in più, ci sono tantissime disponibilità in alta stagione. Prima se cercavi una soluzione di questi tempi trovavi una decina di possibilità, oggi se ne contano a centinaia. L’apertura esponenziale di questi anni condiziona tanto e chi non è professionista non si cura del mercato. C’è chi, arrivando sotto data con l’appartamento libero, si spaventa e abbassa, accontentandosi di cifre a volte davvero ridicole. Se sei un professionista fai invece un ragionamento diverso perché é il tuo mestiere. Che dopo il Covid si sia assistito ad un boom è chiaro però così in basso non siamo mai scesi nemmeno prima della pandemia. C’è anche chi dice che qualche abitazione, gestita magari da agenzie, viene abbassata tanto pur di incassare e alla lunga a perderci è però il proprietario. Cosa fare? Ci sono troppi fattori per trovare la formula perfetta, bisogna ragionare con gli attori istituzionali”. Anche Lorenzo Servadei, dell’area sindacale di Confcommercio parla di “sensazioni non positive, assistiamo a un calo di pernotti e presenze al netto del fatto che abbiamo a disposizione fino ad oggi i dati dell’Osservatorio regionale sul turismo aggiornati al 31 marzo. Una cosa è chiara: non si può pensare di crescere all’infinito. Sono lievitate a dismisura le strutture e così non può che diminuire il guadagno a meno che non cresca la domanda: il mercato è libero e infatti qualcuno sta cominciando a rinunciare anche se le normative sugli affitti tradizionali danno problemi. Se tu oggi vai a vedere quanti alloggi sono disponibili su Booking ne trovi un numero enorme, anche 500 al giorno. E siamo in alta stagione. Un altro indicatore utile è il ritocco per difetto alle tariffe: molti, pur di vendere, abbassano da 100 a 70 euro proponendo magari un pacchetto minimo di tre giorni e risparmiando così su spesa check-in e cambio biancheria. Colpisce inoltre la crescita della spazzatura prodotta da queste strutture, il che significa che forse mangiano più a casa, non vivono la città, non spendono più come prima. Il calo è pacifico, l’eccesso di offerta, una minore disponibilità economica personale,  la congiuntura internazionale che porta qui meno turisti canadesi, americani e australiani possono concorrere a tutto questo. Bisogna metterci la testa sopra, questo è inevitabile”.

Scorrendo i numeri dell’indagine nazionale tra gli elementi che emergono con maggiore chiarezza c’è il diverso andamento della domanda italiana rispetto a quella internazionale. Le strutture che lavorano prevalentemente con clienti italiani segnalano un peggioramento nel 67,5% dei casi, contro il 56,2% di quelle orientate soprattutto ai turisti stranieri. Un dato che assume particolare interesse anche per la Liguria, dove località come le Cinque Terre continuano ad attirare una forte clientela estera, mentre altre destinazioni dipendono maggiormente dal turismo domestico. Valentina Figoli, referente Cna Turismo, aggiunge qualcosa al quadro, di partendo da un discorso generale per poi entrare più nel dettaglio in quello del comune capoluogo: “Si avverte un calo, anche se poi il calcolo va fatto a fine anno. Le attività, un po’ in tutta la provincia, reclamano una situazione che alle Cinque Terre fino a qualche tempo fa era impensabile: per la prima volta dopo anni diverse strutture presentano buchi nella stagione estiva. La speranza è che settembre e ottobre siano in linea col passato. Il calo c’è anche a Spezia città dove sono aumentate a dismisura le attività Aut: si assiste a una concorrenza sleale fra chi, con partita iva, ha degli obblighi e chi invece è considerato saltuario. Lo stesso humus si riverbera sulle attività ristorative: da questo punto di vista sarebbe interessante capire com’è cambiata la frequentazione dei supermercati cittadini, se, insomma, i turisti sono più orientati a fare la spesa e mangiare per conto proprio. Di sicuro c’è meno turismo spendente. Come aumentare i turisti? Lavorare insieme, confrontarsi in tavoli di concertazione che coinvolgano tutta la provincia per tornare a individuare flussi turistici più interessanti e con maggior capacità di spesa”. Più cauto Fabrizio Capellini, direttore di Confesercenti: “Per quanto riguarda la prima parte dell’anno, fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, abbiamo registrato dati positivi. Abbiamo notato che si tende a prenotare all’ultimo ma alla fine i ponti di primavera sono andati abbastanza bene. I dati di giugno non li abbiamo ancora, aspetterei a commentare quando li avremo. A stagione in corso non è semplice fare troppe considerazioni, ci può essere anche una fase di stallo che può essere compensata successivamente. Quando arriveremo alle fine della stagione, che è sempre più lunga, possiamo fare delle valutazioni attente e pacate perché non è che ogni volta che esce un dato, che sia positivo o negativo, può aver logica sottolinearlo sia in un senso che nell’altro. Tutti i fattori vanno ponderati quando si parla di flussi, sia locali che nazionali: per esempio da qualche tempo c’è una tendenza di crescita all’inizio e alla fine dell’anno, con buoni numeri a settembre e ottobre”.

Ad ogni modo l’estate è la stagione delle vacanze quella nella quale chiunque campi di turismo punta per far quadrare i conti. Si cercano le cause di questo gap negativo o almeno si dovrebbe farlo per darsi un futuro e non affidarsi al situazionismo: secondo gli operatori che hanno risposto alle sollecitazioni di Bed-and-Breakfast.it i fattori potrebbero essere tre e, guarda caso, non si discostano più di tanto da quel che Cds ha raccolto dai pareri sovrastanti. L’aumento dell’offerta ricettiva, indicato dal 42,3% degli intervistati, il contesto economico e internazionale (40,3%) e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie (40,1%) sono gli indicatori che possono dare risposte e dai quali partire per le mettere in campo le opportune contromisure. Non a caso, sempre secondo il report, sono le grandi città d’arte a registrare le difficoltà maggiori, con percentuali di strutture in calo superiori al 70%, mentre tra le diverse tipologie ricettive gli agriturismi sembrano reggere meglio dell’extralberghiero che infatti risulta più esposto alla concorrenza. Secondo l’indagine, infine, il rallentamento si sarebbe manifestato in modo progressivo tra maggio e giugno, proprio alla vigilia dell’avvio dell’alta stagione estiva.


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 Fabio Lugarini

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