La fine della disciplina fiscale: perchΓ© la Francia viene premiata per il suo debito di 3.500 miliardi di euro
Tremila miliardi di euro a rischio: come la BCE sta finanziando segretamente la disastrosa politica del debito francese
Il debito pubblico francese sta raggiungendo livelli record, eppure, invece di sanzioni severe, Bruxelles si limita a parole di circostanza. Mentre la Germania si aggrappa ostinatamente al freno al debito pubblico e stringe la cinghia, Parigi ha perfezionato un sistema politico-economico in cui l’eccessivo indebitamento cronico non viene punito, ma strutturalmente premiato. Il prezzo di questa politica fiscale asimmetrica viene pagato, in ultima analisi, da altri: attraverso un’inflazione strisciante, procedure inefficaci per il deficit eccessivo e una Banca Centrale Europea che funge da garante silenzioso del default. Questa Γ¨ un’analisi schietta e basata sui dati del perchΓ© l’austeritΓ stia diventando sempre piΓΉ una strategia irrazionale nell’Eurozona e di come le istituzioni europee stiano silenziosamente disinnescando la polveriera francese da 3.500 miliardi di euro, a scapito della stabilitΓ a lungo termine.
Quando la disciplina fiscale si trasforma in punizione: come l’Europa sta minando le proprie regole e chi ne trae vantaggio
La polveriera fiscale della Francia: il debito come questione di interesse nazionale
Le cifre sembrano un inventario di irresponsabilitΓ cronica: la Francia prevede un deficit pubblico di circa il 5% del suo prodotto interno lordo per il 2026, e questo dopo anni di promesse di risanamento fiscale. Il debito pubblico si attesta attualmente intorno al 117-118% del PIL, avvicinandosi al livello dell’Italia, a lungo considerata il paese problematico per eccellenza dell’Eurozona. Il debito totale della Francia ammonta a circa 3.500 miliardi di euro, una somma che non rappresenta una semplice minaccia astratta, ma ha concrete conseguenze economiche, soprattutto per le aziende tedesche che dipendono dal mercato francese.
CiΓ² che rende queste cifre particolarmente preoccupanti non Γ¨ il loro livello assoluto, ma la loro dinamica. Quando l’euro fu introdotto nel 1999, il debito pubblico francese era ancora vicino al limite di Maastricht del 60% del PIL, simile a quello della Germania. Da allora, Γ¨ quasi raddoppiato. Nel primo trimestre del 2025, il debito pubblico francese ammontava a circa 3.300 miliardi di euro, pari al 114% del PIL. La tendenza Γ¨ chiara: la Francia si indebita di piΓΉ nei periodi di prosperitΓ e si indebita ancora di piΓΉ nei periodi di crisi.
A Parigi Γ¨ stato istituito un nuovo comitato per il controllo delle finanze pubbliche, ma l’azione politica rimane limitata. Il Primo Ministro FranΓ§ois Bayrou ha annunciato risparmi per 43,8 miliardi di euro entro il 2026 per ridurre il deficit al di sotto del 4,6% del PIL, una percentuale ancora ben al di sopra dei limiti europei. L’obiettivo Γ¨ di portare il deficit al di sotto della soglia del 3% per la prima volta entro il 2029, ma anche questa ambizione, seppur modesta, richiede stabilitΓ politica, di cui Parigi Γ¨ priva da anni.
La cultura del debito colpisce tutti: lo Stato, le imprese e le famiglie
I problemi fiscali della Francia non si limitano al settore pubblico. La Francia soffre di una radicata cultura del debito che permea tutti i settori dell’economia. Il debito delle imprese Γ¨ aumentato dal 121% del PIL a quasi il 200% dall’introduzione dell’euro β a titolo di confronto, la cifra della Germania Γ¨ del 127%. Le famiglie hanno incrementato il loro debito da circa il 34% del PIL a circa il 60% di oggi, mentre le famiglie tedesche hanno ridotto il loro debito nello stesso periodo. Quando si sommano il debito pubblico, quello delle imprese e quello privato, emerge un quadro di dipendenza sistemica dal credito.
Nel febbraio 2025, l’agenzia di rating S&P Global ha declassato le prospettive di credito della Francia a negative. Il settore privato β imprese e famiglie insieme β presentava livelli di indebitamento pari al 214% del PIL a metΓ del 2024, significativamente superiori alla media dell’eurozona e di 27 punti percentuali rispetto a dieci anni prima. Questi dati dimostrano che il problema non Γ¨ un’anomalia temporanea, ma piuttosto di natura strutturale. La facilitΓ con cui il governo francese, le imprese e le famiglie contraggono debiti riflette un sistema politico ed economico che privilegia i consumi a breve termine e il welfare sociale rispetto alla soliditΓ finanziaria a lungo termine.
La spesa pubblica Γ¨ particolarmente impressionante: con il 57,1% del PIL, la Francia ha uno dei rapporti spesa pubblica/PIL piΓΉ alti di tutta l’Unione Europea, superata solo dalla Finlandia. Allo stesso tempo, il governo deve spendere circa 70 miliardi di euro all’anno solo per il servizio del debito, e questa cifra Γ¨ in aumento. I pagamenti degli interessi si stanno quindi avvicinando a un livello che lascia sempre meno margine di manovra per una politica fiscale indipendente: un classico sintomo del circolo vizioso fiscale.
L’idea di Maastricht fu della Germania, ma la Francia la sabotΓ²
Si tratta di un’ironia storica di notevole portata: i criteri di Maastricht, il Patto di stabilitΓ e crescita e l’intera struttura della disciplina fiscale nell’eurozona sono stati in gran parte definiti sotto la pressione tedesca. La Germania insistette affinchΓ© la moneta unica fosse sostenuta da solide finanze pubbliche e sancΓ¬ questo principio nel diritto europeo. La logica alla base era sorprendentemente semplice: se tutti i membri di un’unione monetaria mantengono la disciplina fiscale, la banca centrale non ha alcun incentivo ad espandere l’offerta di moneta e quindi a importare inflazione.
La Francia non ha mai preso sul serio questo concetto fin dall’inizio. La regola del deficit del tre per cento β una cifra peraltro ampiamente arbitraria, secondo l’opinione comune β Γ¨ stata trattata a Parigi piΓΉ come un fastidioso apparato burocratico che come una linea guida vincolante. La Germania, inoltre, ha introdotto un proprio freno al debito nazionale, sancito dalla Costituzione nel 2009, che limita i nuovi prestiti federali strutturali allo 0,35 per cento del PIL. In Francia, tuttavia, non Γ¨ stato assunto un impegno analogo. Al contrario, il Paese ha sfruttato la propria influenza politica a Bruxelles per indebolire gradualmente le regole.
La storia delle riforme del Patto di stabilitΓ e crescita lo dimostra chiaramente: nel 2003, quando Germania e Francia superarono simultaneamente il limite del 3%, la procedura per il disavanzo eccessivo fu di fatto congelata. Nel 2020, il patto fu completamente sospeso a causa della pandemia di Covid e ripristinato solo nel 2024 in una forma riformata e significativamente piΓΉ flessibile. La nuova riforma concede ai paesi con un debito eccessivo fino a sette anni per ridurlo β un periodo notevolmente piΓΉ lungo rispetto a prima β tiene maggiormente conto delle specificitΓ nazionali e prevede eccezioni per le spese per la difesa e gli investimenti strategici. Stati fortemente indebitati come Francia e Italia avevano insistito proprio su questa flessibilitΓ .
Il documento tace, la sanzione viene omessa: perchΓ© la procedura per deficit Γ¨ inefficace
Nel luglio 2024, il Consiglio dell’UE ha formalmente avviato procedure per disavanzi eccessivi nei confronti di sette Stati membri, tra cui la Francia, che nel 2023 aveva registrato un disavanzo pari al 5,5% del PIL. La risposta istituzionale ha seguito uno schema consolidato: sono state formulate raccomandazioni, delineati piani di azioni correttive e fissate delle scadenze. Tuttavia, non sono state imposte sanzioni, proprio come era accaduto nei trent’anni successivi alla nascita del Patto. In teoria, sarebbero possibili multe per miliardi di euro; in pratica, questi strumenti non sono mai stati utilizzati.
Questa constatazione istituzionale Γ¨ di fondamentale importanza per la valutazione dell’intero insieme di norme: un insieme di norme senza applicazione non Γ¨ un insieme di norme, ma una raccomandazione. La Commissione europea ha la facoltΓ di considerare circostanze attenuanti e ne ha fatto un uso eccessivo. Anche la logica politica alla base di ciΓ² Γ¨ comprensibile: imporre sanzioni alla Francia o all’Italia creerebbe tensioni politiche che potrebbero compromettere il progetto europeo. Il prezzo di questa moderazione Γ¨ la credibilitΓ delle norme sul debito stesse.
La Francia si trova dunque in una posizione di vantaggio: Γ¨ soggetta a una procedura per deficit eccessivo, ha un deficit piΓΉ che doppio rispetto al limite consentito e un rapporto debito/PIL quasi doppio rispetto all’obiettivo di Maastricht, senza pagarne un prezzo significativo. La perdita di fiducia nelle regole Γ¨ il vero, e difficile da riparare, danno collaterale di questo sistema.
La BCE come polizza vita silenziosa: lo strumento di protezione della trasmissione e i suoi limiti
Lo strumento di protezione della trasmissione (TPI) della Banca Centrale Europea, adottato all’unanimitΓ dal Consiglio direttivo della BCE il 21 luglio 2022, Γ¨ uno degli strumenti di politica monetaria piΓΉ potenti e controversi mai sviluppati nella storia di una banca centrale. Autorizza la BCE ad acquistare quantitΓ illimitate di titoli di Stato dai singoli paesi dell’area euro se, a giudizio del Consiglio direttivo, i costi di finanziamento di un paese superano il livello giustificato dai fondamentali economici. Lo strumento Γ¨ stato esplicitamente concepito per prevenire la “frammentazione” dell’area euro, ovvero una situazione in cui gli impulsi di politica monetaria della BCE non raggiungono tutti gli Stati membri in egual misura.
L’effetto del TPI inizia ancor prima della sua attivazione: Γ¨ sufficiente che i mercati sappiano che la BCE puΓ² intervenire senza limiti in caso di crisi per smorzare gli attacchi speculativi sui singoli titoli di Stato. Questo effetto, simile al leggendario “a qualunque costo” del presidente della BCE Mario Draghi del 2012, ha significativamente disaccoppiato i premi di rischio nell’eurozona dalle effettive probabilitΓ di default. Gli investitori non hanno piΓΉ bisogno di prezzare un rischio adeguato perchΓ© la BCE funge da rete di sicurezza.
Γ proprio qui che risiede la distorsione sistematica: il TPI socializza il rischio di credito del debito sovrano senza dichiararlo esplicitamente. La Bundesbank ha sottolineato che gli acquisti nell’ambito del TPI equivalgono a un finanziamento monetario dei governi, il che Γ¨ di fatto vietato dal diritto dell’UE. Allo stesso tempo, il volume degli acquisti non Γ¨ limitato ex ante, le condizioni di attivazione sono definite in modo vago e il Consiglio direttivo della BCE si riserva il diritto di decidere autonomamente quando sussista una situazione che giustifichi un intervento. Questa struttura conferisce alla BCE un potere discrezionale che supera di gran lunga quello tradizionalmente concesso alle banche centrali classiche nei sistemi democratici.
Per la Francia, il TPI funge da una sorta di assicurazione implicita. Gli analisti di DZ Bank concludono che gli attuali premi di rischio sui titoli di Stato francesi, pur essendo aumentati dal 2024, rimangono ben al di sotto dei livelli osservati in situazioni analoghe in Italia o in Grecia. La ragione Γ¨ strutturale: i mercati confidano che la BCE interverrΓ se necessario. Il TPI agisce quindi da freno all’effetto disciplinante dell’aumento degli spread, ovvero proprio quel tipo di disciplina che mira a incoraggiare i governi ad agire responsabilmente sul piano fiscale.
Tremila miliardi in bilancio: il rischio silenzioso dell’eurosistema
Il bilancio dell’Eurosistema Γ¨ cresciuto in modo esponenziale dalla crisi finanziaria globale del 2008. Attraverso programmi di allentamento quantitativo, programmi di acquisto di attivitΓ di emergenza durante la pandemia e iniezioni di liquiditΓ strutturali, l’Eurosistema ha accumulato attivitΓ per oltre tremila miliardi di euro, tra cui ingenti partecipazioni in titoli di Stato degli Stati membri. I paesi dell’Eurosistema sono solidalmente responsabili per tali partecipazioni, secondo un coefficiente di ripartizione del capitale che corrisponde approssimativamente al peso economico di ciascun paese.
Questa forma di responsabilitΓ solidale Γ¨ istituzionalmente opaca e ha ricevuto scarsa attenzione politica. Non si tratta di una mutualizzazione formale del debito, ma ha conseguenze simili: se le obbligazioni di un paese fortemente indebitato perdono valore nel bilancio della BCE, la Germania si fa automaticamente carico di una parte della perdita attraverso la sua quota di capitale. Per questo motivo, gli economisti β in particolare quelli di orientamento ordoliberale β hanno criticato fin dall’inizio il programma di acquisto di obbligazioni, considerandolo una forma di trasferimenti fiscali mascherati.
Al contempo, le riallocazioni all’interno delle partecipazioni della BCE hanno contribuito a una situazione in cui i premi per il rischio nell’area dell’euro non riflettono piΓΉ i rischi di default specifici dei singoli paesi. Attraverso il reinvestimento mirato dei rimborsi dei titoli di Stato tedeschi in obbligazioni della periferia meridionale β un meccanismo che per lungo tempo ha ricevuto scarsa attenzione da parte dell’opinione pubblica β la BCE ha attivamente attenuato i differenziali dei tassi di interesse nell’area dell’euro. CiΓ² avviene nell’ambito del PEPP (Programma di acquisto di emergenza pandemica) e dei meccanismi che lo hanno succeduto. Il risultato Γ¨ una sovvenzione incrociata strutturale dei premi per il rischio, che β con una politica neutrale della BCE β sarebbe significativamente piΓΉ elevata.
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Β Konrad Wolfenstein
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