il PD lancia il programma delle “5 S”


Si è aperta ieri sera al Parco Giovanni Paolo II la Festa de l’Unità di Rimini. Un appuntamento che, nelle parole dei protagonisti, non è solo un momento di aggregazione, ma un presidio di speranza contro quella che è stata definita “l’internazionale della paura”. Il dibattito, che ha visto confrontarsi Emma Petitti (Consigliera regionale Emilia Romagna e vicesegretaria regionale PD), Stefano Bonaccini (parlamentare europeo e Presidente Nazionale del Partito Democratico) e Luigi Tosiani (Segretario PD Emilia Romagna), si è concentrato sulle emergenze strutturali che minacciano il futuro del Paese: dalla crisi dei servizi pubblici al crollo demografico, fino alla necessità di una nuova strategia economica.

L’emergenza sociale e il dramma dei diritti
Ad aprire la serata è stata Emma Petitti, che ha dipinto l’immagine di un’Italia “ferma”, sorretta quasi esclusivamente dai fondi del PNRR. Petitti ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un progetto politico che rimetta al centro la dignità della persona, citando con commozione il recente femminicidio avvenuto a Coriano di Rimini come simbolo di un’urgenza non più rimandabile sui diritti e sulla sicurezza delle donne.

“Un paese fermo ha bisogno di un progetto, un progetto che parli di sanità pubblica, di scuola pubblica, di lavoro dignitoso, di parità. […] Sapete che è stata purtroppo uccisa una donna a Coriano in questo territorio provinciale, ci stringiamo intorno ai figli, alla famiglia di quella vittima. Su questi temi, contro il femminicidio, per i diritti delle donne, per la parità ci siamo e ci saremo sempre”.

Tenere unito il territorio tra investimenti e ascolto
A margine dell’incontro, ai microfoni di San Marino RTV, Emma Petitti ha approfondito la sua visione sulla rappresentanza locale, sottolineando l’importanza di bilanciare gli investimenti tra i grandi poli turistici e le aree interne spesso trascurate: “Tenere insieme un territorio significa tutto questo: dal capoluogo Rimini che vive di turismo e infrastrutture strategiche, come l’aeroporto, fino ai piccoli comuni dell’entroterra e montani, spesso dimenticati dalle politiche nazionali”.

Sui temi caldi della sanità, Petitti ha ribadito che la priorità resta la medicina territoriale: “Sulla sanità pubblica e le case della salute credo che questo sia l’investimento più importante, laddove invece gli investimenti nazionali sono andati calando”.

Infine, ha lanciato un appello per contrastare l’astensionismo attraverso un ritorno al dialogo diretto con i cittadini: “Oggi le persone si sentono più sole. Il Partito Democratico ha la responsabilità enorme di riavvicinare più persone possibili in vista del 2027, tornando ad ascoltare i bisogni e le generazioni diverse”.

La ricetta delle “5 S” per l’alternativa
Il segretario regionale Luigi Tosiani ha declinato la strategia politica in punti programmatici chiari, rifiutando l’idea di un’opposizione basata solo sulla protesta. La sua proposta per un’alternativa credibile si riassume in cinque pilastri fondamentali, le “5 S”, che toccano le “condizioni materiali di vita delle persone”.

“Dobbiamo mettere in campo da subito un programma chiaro, non un libro dei sogni e neanche 300 pagine di parole. Pochi punti chiari, percepiti e percepibili […]: Salute pubblica, scuola pubblica, salari che sono i più bassi d’Europa, sviluppo che o è sostenibile o non è, la sicurezza dei cittadini. Sono cinque punti, iniziano tutti per S. Ci ho messo 5 secondi e ci sono già tre quarti di programma”.

Tosiani ha poi sottolineato come questo progetto debba essere sostenuto da una coalizione larga e plurale, capace di proteggere le istituzioni democratiche e il ruolo di garanzia del Presidente Mattarella.

La “bomba” demografica e la difesa del welfare
L’intervento di Stefano Bonaccini ha scosso la platea affrontando il tema dell’inverno demografico, definendo l’Italia come un Paese che invecchia pericolosamente mentre il resto del mondo corre. Secondo l’europarlamentare, se non si inverte la rotta, la sopravvivenza stessa della sanità e della scuola pubblica è a rischio.

“L’Italia sarà il primo paese al mondo con questa curva demografica con più pensionati che lavoratori e lavoratrici attive. A quel punto saremmo una grande RSA. Voi capite che un paese così non avrebbe alcun futuro, perché […] non avrebbero le grandi opportunità che ha avuto la mia generazione: la pensione per tutti, l’accesso alla scuola e la sanità pubblica”.

Immigrazione e tenuta economica
Bonaccini ha poi collegato la questione demografica a quella economica, smontando le teorie della “remigrazione” e spiegando come la forza lavoro straniera sia indispensabile per la sopravvivenza del sistema produttivo italiano, dall’agricoltura alla ristorazione della Riviera Romagnola.

“Se se ne vanno tutti domattina […] noi ci troveremmo con il PIL del paese che crollerebbe tra i 10 e i 15 punti nel giro di due settimane. Perderemmo alcuni milioni di posti di lavoro perché in imprese dove chi fa certi tipi di lavoro non ci fosse più, l’impresa chiude. Vorrei vedere se ci andranno Vannacci e i suoi amici a pulire i piatti nelle cucine dei ristoranti o a raccogliere la verdura e la frutta nei campi”.

A margine del comizio, ai microfoni di San Marino RTV, Bonaccini ha poi commentato l’approvazione alla Camera della riforma elettorale legata al Premierato: “I cittadini con i listoni unici e bloccati non decidono davvero nulla. […] È evidente qual è l’intento del governo: sperare di vincere e poi avere i numeri per la prima volta nella storia della Repubblica per eleggersi il Presidente”.

Il rischio, secondo l’ex governatore, è quello di un centralismo che soffoca i territori, portando in Parlamento candidati “paracadutati” dalle segreterie romane anziché personalità legate alla provincia. “Dovremmo garantire che siano i territori sempre più a scegliere coloro che dovranno candidarsi. […] Devono essere personalità riconosciute, ben volute, anche che hanno già dimostrato di sapere fare”.

San Marino: “Un punto di partenza fondamentale”
Non è mancato un passaggio chiave sui rapporti internazionali e sul ruolo dell’Europa. Bonaccini ha espresso grande soddisfazione per l’Accordo di Associazione di San Marino con l’UE, un dossier che ha seguito personalmente a Bruxelles negli ultimi due anni. «È un grande risultato questa possibilità per San Marino. […] Credo che per la Repubblica di San Marino, anche per tutti gli sforzi, i sacrifici fatti in questi anni, sia un punto di partenza veramente importante. Per me, che San Marino la considero quasi una seconda casa, è davvero una grande soddisfazione. Sono molto contento, ho lavorato molto con il governo sanmarinese, con gli amici e le amiche del partito socialista e democratico sammarinese, ma anche con tutti i componenti del governo e devo dire che è un grande risultato”.

Il “Modello Emilia-Romagna” come via d’uscita
In chiusura, è emerso con forza il contributo dell’Emilia-Romagna alla sfida nazionale: una terra che dimostra come sia possibile coniugare sviluppo e diritti, attirando talenti e lavoratori per contrastare il declino demografico. L’obiettivo finale, condiviso dai tre relatori, è superare la stagione delle divisioni interne per costruire un Paese in cui “chi sbaglia paga”, ma dove integrazione e prevenzione siano gli strumenti principali per garantire la vera sicurezza dei cittadini.

Catia Demonte




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