Carabinieri sospesi per 8 mesi dopo l’arresto all’Eur: la Cassazione conferma, decisivi i video del fermo


Dall’inseguimento all’inchiesta: il caso che ha ribaltato la versione dei fatti

Quattro carabinieri sono stati sospesi dal servizio per otto mesi nell’ambito dell’inchiesta nata dopo l’arresto di Thomas Oliveri, avvenuto il 23 ottobre 2024 all’Eur, a Roma. Una vicenda che inizialmente sembrava destinata a concludersi come un normale arresto dopo un inseguimento, ma che nel corso delle indagini ha assunto contorni completamente diversi.

Al centro del procedimento ci sono infatti alcuni video acquisiti dalla Procura di Roma, tra cui le immagini registrate da un residente presente sul luogo del fermo. Secondo gli inquirenti, quei filmati documenterebbero un intervento non compatibile con quanto successivamente riportato nei verbali di servizio redatti dai militari coinvolti.

La fuga all’alt e l’inseguimento fino a casa

La sera del 23 ottobre 2024 Oliveri si trova alla guida della propria auto quando una pattuglia del Radiomobile gli impone l’alt durante un posto di controllo. Il giovane non si ferma e accelera, dando il via a un inseguimento per le strade della Capitale.

La corsa termina pochi minuti più tardi sotto l’abitazione del ragazzo, dove le gazzelle dei carabinieri riescono a bloccarne la fuga sbarrandogli la strada.

Da quel momento iniziano però a emergere due ricostruzioni profondamente diverse della stessa vicenda.

Le versioni contrastanti tra verbali e immagini

Nei verbali di servizio i carabinieri sostengono che Oliveri avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto speronando una pattuglia per aprirsi un varco. Secondo la loro ricostruzione, il giovane avrebbe inoltre continuato a opporre resistenza anche dopo essere stato raggiunto e avrebbe cercato di riavviare il veicolo per riprendere la fuga.

Elementi che hanno portato all’apertura di un procedimento nei confronti di Oliveri con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

Successivamente, però, gli investigatori acquisiscono i video girati da un residente che abita nel palazzo davanti al quale avviene il fermo. Per la Procura, quelle immagini mostrerebbero il giovane già immobilizzato mentre viene colpito ripetutamente dai militari.

Una lettura che inizialmente non viene condivisa dal giudice per le indagini preliminari, il quale respinge la richiesta di sospensione dei quattro carabinieri. Diversa invece la valutazione del Tribunale del Riesame, che dispone la misura cautelare. Decisione successivamente confermata dalla Corte di Cassazione.

Le accuse della Procura: falso nei verbali

L’inchiesta coordinata dalla pm Alessandra D’Amore si concentra in particolare sulla corrispondenza tra quanto riportato negli atti ufficiali e quanto emergerebbe dalle immagini.

Secondo l’ipotesi accusatoria, lo speronamento della pattuglia, la presunta resistenza opposta da Oliveri e persino l’origine delle lesioni riportate dal giovane sarebbero stati descritti in maniera non conforme ai fatti con l’obiettivo di giustificare l’uso della forza durante il fermo.

Da qui la contestazione del reato di falso nei confronti dei quattro militari.

Cade l’accusa di depistaggio

Tra le contestazioni iniziali figurava anche quella di depistaggio, legata alla presunta cancellazione di un video registrato dalla compagna di Oliveri.

Secondo la Procura, il filmato sarebbe stato eliminato da uno dei carabinieri intervenuti sul posto. Tuttavia, sul punto la Cassazione ha escluso la sussistenza del quadro indiziario necessario a sostenere l’accusa.

I giudici hanno quindi confermato la sospensione per otto mesi in relazione alle contestazioni di falso, mentre è venuta meno l’ipotesi di depistaggio.

Oliveri assolto dall’accusa di resistenza

Nel frattempo anche il procedimento a carico di Thomas Oliveri ha seguito un percorso differente rispetto a quanto ipotizzato subito dopo il fermo.

Pur avendo forzato il posto di blocco e tentato di sottrarsi al controllo, il giovane è stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale perché il fatto non sussiste.

Una decisione che rappresenta uno degli elementi più rilevanti emersi dall’intera vicenda giudiziaria.

La difesa dei militari: “Nessun pestaggio, hanno usato la forza e non la violenza”

Soddisfazione per l’esclusione dell’accusa di depistaggio è stata espressa dall’avvocato Federico Cona, penalista che insieme a Jacopo Ferrari assiste i quattro carabinieri indagati.

«Siamo soddisfatti perché gip e Riesame hanno escluso il quadro indiziario sul depistaggio», ha dichiarato il legale.

Cona ha inoltre precisato che la difesa affronterà nel dibattimento le contestazioni relative ai presunti falsi. Riguardo alle lesioni riportate da Oliveri, il legale ha evidenziato che agli atti sarebbe presente una fotografia scattata due giorni dopo i fatti nella quale il giovane, secondo la difesa, non presenterebbe segni evidenti sul volto.

«Non c’è stato alcun pestaggio, definire tale l’intervento dei militari è una semplificazione: i carabinieri hanno usato la forza e non la violenza. Anche su questo il dibattimento farà luce», ha concluso Cona, responsabile del comparto penale di AssoMia, associazione che offre assistenza legale specializzata agli appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia.

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 Laura Bianchi

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