Pontremolese, Azione: “Si discute su 156 milioni per opera che ne vale miliardi e nessuno dice che galleria di valico non ha ancora progetto finanziato”


“La risposta del ministero delle Infrastrutture all’interrogazione presentata alla Camera, insieme alla mozione arrivata lunedì in Consiglio comunale, ha riportato la Pontremolese nuovamente al centro del dibattito spezzino. Noi vogliamo dire la nostra e aggiungere qualcosa, perché il confronto di questi giorni rischia di consumarsi in una polemica sterile, su una domanda troppo piccola”. Si apre così una nota diffusa da Azione La Spezia con il segretario provinciale Stefano Leccese. “Cominciamo da cosa c’è scritto in quel documento, che è pubblico e chiunque può leggere. Il ministero conferma che la Pontremolese è strategica – proseguono dalla forza politica guidata a livello nazionale da Carlo Calenda -. Conferma che la tratta Parma-Vicofertile, otto chilometri in uscita da Parma, è entrata nell’aggiornamento 2025 del Contratto di Programma con Rete Ferroviaria Italiana, operativo dal 30 giugno. Conferma che costa circa 516 milioni e che ne sono disponibili 360. Conferma che l’iter autorizzativo è chiuso e che serviranno all’incirca cinque anni di lavori dalla consegna della progettazione esecutiva. Sulle risorse mancanti dice invece che l’impegno a reperirle c’è, ma senza indicare dove, come e quando. Ne consegue che chi legge in questo come una bocciatura definitiva, tanto quanto chi lo legge come la soluzione del problema, sta forzando il testo allo stesso modo, ma da angolature diverse”.

“Il punto che sembra sfuggire a tutti, però, è un altro. Si sta discutendo di 156 milioni, mentre l’opera completa, a seconda della stima che si prende, ne vale tra i tre e i quasi sei miliardi – si legge ancora -. Ammettiamo che quei 156 milioni si trovino domani mattina: si apre un cantiere in pianura e intorno al 2032 avremo otto chilometri di binario in più, mentre il tratto Appennino a binario unico resta quello che abbiamo adesso. Il collo di bottiglia non è, quindi, solo l’uscita da Parma, ma è soprattutto il valico, che presenta pendenze e sagome delle gallerie su cui un treno merci lungo e pesante non passa e su cui, infatti, non passa. Per superarlo servono nuove gallerie fra Berceto e Pontremoli. Oggi di queste gallerie esiste uno studio di fattibilità e nulla di più: nessuna progettazione definitiva finanziata, quindi nessuna possibilità concreta di spendere un euro, italiano o europeo, nemmeno se piovesse dal cielo”.

“Si sta discutendo su 156 milioni per un’opera che ne vale miliardi e nessuno dice che la galleria di valico non ha ancora un progetto finanziato – dice ancora Leccese -. Anche nella migliore delle ipotesi, quei soldi servono ad aprire otto chilometri di cantiere in pianura. L’Appennino resta esattamente com’è ed è questo il vero problema su cui focalizzarsi. Aggiungiamo un dettaglio che dovrebbe far riflettere tutti quanti, noi compresi. In definitiva, non sappiamo con precisione quanto costa quest’opera. Il presidente della Regione Toscana ha parlato di tre miliardi, dal Partito Democratico spezzino si è parlato di cinque miliardi e mezzo, i documenti del gruppo Ferrovie dello Stato arrivano a quasi cinque miliardi e ottocento milioni. Stiamo parlando di scarti da miliardi di euro su un’opera dichiarata strategica venticinque anni fa. Difficile pensare che a Roma o a Bruxelles qualcuno metta in cima alla lista una richiesta di finanziamento che non ha un prezzo quantificato. Perché diciamo venticinque anni. Nel 2001 la Pontremolese entrò nella legge obiettivo tra le opere strategiche, risultato ottenuto allora con il lavoro di parlamentari, Regioni, Province e Comuni dei territori interessati. Quel riconoscimento è rimasto sulla carta. In più di un’occasione le somme votate dal Parlamento per la progettazione finirono altrove e per anni Liguria e Toscana, pur continuando a definire ‘strategica’ la Pontremolese, hanno in realtà avuto in cima ai propri elenchi altre opere, il Terzo Valico da una parte, la Firenze-Lucca e la Tirrenica dall’altra. Chi ha seguito quelle stagioni da dentro le istituzioni lo racconta senza troppi giri di parole. Questo lo scriviamo non per distribuire torti a distanza, ma perché spiega meglio di qualunque polemica di giornata come si arrivi al punto in cui siamo”.

“Veniamo alle nostre proposte, che sono quattro. La prima riguarda i 156 milioni, che vanno cercati nel prossimo provvedimento utile. Sul nostro peso siamo obbligati a essere onesti: Azione alla Spezia non ha consiglieri comunali né assessori, e un segretario provinciale non ha il potere di dire a un parlamentare cosa firmare – prosegue il comunicato di Azione La Spezia -. Quello che possiamo fare è mettere la richiesta per iscritto, e lo faremo: la trasmetteremo ai nostri parlamentari e alla segreteria nazionale, chiedendo di sostenere o sottoscrivere l’emendamento sui 156 milioni, da chiunque venga presentato. La stessa richiesta la rivolgiamo pubblicamente ai parlamentari eletti in questo territorio, di maggioranza e di opposizione: lavorino a un testo unico e lo firmino insieme. Un emendamento con le firme di entrambe le parti è molto più difficile da respingere. Come vada a finire non dipende da noi. Quello che possiamo garantire è che a ogni passaggio parlamentare torneremo a chiedere conto di cosa è stato fatto. La seconda riguarda la progettazione definitiva ed esecutiva della galleria di valico e delle tratte ancora ferme. Vale una frazione minima del costo totale ed è la condizione perché tutto il resto diventi possibile. Continuare a chiedere miliardi per un’opera che non ha progetti pronti è il modo più sicuro per non ottenere né i progetti né i miliardi. La terza è un costo unico, certificato e pubblicato, con un cronoprogramma datato e una verifica periodica dello stato di avanzamento. Finché ognuno cita la cifra che gli torna comoda, resteremo a discutere di comunicati. La quarta è quella che ci sta più a cuore. La Pontremolese ha un nome che la rimpicciolisce: è un pezzo del corridoio europeo TEN-T (Trans European Network – Transport) che collega la Scandinavia al Mediterraneo e in quella rete oggi risulta classificata come infrastruttura secondaria e non prioritaria. Proponiamo che la Provincia della Spezia si faccia promotrice di un fronte istituzionale con tutti i territori attraversati dall’asse che dal nostro porto arriva al Brennero: La Spezia, Massa, Parma, Mantova, Verona, Trento, Bolzano e delle Regioni interessate. Insieme, per chiedere all’Europa il passaggio dell’opera tra quelle prioritarie. Non è una formalità burocratica, perché da quella classificazione dipende l’accesso ai programmi di finanziamento europei sui trasporti, comprese le dotazioni che l’Unione riserva agli assi ritenuti utili anche allo spostamento di mezzi e materiali, alle
quali oggi la Pontremolese non può nemmeno presentare domanda. È un perimetro molto più largo delle tre Regioni di cui si parla di solito, attraversa amministrazioni di ogni colore, e proprio per questo può reggere: nei corridoi europei i confini regionali contano poco. Registriamo con favore che sul piano istituzionale qualcosa si sia mosso e riteniamo che l’incontro promosso dalla Provincia di Parma, che ha portato allo stesso tavolo i territori interessati e il sindaco della Spezia, sia la direzione giusta da seguire. Chiediamo che da quel tavolo esca un documento comune con cifre e scadenze e che sia quella la sede in cui costruire il fronte che proponiamo. Sappiamo di parlare da una posizione senza eletti e forse è anche per questo che possiamo permetterci di dire che non ci interessa intestarci niente. Se qualcun altro fa propria questa proposta e riesce a portarla avanti, per noi va benissimo lo stesso, perché realizzare un’opera come questa riguarda tutti, i territori, di chi ci vive e dell’intero Paese! Chi è stato eletto ed ha ricevuto un mandato
per occuparsene ha il dovere di renderla concreta”.

“Chiediamo ai parlamentari eletti in questa provincia, di maggioranza e di opposizione, di scrivere un emendamento unico sui 156 milioni e di firmarlo insieme – conclude Leccese -. E chiediamo che si finanzi subito la progettazione della galleria di valico, perché senza quel progetto non si spende un euro, nemmeno se arrivasse dall’Europa. Su questo saremo noiosi: torneremo a chiedere conto a ogni passaggio parlamentare”.


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 Niccolò Re

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