Verso l’addio al badge nelle Scuole Medie di San Marino


Il Consiglio Grande e Generale dà il via libera all’eliminazione del badge elettronico per gli studenti delle scuole medie sammarinesi e apre la strada al ritorno del diario scolastico e del libretto cartaceo delle comunicazioni. Con l’approvazione a maggioranza dell’Istanza d’Arengo numero 3, il parlamento della Repubblica interviene su un tema da anni al centro del confronto tra istituzioni, insegnanti e famiglie: quanto spazio debba occupare la tecnologia nella vita scolastica dei ragazzi tra gli undici e i quattordici anni.

Il voto è arrivato in mattinata al termine di un ampio dibattito, nel quale tutti i gruppi hanno riconosciuto la necessità di riequilibrare strumenti digitali e tradizionali, ridurre l’iperconnessione e restituire agli studenti una maggiore responsabilità nella gestione dei compiti, dei voti, della puntualità e del rapporto con i genitori. A indicare il percorso che il governo intende seguire è stato il Segretario di Stato per l’Istruzione Teodoro Lonfernini. Pur rilevando l’impossibilità tecnica di applicare integralmente le richieste nei sei mesi ordinariamente previsti per le Istanze d’Arengo, Lonfernini ha annunciato una revisione delle regole scolastiche e ha condiviso la prospettiva del superamento del badge.

“Condividiamo pienamente le preoccupazioni pedagogiche espresse dai promotori riguardo all’iperconnessione e a quella sorta di ansia da notizia che colpisce duramente gli studenti tra gli undici e i quattordici anni”, ha affermato il segretario Lonfernini che poi ha posto l’accento soprattutto sul rapporto tra scuola, ragazzi e famiglie. “Secondo me è fondamentale tutelare il dialogo familiare, ed è preferibile che siano i ragazzi stessi a comunicare i propri voti a casa, anziché delegare questo momento così importante a delle semplici notifiche automatiche”, ha detto. Un’impostazione che, secondo il responsabile dell’Istruzione, può contribuire anche a “disincentivare la consegna troppo precoce dello smartphone personale ai minori”.

“Condivido la volontà di superare l’uso del badge elettronico”, ha dichiarato Lonfernini, aggiungendo che “la gestione del tempo e della puntualità deve passare attraverso un percorso di progressiva responsabilizzazione e maturazione personale dello studente, e non tramite uno strumento informatico di controllo automatizzato”. Il segretario ha comunque difeso alcune funzioni del registro elettronico, considerato dalla direzione scolastica “uno strumento imprescindibile per l’organizzazione didattica”, in particolare per l’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali e per il sostegno agli studenti assenti per lunghi periodi.

Il nuovo regolamento, secondo quanto annunciato in Aula, dovrebbe trovare applicazione dall’anno scolastico 2027-2028, dopo gli adeguamenti organizzativi e il completamento della riforma del quadro orario collegata all’introduzione della settimana corta.

Nel corso del dibattito, Gaetano Troina di D-ML ha evidenziato in particolare lo stress prodotto dall’aggiornamento continuo del registro: “Non è uno sforzo insostenibile tornare a dettare i compiti ai ragazzi in classe”. Correzioni e integrazioni inserite senza una comunicazione diretta, ha aggiunto, costringono famiglie e studenti “a verificare costantemente le notifiche sul cellulare”. Aida Maria Adele Selva del Pdcs, intervenuta anche sulla base della propria esperienza di insegnante, ha definito “pressante” la questione dei dispositivi elettronici a scuola, soffermandosi sull’importanza del corsivo e della scrittura manuale. “La mente lavora mentre la mano scrive, non è solo una tecnica meccanica ma un modo per strutturare il pensiero”, ha detto. Per Selva, “il ritorno al diario cartaceo serve proprio a recuperare il valore immenso della scrittura”.

Maria Donatella Merlini del Psd ha respinto l’idea che la richiesta rappresenti una battaglia contro l’innovazione. “Chiedere il ripristino del diario e del libretto cartaceo, insieme all’eliminazione del badge per le presenze, non significa essere contrari alla tecnologia o voler tornare al passato a tutti i costi”, ha dichiarato. Il diario, ha proseguito, “non è una semplice agenda, ma uno strumento con cui il ragazzo impara a organizzarsi e a gestire autonomamente il proprio percorso”. Sul badge, Merlini ha sottolineato che “la puntualità è un valore che deve derivare da un percorso educativo e non da un controllo automatizzato che sa di fabbrica”.

Particolarmente duro l’intervento di Gian Matteo Zeppa di Rete, che ha definito il badge alle medie “una sciocchezza clamorosa fin dall’inizio”. “Abbiamo imposto a dei bambini di timbrare il cartellino come se fossero in ufficio a cinquant’anni”, ha detto. Zeppa ha poi rivolto una provocazione allo stesso Consiglio: “Se diciamo che il badge è fondamentale per insegnare il rispetto degli orari, allora mettiamolo anche qui in Consiglio Grande e Generale”. Per Rete, ha concluso, “non è una crociata contro la tecnologia, ma una richiesta di usarla in modo funzionale senza parificare un ragazzino di undici anni a un adulto”.

Matteo Casali di Repubblica Futura ha parlato di una scuola che rischia di diventare “spersonalizzante”. “Quando vedevo mia figlia dover timbrare il badge alle medie mi rammaricavo, perché mi sembrava che la società la stesse educando a essere solo un numero”, ha affermato. Casali ha riconosciuto che “il mezzo digitale non va condannato in toto”. L’approvazione dell’istanza, secondo il consigliere, rappresenta “un viatico positivo e un segnale importante”, anche qualora l’attuazione completa dovesse richiedere più di sei mesi.

Per Fabio Righi di D-ML la questione va ben oltre il singolo dispositivo. “Questa istanza ci pone davanti a una domanda fondamentale: quale idea di scuola vogliamo costruire per il futuro?”, ha detto. Righi ha rivendicato “il diritto dei ragazzi alla disconnessione”, evidenziando la contraddizione tra la richiesta di limitare gli schermi e una scuola che impone di essere collegati anche per le attività più semplici. “La scuola non è un aeroporto e non è un’azienda”, ha affermato parlando del badge. “L’appello fatto dall’insegnante in classe è un momento educativo di relazione che non può mancare”.

Gemma Cesarini di Libera ha proposto un modello integrato, nel quale il diario torni a essere lo strumento principale degli studenti e il registro elettronico conservi una funzione di supporto. “Il diario cartaceo stimola l’autonomia, la memoria e la relazione con i genitori”, ha detto. Allo stesso tempo, il registro può essere impiegato “per un controllo finale, per fare un ‘check’ e vedere se si sono segnati bene i compiti”. Per Cesarini, successi e insuccessi degli studenti devono essere “affrontati insieme e non tramite una notifica asettica”.

Giovanna Cecchetti del Psrs ha definito il diario “uno strumento fondamentale” per imparare ad assumersi responsabilità e costruire un metodo di studio. Il badge, al contrario, è a suo giudizio “del tutto superfluo a quell’età”, perché “fare le marachelle fa parte della crescita e non serve un controllo così rigido”. Michela Pelliccioni, indipendente, ha messo in guardia dagli effetti psicologici del monitoraggio continuo, con la possibilità di vivere “uno stato d’ansia che può diventare disfunzionale se il controllo è portato all’eccesso”, ha affermato. La soluzione, per Pelliccioni, consiste nel creare “un mondo intermedio” nel quale sia restituita autonomia agli studenti attraverso il diario, senza rinunciare del tutto agli strumenti digitali. Parallelamente, ha aggiunto, occorre “offrire percorsi formativi alle famiglie per gestire l’impatto psicologico della digitalizzazione”.

Andrea Menicucci di Repubblica Futura ha sottolinea che “se da un lato la scuola ha bisogno del supporto tecnologico, dall’altro la componente umana dei rapporti tra ragazzi, insegnanti e famiglie è venuta meno”, ha rilevato. Menicucci si è detto favorevole a forme integrate di didattica, purché rispettino “le sensazioni umane dei ragazzi e il dialogo con le famiglie”. Dalibor Riccardi di Libera ha definito la scuola “una grande palestra di vita”, nella quale, oltre alla cultura, “si impara soprattutto a fare fatica”. Secondo Riccardi il badge, pur rappresentando uno strumento tecnologico nuovo, “finisce per deresponsabilizzare il bambino nel suo percorso di crescita”, perché utilizzato prevalentemente dalle famiglie. “Abusare della tecnologia rischia di delegittimare il rapporto di insegnamento e crea una disconnessione nei rapporti familiari”, ha aggiunto, annunciando il voto favorevole di Libera.




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