ecco dove finiscono le medicine rubate nei nostri ospedali


Furti, rapine ai camion e fentanyl sparito: Aifa e Carabinieri svelano le rotte criminali dei medicinali dal Nord al Sud.

Il 6 giugno un carico di medicinali viene assaltato a Cerignola. Pochi giorni dopo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) pubblica l’elenco dei lotti rubati e invita tutta la filiera a vigilare: gli articoli potrebbero essere rimessi illegalmente sul mercato. Non passa neanche un mese e all’ospedale Israelitico di Roma spariscono 80 fiale di fentanyl, sufficienti a confezionare fino a 20 mila dosi.

I due eventi – che potrebbero sembrare isolati – sono in realtà gli ultimi episodi di una sequenza di furti di medicinali che riguardano farmacie e ospedali, ma anche grossisti e aziende, e si snodano da Nord a Sud. «Protagonisti di questo fenomeno sono i medicinali ad alto valore economico», spiega Andrea Mandelli, presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI). «Tra questi», prosegue, «rientrano alcuni preparati oncologici, immunosoppressori e salvavita. Nella maggior parte dei casi, i furti riguardano le farmacie ospedaliere, dalle quali questi prodotti vengono sottratti per essere reimmessi illegalmente sul mercato. Ma destano crescente preoccupazione i medicinali il cui uso improprio è alimentato da mode o da impieghi non autorizzati. Come quelli utilizzati per finalità estetiche, oppure volti a migliorare le prestazioni fisiche o sessuali, ma anche gli psicofarmaci e gli oppioidi. Oltre ai furti, in questi casi si registrano anche tentativi di approvvigionamento attraverso ricette false o rubate. Tentativi spesso portati avanti da giovani e adolescenti, sempre più esposti ai rischi dell’abuso di psicofarmaci e altre sostanze assunte impropriamente per finalità ricreative e di sballo».

Dalle ricette clonate al Deep Web: la mappa del racket dei farmaci da milioni di euro

A fare l’elenco delle condotte illecite ci si imbatte in un’infinita casistica. «Alcune sono isolate e attribuite al singolo, altre a comportamenti più organizzati e con obiettivi più estesi, facilitati dall’incremento delle possibilità di vendita online, anche nel Deep e Dark web, nonché dalla possibilità di utilizzo di criptovalute il cui flusso è più difficilmente controllabile», ragiona il tenente colonnello Maruska Strappatelli del Nucleo Carabinieri Agenzia italiana del farmaco. «Accanto al singolo che esibisce in farmacia una prescrizione medica contraffatta per ottenere l’illecita dispensazione di un farmaco oppioide, abbiamo smantellato intere reti criminali dedite all’importazione illecita di farmaci e sostanze con azione dopante, successivamente assemblati in laboratori clandestini e inviati a sportivi, a volte con il coinvolgimento di personal trainer». Insomma, il racket dei farmaci si configura come un vero e proprio universo illegale. «Le prescrizioni sono talvolta oggetto di furto, unitamente a timbri medici. In altri casi vengono accuratamente e fedelmente riprodotte con strumenti informatici, tanto da rendere difficile a un esame visivo il riconoscimento della non autenticità», aggiunge Strappatelli.

Ma se monitorare le sottrazioni portate avanti da singoli è pressoché impossibile, diverso è il discorso per i maxi furti. Recentemente a Treviso i Nas hanno scoperto un sistema di prelevamento di farmaci salvavita dall’ospedale e al momento 24 persone risultano indagate per traffico di medicinali ad altissimo costo destinati al mercato nero. A Napoli si stima che al Policlinico Federico II i furti di medicine oncologiche abbiano prodotto un danno per il Servizio sanitario nazionale di circa 3,5 milioni di euro. Ma non è tutto. Oltre un milione di euro è il bottino dei farmaci oncologici e biologici rubati dall’ospedale di Melito Porto Salvo una manciata di mesi fa, e ben 300 mila euro il valore del furto all’ospedale di Sant’Agata de’ Goti, where i ladri hanno svuotato tre frigoriferi contenenti medicamenti oncologici utilizzando telecamere oscurate e sensori schermati. Capitolo a parte per il fentanyl: dal 2018 a oggi in Italia si contano circa 20 episodi di sottrazione di farmaci a base di questo principio attivo per un totale di oltre 3 mila dosi, 47 interventi delle forze dell’ordine, 130 indagati e 60 arresti per reati collegati a furti, traffico e spaccio.

Dalle rapine ai tir al mercato estero: dove finisce la refurtiva della Sanità

A parlare chiaro ci sono sempre i dati: «Nel 2025 abbiamo avuto segnalazioni prevalenti di furti alle strutture ospedaliere (79%), tipicamente focalizzati su pochi prodotti ad alto costo, mentre nel 2026 per ora abbiamo registrato pochissimi furti nelle farmacie ospedaliere, e invece un numero significativo di rapine a tir con furto del mezzo», svela Domenico Di Giorgio dell’ufficio Carenze, qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa. «Si tratta di tipologie che rimandano a canali di rivendita diversi: per i prodotti ospedalieri ci sono rotte note verso Paesi nel Medio Oriente, dove è meno sensato provare a piazzare i farmaci più economici come analgesici, antinfiammatori, antipertensivi e ipoglicemizzanti derivanti dagli attacchi ai tir».

Da non sottovalutare le procedure messe in atto. «Subito vengono attivate delle comunicazioni di allerta agli stakeholder della distribuzione, inclusa la rete di importazione parallela europea, al fine di evitare che questi medicinali possano essere re-immessi nella catena di fornitura legale di distribuzione», puntualizza ancora Di Giorgio. «Grazie ai sistemi in uso da oltre vent’anni, il riciclaggio dei farmaci rubati nella nostra rete non si è mai verificato. E oggi, per merito dell’estensione dei sistemi di tracciabilità alla rete europea, anche il rischio che la refurtiva sia immessa nella filiera di distribuzione continentale è più basso». E così si aprono gli altri mercati. «Recentemente», aggiunge Di Giorgio, «sono stati segnalati rinvenimenti di lotti di sostanze rubate in confezionamento italiano in Paesi extra Ue, per esempio in Brasile e nella regione del Medio Oriente: nazioni dove i sistemi di protezione della rete attivati in Europa non sono purtroppo applicabili, e dove, anche per ragioni geopolitiche contingenti, è possibile che si riscontri un minore accesso al farmaco, con una domanda insoddisfatta che le organizzazioni criminali vanno a intercettare».

Operazioni internazionali e il rischio per la salute dei cittadini

Ecco perché le operazioni internazionali si rivelano fondamentali. Come Pangea XVIII, coordinata da Interpol, che ha portato al sequestro di 6,42 milioni di dosi di medicinali illegali o contraffatti per un valore di oltre 15 milioni di dollari, con 269 arresti e 66 organizzazioni criminali smantellate in 90 Paesi. «L’operazione ha confermato a livello globale la costante importazione illecita di farmaci life-style saving, in specie per la disfunzione erettile, per la perdita di peso e per trattamenti estetici, ma ha anche registrato l’introduzione di ivermectina e fenbendazolo, due principi attivi di farmaci antiparassitari, di cui il secondo per uso veterinario, oggetto di attenzione dopo la promozione sui canali social della asserita proprietà anticancro», conclude Strappatelli. O l’operazione Shield VI cui hanno aderito 30 Paesi e che ha portato alla luce un importante traffico di farmaci fra Regno Unito, Corea e Cina.

Solo nel nostro Paese i Nas hanno scoperto due laboratori clandestini e due strutture illegali di assemblaggio di principi attivi, sequestrando circa 5 mila confezioni il cui valore commerciale superava i 500 mila euro.

Farmaci con azione dopante, talvolta anche stupefacenti, destinati non solo a professionisti ma anche a sportivi amatoriali, con elevatissimi rischi per la salute.

C’è infatti un altro aspetto – oltre alla carenza di farmaci per i pazienti bisognosi – da non sottovalutare. «Qualsiasi medicinale, una volta uscito dalla filiera autorizzata, perde tutte le garanzie di qualità, sicurezza ed efficacia», ricorda Mandelli. «Non possiamo sapere se sia stato conservato correttamente, se abbia mantenuto le proprie caratteristiche o se sia stato addirittura contraffatto. In queste condizioni il trattamento può rivelarsi nel migliore dei casi inefficace, oppure rappresentare un serio rischio per la salute. Per questo è indispensabile acquistare sempre i farmaci esclusivamente attraverso i canali ufficiali: in farmacia o, se online, in siti autorizzati dal Ministero della Salute e riconoscibili per il logo identificativo previsto dalla normativa».


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 Carmine Gazzanni

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