Jensen Huang afferma che l’AI eliminerà le mansioni, non i posti di lavoro: una distinzione che potrebbe determinare se il futuro del lavoro porterà a una disoccupazione di massa o a una nuova fase di crescita e opportunità.
Parlando nel fine settimana alla Startup School di Y Combinator, a San Francisco, Huang non ha usato mezzi termini sull’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sul mercato del lavoro.
“Molte mansioni saranno automatizzate”, ha dichiarato in un video pubblicato lunedì dal celebre acceleratore di startup della Silicon Valley. “Ogni singolo lavoro cambierà e nasceranno moltissime nuove professioni”.
L’amministratore delegato di Nvidia ha però chiarito che le mansioni non sono la stessa cosa dei posti di lavoro. Per questo ha respinto la narrazione di un “bagno di sangue” per i colletti bianchi, prevista da alcuni importanti leader del settore AI. Secondo Huang, infatti, l’intelligenza artificiale creerà più posti di lavoro, non meno.
“La narrazione secondo cui l’AI distruggerà i posti di lavoro è esattamente capovolta”, ha affermato. “L’AI automatizza le mansioni, ma non elimina necessariamente i posti di lavoro”.
Con l’adozione sempre più ampia dell’AI da parte delle aziende, tuttavia, i numeri relativi alla riduzione dell’occupazione tra i colletti bianchi appaiono severi.
Elimina le mansioni, non i posti di lavoro
All’inizio di quest’anno, nel suo AI Adoption Tracker, Goldman Sachs ha affermato che l’intelligenza artificiale stava contribuendo alla perdita netta di circa 11.000 posti di lavoro al mese nei settori maggiormente interessati dall’AI, tra cui marketing, grafica e assistenza clienti. Sebbene si tratti di un miglioramento rispetto ai circa 16.000 posti di lavoro netti persi ogni mese stimati in precedenza dalla banca, le posizioni entry-level e quelle impiegatizie restano le più colpite.
Nel lungo periodo, Joseph Briggs, senior global economist di Goldman Sachs, ha recentemente stimato che circa il 9% della forza lavoro statunitense, pari a circa 15 milioni di persone, potrebbe essere sostituito dall’AI nel prossimo decennio.
A rendere il quadro ancora più cupo contribuiscono anche le previsioni di alcuni leader dell’intelligenza artificiale, che hanno ipotizzato una disoccupazione di massa, sebbene alcuni abbiano recentemente attenuato i toni.
Nel maggio 2025, l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, aveva dichiarato ad Axios che l’AI avrebbe potuto eliminare metà dei posti di lavoro entry-level tra i colletti bianchi nell’arco di uno-cinque anni, spingendo la disoccupazione fino al 20%. Successivamente Amodei ha rivisto questa previsione, sostenendo che l’automazione potrebbe invece ampliare le responsabilità delle persone. Anche il CEO di OpenAI, Sam Altman, aveva dichiarato in passato che perfino il ruolo di amministratore delegato non era immune al rischio di essere sostituito dall’AI. Più recentemente ha corretto il tiro, affermando a maggio che il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale non porterà a un’”apocalisse occupazionale” globale.
A sostegno della sua tesi, Huang ha spiegato: “Il lavoro di una persona ha uno scopo, e questo scopo comprende molte mansioni”. Anche se alcune di queste vengono automatizzate, lo scopo del lavoro rimane, ha sostenuto.
Ha citato come esempio la radiologia, una professione che il cosiddetto “padrino dell’AI”, Geoffrey Hinton, aveva notoriamente previsto sarebbe presto diventata obsoleta. Nel 2016 Hinton aveva affermato che gli ospedali avrebbero dovuto smettere di formare radiologi, perché il deep learning li avrebbe superati nel giro di cinque anni. In seguito ha riconosciuto di essersi espresso in modo troppo generico e ha corretto la propria posizione in un’intervista al New York Times.
Contrariamente alla previsione iniziale di Hinton, però, la radiologia non si è ridimensionata. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Radiology, il numero di radiologi in attività è aumentato di circa il 12% tra il 2010 e il 2022. Un altro studio della stessa rivista prevede una crescita ulteriore compresa tra il 25,7% e il 40,3% entro il 2055, a seconda dell’espansione dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione.
“Il motivo è che l’arretrato di pazienti è incredibilmente elevato”, ha spiegato Huang. “Ora medici e ospedali possono accogliere molti più pazienti. E per farlo servono più infermieri e più radiologi”.
Sebbene l’AI aiuti sempre più i radiologi ad analizzare le immagini diagnostiche, la lettura delle scansioni rappresenta solo una parte del loro lavoro, hanno spiegato in precedenza alcuni esperti a Fortune. I radiologi, infatti, collaborano con altri medici, seguono i pazienti e, nel caso della radiologia interventistica, eseguono anche procedure pratiche. Se l’AI si occupa della lettura delle immagini, i radiologi possono dedicarsi ad altre attività, aveva spiegato a Fortune Christoph Herpfer, economista e professore di Business Administration presso la Darden School of Business dell’Università della Virginia, specializzato in finanza sanitaria e mercato del lavoro medico.
Lo stesso vale per gli ingegneri del software, secondo Huang. Anche se gli agenti AI saranno in grado di automatizzare la scrittura del codice, le aziende assumeranno più sviluppatori per perseguire obiettivi sempre più ambiziosi.
“L’arretrato di idee, di ambizioni e di aspirazioni è enorme”, ha detto Huang. “Se riuscissimo ad automatizzare la programmazione, potremmo assumere più ingegneri del software per fare molte più cose. Potremmo essere molto più ambiziosi”.
Huang ha comunque riconosciuto in passato che una maggiore automazione comporterà anche conseguenze negative. A gennaio aveva ammesso che alcuni lavori scompariranno del tutto, come già accaduto durante altre grandi trasformazioni economiche. Inoltre, i lavoratori più capaci di utilizzare l’intelligenza artificiale potrebbero superare in competitività quelli che non sapranno farlo.
Nonostante ciò, la scommessa di Huang resta che le aziende utilizzeranno gli incrementi di produttività garantiti dall’AI per espandere ciò che producono, anziché ridurre il personale su larga scala.
“Questo è un classico esempio di come l’aumento della produttività favorisca la crescita”, ha concluso Huang. “E una maggiore crescita genera più occupazione”.
L’articolo originale è su Fortune.com
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Marco Quiroz-Gutierrez
Source link




