La trappola dei costi immobiliari nella logistica: perché concentrarsi esclusivamente sui costi di costruzione è fuorviante
Rischio nascosto: come la mancanza di capacità di rete sta rallentando i nuovi progetti logistici
Il settore della logistica sta attraversando un profondo cambiamento di paradigma che sta letteralmente ribaltando le certezze del passato in materia di selezione dei siti e valutazione degli immobili. Per decenni, fattori come la vicinanza all’autostrada, i prezzi favorevoli dei terreni e la disponibilità regionale di manodopera hanno dominato le decisioni di sviluppatori e investitori. Tuttavia, la rapida elettrificazione e automazione di tutti i processi logistici fondamentali – dai robot per il prelievo degli ordini e le infrastrutture di ricarica per i camion elettrici alle complesse catene del freddo – sta ora portando alla ribalta un criterio completamente nuovo: una fornitura di energia elettrica sicura, di dimensioni adeguate e a prezzi accessibili.
In un contesto in cui la rete elettrica sta diventando sempre più un collo di bottiglia, una prospettiva puramente edilizia non è più sufficiente. Il “magazzino predisposto per l’alimentazione elettrica” si sta affermando come il nuovo standard del settore. Il seguente articolo analizza in dettaglio perché il kilowattora sta diventando il nuovo parametro di riferimento per gli immobili logistici, come un’analisi lungimirante del costo totale di proprietà minimizzi i rischi di investimento e perché gli impianti fotovoltaici e i sistemi intelligenti di gestione del carico non siano più optional, ma la spina dorsale indispensabile di catene di approvvigionamento competitive e a prova di futuro.
Quando la presa elettrica diventa un fattore determinante per la posizione: perché il kilowattora influenza il futuro degli immobili logistici
Il settore logistico tedesco sta affrontando un cambiamento silenzioso ma profondo nelle sue strategie di localizzazione. Per decenni, l’accesso alle autostrade, il costo dei terreni, la disponibilità di manodopera e la rapidità delle autorizzazioni hanno determinato la scelta del luogo in cui costruire un nuovo centro di distribuzione, un hub di smistamento o un magazzino frigorifero. Ora, un altro fattore sta emergendo con sempre maggiore importanza: una fornitura di energia elettrica sicura, di dimensioni adeguate e a prezzi accessibili. Quello che un tempo era un dettaglio tecnico di secondaria importanza nelle pratiche edilizie è ora diventato un collo di bottiglia strategico che influenza le decisioni di investimento, la scelta del sito e, in definitiva, la competitività di intere catene di approvvigionamento.
La ragione risiede nell’elettrificazione di praticamente tutti i processi all’interno degli impianti logistici. La tecnologia dei nastri trasportatori, i sistemi di smistamento, i robot per il prelievo degli ordini, le infrastrutture di ricarica per carrelli elevatori e, sempre più spesso, per carrelli elettrici, i sistemi di refrigerazione, i sistemi di gestione degli edifici e i sistemi informatici si combinano per creare profili di carico che le precedenti generazioni di magazzini non hanno mai sperimentato. L’Associazione tedesca degli spedizionieri e della logistica (DSLV) prevede che la domanda di energia elettrica del settore logistico aumenterà di otto volte entro il 2045 rispetto ai livelli attuali, con il funzionamento di impianti logistici come centri di distribuzione, centri di smistamento, cross-docking, celle frigorifere e magazzini a scaffalatura alta che da soli rappresenteranno una percentuale a due cifre di questa domanda futura. Questa previsione modifica radicalmente i calcoli di sviluppatori di progetti, investitori istituzionali e gestori, perché un immobile progettato oggi con una capacità di connessione alla rete insufficiente potrebbe diventare un collo di bottiglia operativo in pochi anni.
Il nuovo sigillo di approvazione per magazzini a prova di futuro
Il termine “magazzino predisposto per l’alimentazione” descrive un magazzino progettato fin dall’inizio per garantire un’elevata, flessibile e ridondante disponibilità di energia. Ciò include non solo la capacità di connessione alla rete elettrica locale, ma anche un intero ecosistema di sottostazioni di trasformazione, sistemi di media tensione, quadri di distribuzione di bassa tensione, sistemi di alimentazione di emergenza, sistemi di accumulo a batteria e generazione fotovoltaica in loco. È fondamentale che tutti questi componenti siano integrati nella progettazione architettonica e strutturale fin dalle prime fasi, poiché le successive modifiche alle strutture logistiche risultano tecnicamente complesse e costose. Spostare in un secondo momento le canaline portacavi, installare un impianto fotovoltaico su un tetto non strutturalmente progettato per supportarlo o adattare la posizione di un trasformatore durante l’esercizio comporta spesso costi di gran lunga superiori a quelli di una pianificazione iniziale proattiva.
Esempi pratici tratti dall’iniziativa “Power of Logistics” dell’Associazione tedesca per la logistica dimostrano quanto concreti siano diventati questi requisiti. In un nuovo edificio di circa 31.000 metri quadrati, prevalentemente refrigerato, costruito per il servizio di consegna di cibo HelloFresh, un impianto fotovoltaico da 6,2 megawatt di picco è stato integrato nella fase di progettazione fin dall’inizio, affiancato da una sottostazione di trasformazione da 5 megawatt. I responsabili hanno sottolineato che definire tempestivamente il collegamento alla rete, le opzioni di immissione in rete, il percorso dei cavi e i requisiti di sicurezza antincendio è stato il fattore decisivo per il successo, poiché queste decisioni sono praticamente irreversibili. Si prevede che l’impianto genererà circa sei gigawattora di energia solare all’anno per due utenti nello stesso sito: un volume che copre ampiamente l’autoconsumo e riduce la dipendenza dalla volatilità del mercato elettrico.
Nonostante questi progetti esemplare, la media di mercato nel suo complesso dipinge un quadro decisamente scoraggiante. Le recenti indagini sulla struttura dei costi operativi degli immobili logistici mostrano che l’83% degli investitori non possiede un impianto fotovoltaico, una percentuale che non migliora di molto nemmeno per i nuovi edifici. Solo un quinto degli investitori utilizza energia elettrica verde e oltre la metà continua a coprire il proprio fabbisogno di riscaldamento con gas naturale di origine fossile. Questa discrepanza tra le aspirazioni tecnologiche e la realtà del mercato rivela un notevole potenziale di miglioramento, ma anche un significativo rischio economico per tutti gli immobili esistenti che non sono preparati a questa trasformazione.
Il collo di bottiglia della connessione alla rete come rischio di investimento sottovalutato
La sfida più grande ora non risiede tanto nella tecnologia in sé, quanto nella disponibilità di una capacità di rete sufficiente nella località desiderata. Le reti di trasmissione e distribuzione tedesche sono state progettate per decenni per un sistema economico significativamente meno elettrificato. Con il contemporaneo boom di data center, veicoli elettrici, pompe di calore e immobili logistici ad alta intensità energetica, gruppi di utenti completamente diversi si contendono ora la stessa capacità di rete limitata nei parchi industriali. L’Associazione tedesca delle industrie energetiche e idriche (BDEW) sollecita da anni connessioni alla rete più rapide, poiché i lunghi tempi di attesa per le nuove connessioni o per l’ampliamento di quelle esistenti stanno diventando un fattore limitante nella scelta della localizzazione.
Per gli sviluppatori di progetti, ciò significa un ordine completamente nuovo per la valutazione dei siti. Mentre in precedenza la questione dei collegamenti di trasporto era di primaria importanza, oggi la richiesta di allacciamento alla rete elettrica al gestore della rete di distribuzione locale dovrebbe idealmente essere presentata in parallelo, o addirittura prima, della prenotazione del terreno. Gli studi scientifici sulla selezione dei siti per edifici ad alta intensità energetica, originariamente sviluppati per i data center, possono essere applicati direttamente agli immobili logistici in termini di metodologia, poiché entrambe le tipologie di utilizzo condividono il problema fondamentale di una domanda di energia elettrica elevata, continua e ridondante. In tali modelli di valutazione, il costo totale di proprietà (TCO) riceve regolarmente il peso maggiore tra tutti i criteri di scelta del sito, ben prima della disponibilità di personale e dei collegamenti di trasporto.
Paradossalmente, gli immobili logistici offrono vantaggi strutturali che li rendono particolarmente adatti alla transizione energetica. Ampie superfici sui tetti, per lo più inutilizzate, spesso lotti di terreno estesi con spazio per impianti solari a terra e sistemi di accumulo, e un profilo di consumo generalmente diurno che si allinea bene con le caratteristiche di generazione del fotovoltaico, creano un potenziale di sinergia che manca in molte altre tipologie di immobili. Consulenti immobiliari e analisti di mercato utilizzano ormai lo slogan “L’energia è la nuova posizione” per descrivere come la disponibilità garantita di energia stia influenzando sempre più la valutazione degli immobili stessi, poiché inquilini e investitori attribuiscono maggiore importanza a questo criterio durante la due diligence e nei rinnovi dei contratti di locazione.
La catena del freddo come caso estremo di consumo energetico
L’urgente necessità di efficienza energetica è particolarmente evidente nel settore della logistica a temperatura controllata. Secondo diversi studi, i magazzini frigoriferi e di surgelazione consumano da tre a cinque volte più energia rispetto a un magazzino convenzionale di pari dimensioni, poiché la refrigerazione deve funzionare 24 ore su 24, sette giorni su sette, indipendentemente dalla temperatura esterna o dal livello di occupazione. L’Associazione tedesca delle aziende di logistica frigorifera e di stoccaggio a temperatura controllata stima che il sistema di refrigerazione rappresenti dal 70 all’85% del consumo energetico totale di un magazzino frigorifero, mentre altri consumi energetici come illuminazione, sistemi di trasporto e scaffalature mobili costituiscono la parte restante. Di conseguenza, i costi energetici possono arrivare a rappresentare fino al 30% dei costi operativi totali di un magazzino frigorifero, risultando la seconda voce di spesa più importante dopo i costi del personale.
Questi dati spiegano perché l’analisi del costo totale di proprietà (TCO) riveste un’importanza strategica di gran lunga maggiore nel settore dei prodotti refrigerati rispetto a quello dei magazzini per merci secche. Chiunque progetti un impianto di refrigerazione basandosi esclusivamente sui costi di costruzione più bassi per metro quadro ignora sistematicamente la componente di costo che determina realmente il costo complessivo per l’intero ciclo di vita dell’immobile. Analisi di esperti sulle operazioni di refrigerazione dimostrano che il solo riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria (HVAC) può rappresentare fino al 70% del budget energetico di un impianto di questo tipo, mentre il passaggio a sistemi di refrigerazione con compressori a velocità variabile può generare risparmi compresi tra il 15 e il 30%. I convertitori di frequenza sui compressori, che riducono automaticamente il consumo energetico durante i periodi di minore carico di raffreddamento, possono ulteriormente ridurre i costi annuali dell’elettricità dal 15 al 25%. Questi guadagni in termini di efficienza superano di gran lunga qualsiasi considerazione fatta per i magazzini per merci secche e, pertanto, modificano radicalmente la logica di investimento per l’intera categoria di asset.
La situazione è aggravata dalle dinamiche normative legate al Regolamento europeo sui gas fluorurati (F-Gas), che sta progressivamente limitando l’uso di refrigeranti dannosi per il clima e obbligando gli operatori di impianti esistenti ad ammodernare o sostituire completamente le proprie apparecchiature. Questa transizione coincide con un aumento dei prezzi dell’energia e crea un duplice dilemma di investimento per molti operatori del settore della refrigerazione: nel breve termine è necessario un significativo impegno di capitale, mentre nel lungo periodo si profilano all’orizzonte i guadagni di efficienza essenziali per mantenere la competitività. Chi integra questa conversione fin dalle prime fasi in una strategia energetica globale, anziché sostituire i singoli componenti isolatamente, può ridurre al minimo i tempi di inattività e distribuire i rischi di investimento su un periodo più lungo.
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Konrad Wolfenstein
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