Lonate Pozzolo (Va) – Temporali che esplodono in pochi minuti, raffiche di vento che cambiano improvvisamente direzione, turbolenze sempre più intense. Quello che fino a qualche anno fa sembrava uno scenario riservato alle rotte tropicali oggi può accadere sopra le nostre teste. Da Malpensa a Fiumicino, da Genova agli altri aeroporti europei, gli equipaggi si trovano sempre più spesso a gestire fenomeni difficili da prevedere.
Il più insidioso è il wind shear, una variazione improvvisa della direzione e dell’intensità del vento che può compromettere le fasi più delicate del volo, come decollo e atterraggio. È un fenomeno che può comparire rapidamente, modificando in pochi secondi le condizioni intorno all’aereo e richiedendo ai piloti una risposta immediata. «Anche se voliamo in Europa ci addestriamo con le stesse turbolenze che ci sono sull’Oceano Indiano», spiega il pilota Alessandro Matteoli, nominated person crew training EasyJet Europe. «Le condizioni meteorologiche stanno cambiando perché ormai arrivano temporali come quelli che vedevamo in quelle zone: in dieci minuti succede il finimondo e un’ora dopo torna il cielo azzurro». Un cambiamento che Matteoli ha visto anche negli anni di lavoro a Malpensa. «Quando sono arrivato nel 2007 abbiamo iniziato a registrare i primi cambiamenti importanti. All’inizio erano episodi occasionali, poi sono diventati sempre più frequenti e oggi sappiamo che possono succedere». Se cambia il cielo, cambia anche il modo in cui ci si prepara ad affrontarlo. Perché in aviazione l’emergenza non si improvvisa: si costruisce prima, trasformando ogni possibile scenario critico in una procedura conosciuta.
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Nei simulatori dove l’emergenza diventa routine
Ma come si impara a gestire un’emergenza a migliaia di metri da terra? La risposta è al Training Center EasyJet del Cae, all’interno del World Trade Center di Malpensa, uno dei luoghi dove la sicurezza dei voli viene preparata ogni giorno. Qui i piloti entrano nei Full Flight Simulator, enormi cabine di pilotaggio che riproducono fedelmente gli Airbus 320. All’esterno sembrano macchine immobili, ma al loro interno possono trasformarsi in qualsiasi scenario: una tempesta improvvisa, una turbolenza violenta, un guasto tecnico, un problema ai sistemi di bordo. Basta un comando per trasformare un volo tranquillo in una situazione critica. Tutto è simulato, ma la pressione per chi è ai comandi è quella di un volo reale: ogni decisione deve essere presa in pochi secondi, seguendo procedure precise ma anche valutando il contesto.
«In un settore dove le compagnie competono per passeggeri e rotte, sulla sicurezza si lavora insieme. Non esistono competitor in tema di safety», afferma Giorgio Peon Gonzalez, head of training EasyJet Europe. La sicurezza diventa così un terreno comune, dove le esperienze vengono condivise perché ogni evento può diventare un insegnamento. Per decenni l’addestramento dei piloti si è basato su scenari standardizzati, esercizi uguali per tutti e definiti molti anni fa. Oggi il principio è cambiato: non si preparano più soltanto situazioni teoriche, ma quelle che emergono realmente dall’attività quotidiana della compagnia. È il metodo dell’Evidence Based Training (Ebt), un approccio che ha rivoluzionato la formazione di piloti e assistenti di volo. Ogni evento fuori dall’ordinario può diventare una lezione: una turbolenza particolare, una comunicazione complessa con la torre di controllo, una procedura che ha richiesto più tempo del previsto. «Qualsiasi cosa fuori dall’ordinario deve essere riportata alla Compagnia dai piloti e dagli assistenti di volo. Da quelle segnalazioni riusciamo a creare l’Ebt». La logica è semplice: se cambia il mondo reale, deve cambiare anche il modo di addestrarsi. Non significa eliminare le procedure tradizionali, ma scegliere dove concentrare maggiormente l’attenzione. Un guasto motore, per esempio, resta una competenza da mantenere, ma se dall’analisi dei dati emerge che una determinata situazione è più frequente o più critica in quel momento, il programma di addestramento può adattarsi.
Il lato umano dell’emergenza: quando la sicurezza passa dalle persone
Ma un volo non è fatto soltanto di motori, sistemi e condizioni meteorologiche. A bordo ci sono persone, paure e comportamenti che possono trasformare una situazione ordinaria in una crisi. Antonio Crocitto, uno dei 277 istruttori di bordo EasyJet, racconta come negli ultimi anni sia cambiato anche il rapporto con i passeggeri. Dal post Covid sono aumentati i casi di persone moleste o “disruptive”, situazioni che richiedono all’equipaggio non solo sangue freddo, ma anche capacità psicologica. «Quello che cerchiamo di insegnare è capire che cosa c’è dietro. A volte un passeggero che sembra ostile è semplicemente una persona terrorizzata dal volo». Dietro un comportamento aggressivo possono esserci paura, ansia, stress, consumo di alcol o la difficoltà di adattarsi a un ambiente particolare come quello della cabina, soprattutto quando il volo attraversa una forte turbolenza. Per questo anche gli assistenti di volo si allenano nel simulatore, riproducendo situazioni realmente accadute: dalla gestione di un passeggero agitato a un’emergenza medica, fino agli incendi in cabina. Tra gli scenari più recenti c’è quello del fumo provocato da un powerbank difettoso. Le batterie al litio possono surriscaldarsi rapidamente e generare un incendio difficile da controllare.
Gli equipaggi imparano a individuare il problema, isolare il dispositivo e intervenire prima che la situazione peggiori. Si provano anche gli interventi sanitari. «Usare un defibrillatore su un manichino è un conto. Farlo in un corridoio stretto, dopo aver spostato un passeggero dal sedile, con altre persone spaventate intorno, richiede uno sforzo fisico e mentale completamente diverso». E poi c’è lo scenario più estremo: l’evacuazione dell’aereo. Gli equipaggi devono essere preparati a far uscire tutti i passeggeri nel minor tempo possibile: la normativa internazionale prevede che un velivolo venga evacuato completamente in 90 secondi, utilizzando soltanto una parte delle uscite disponibili e simulando condizioni di emergenza reale. Perché quando un aereo vola davvero, l’obiettivo è uno solo: fare in modo che tutto ciò che è stato provato centinaia di volte nel simulatore non debba mai diventare realtà.
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di Noemi Penna
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dalla nostra inviata Noemi Penna
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