Sabato libero, lezioni dal lunedì al venerdì fino alle 14 e una sperimentazione triennale al via dall’anno scolastico 2027/2028. È questa la strada indicata dal Segretario all’Istruzione Teodoro Lonfernini per introdurre la settimana corta alle scuole medie di San Marino. Il modello prevede 30 moduli da 55 minuti, due ricreazioni e compresenze tra docenti, senza ridurre il monte ore complessivo.
Le conclusioni del gruppo di lavoro istituito dal Congresso di Stato sull’argomento sono state presentate ieri nella prima Commissione consiliare. Due i modelli presentati: il primo modello concentra le attività obbligatorie nelle cinque mattinate, attraverso 30 moduli settimanali. Il secondo prevede invece 32 moduli e un rientro pomeridiano obbligatorio fino alle 16.30, soluzione che renderebbe necessari anche un servizio mensa e una diversa organizzazione delle strutture e dei servizi.
“Allo stato attuale delle valutazioni – ha spiegato Lonfernini – ritengo che il modello basato sulle cinque mattinate rappresenti la soluzione che meglio risponde alle esigenze emerse nel corso dell’analisi preliminare”. L’orientamento, ha precisato, nasce dalla convinzione che “l’innovazione della scuola non debba essere ricercata necessariamente attraverso un incremento del tempo di permanenza degli studenti negli edifici scolastici, bensì attraverso un ripensamento delle modalità con cui il tempo viene utilizzato”.
La soluzione delle cinque mattinate secondo la Segreteria “appare inoltre maggiormente coerente con l’obiettivo di favorire un migliore equilibrio tra scuola, famiglia, attività sportive, culturali e tempo libero, riconoscendo il valore educativo che tali esperienze rivestono nel percorso di crescita delle giovani generazioni”.
La proposta indicata come migliore prevede un orario dalle 8 alle 14, articolato in sei moduli giornalieri da 55 minuti, con due intervalli da 15 minuti. Il primo modulo si svolgerebbe dalle 8 alle 8.55, il secondo fino alle 9.50, seguito dalla prima ricreazione. Dopo altri due moduli, dalle 10.05 alle 11.55, sarebbe prevista la seconda pausa; le lezioni riprenderebbero poi dalle 12.10 alle 14.
“Attraverso le due compresenze – ha aggiunto Lonfernini – riusciamo a mantenere sostanzialmente inalterate le 30 ore e i 30 moduli previsti”. Per questo “il sabato non rientrerebbe più nel monte orario obbligatorio né nel conteggio dei moduli” e potrebbe eventualmente essere destinato ad attività ulteriori di carattere extradidattico.
“Non verrà meno nulla di ciò che oggi garantisce qualità. Sarà semplicemente riorganizzato quanto già esiste”, ha assicurato. “La vera novità sarà rappresentata dalla compresenza e dall’insegnamento integrato. Siamo convinti che questo migliorerà la didattica perché non ci saranno soltanto lezioni frontali, con insegnante, cattedra e banchi, ma anche attività laboratoriali, maggiore condivisione tra le classi dello stesso anno e un’integrazione che rafforzerà le capacità di apprendimento“.
La compresenza sarà organizzata a rotazione tra le diverse discipline. Le simulazioni effettuate hanno coinvolto pressoché tutti gli insegnanti, ad eccezione, per ragioni pratiche, dei docenti di religione e di etica, cultura e società. Il gruppo di lavoro proseguirà la propria attività fino all’avvio della sperimentazione, coinvolgendo progressivamente un numero maggiore di docenti. Già da quest’anno, inoltre, sono previsti specifici percorsi di formazione sulle nuove metodologie didattiche.
Il Segretario ha ribadito che il confronto resta aperto, pur senza nascondere la preferenza dell’Esecutivo tra le due ipotesi. “Si tratterebbe di una soluzione che potremmo considerare inizialmente sperimentale e, quando parliamo di un primo periodo, intendiamo un triennio”. La prospettiva indicata è quella del triennio con partenza dal 2027. Per consentire aggiustamenti durante la fase sperimentale, la Segreteria intende intervenire attraverso un decreto, assicurando così la flessibilità necessaria per correggere o migliorare il progetto sulla base dei risultati e delle criticità che emergeranno. “L’eventuale introduzione della settimana scolastica su cinque giorni non rappresenta un mero intervento organizzativo”, ha osservato Lonfernini, “ma costituisce un’opportunità per riflettere sul modello di scuola che il nostro Paese intende costruire per il futuro: una scuola moderna, inclusiva, capace di innovare senza rinunciare alla qualità”.
Le posizioni dei commissari
Le proposte hanno raccolto un’apertura sostanziale da parte di tutti i commissari, pur con osservazioni e cautele. Carlotta Andruccioli, Domani-Motus Liberi, ha ricordato anche la preferenza già espressa in passato dalle famiglie. La commissaria ha però invitato a non partire dall’orario per adattare in un secondo momento l’offerta formativa: “La prima domanda dovrebbe essere quale tipo di istruzione e di formazione vogliamo garantire agli studenti della scuola secondaria inferiore”. Prima, a suo giudizio, vanno definiti competenze, discipline e obiettivi educativi, con particolare attenzione alla comprensione del testo, all’inglese, all’educazione digitale e ai laboratori. “Non credo si debba partire dall’orario per adattare l’offerta formativa, ma fare il percorso inverso”, ha ribadito.
A valutare positivamente il mantenimento sostanziale del monte ore è stato Emanuele Santi, Rete. “Sul fatto che non vengano sottratte ore alla didattica possiamo esprimere una prima valutazione positiva, perché era proprio questo il nostro timore”, ha affermato. Restano tuttavia alcuni aspetti da approfondire: l’impatto dell’uscita alle 14 sull’organizzazione delle famiglie, il funzionamento concreto delle compresenze, la rotazione tra le discipline e il coinvolgimento di insegnanti e genitori. “Il vero tema, infatti, non è tanto il numero delle ore, quanto il modo in cui la nuova organizzazione dell’orario si integrerà con la didattica”. Il giudizio definitivo, ha concluso, potrà arrivare soltanto quando il quadro sarà completo e ben definito.
Sostegno convinto alla riforma è arrivato invece da Marco Mularoni, PDCS, che ha richiamato la necessità di accettare gli inevitabili adattamenti legati a ogni cambiamento, compresi quelli relativi ai trasporti scolastici. “Ogni idea nuova, ogni cambiamento, ogni modalità operativa differente rispetto al passato comporta inevitabilmente modifiche, adattamenti, un periodo di sperimentazione”, ha osservato. Il modello delle cinque mattinate è stato indicato come il più equilibrato e sostenibile nell’immediato. “Per questo apprezzo l’idea e dico di andare avanti”, ha aggiunto Mularoni, proponendo di valorizzare il sabato libero attraverso attività sportive, ludiche ed extrascolastiche.
Sul valore del tempo restituito alle famiglie si è soffermata Barbara Bollini, PDCS. La richiesta di eliminare il sabato, ha ricordato, era già emersa molti anni fa tra i genitori: “Quando mio figlio frequentava le scuole medie, circa vent’anni fa, furono gli stessi genitori a chiedere la possibilità di eliminare il sabato per avere più tempo da dedicare ai figli e alla famiglia”. A suo avviso, l’uscita alle 14 permette di mantenere liberi i pomeriggi per lo sport, i compiti e le altre attività, senza impoverire l’offerta formativa. “Le ore quindi non vengono ridotte”, ha sottolineato, sostenendo che le due ricreazioni e la presenza contemporanea di più insegnanti possano rendere l’apprendimento più efficace e meno gravoso. “Per concludere, dico che questa riforma è benvenuta”.
Donatella Merlini, PSD, ha accolto con favore l’attenzione dedicata alla scuola media senza esprimere contrarietà verso nessuno dei due modelli. “Per quanto mi riguarda, non ho preclusioni nei confronti di nessuno dei due modelli”, ha chiarito. I dubbi riguardano soprattutto la concentrazione delle lezioni nelle sei ore mattutine e la capacità degli studenti di mantenere attenzione ed efficacia nell’ultima parte della giornata: “Nutro qualche dubbio sulla possibilità che gli studenti riescano ad affrontare al meglio l’ultima ora di lezione, che inevitabilmente diventa la più impegnativa”. Positivo, per Merlini, il carattere sperimentale del progetto, perché “solo dopo alcuni anni potremo valutare se le scelte compiute saranno state realmente utili e avranno prodotto buoni risultati”.
Favorevole alla direzione intrapresa anche Giuseppe Maria Morganti, Libera, secondo il quale il primo modello è oggi il più realistico, vista l’assenza delle strutture necessarie per i rientri pomeridiani. “Tra i due modelli sceglierei anch’io quello individuato dalla Segreteria, perché oggi, dal punto di vista strutturale, non siamo preparati per il rientro pomeridiano”, ha spiegato. L’invito è però a non irrigidire la discussione sul numero dei moduli: “Non dobbiamo preoccuparci tanto del numero dei moduli quanto del tempo scuola e della sua organizzazione”. La modifica dell’orario, ha aggiunto, dovrebbe diventare l’occasione per rinnovare il modello educativo. “Se la scuola diventa, nel senso più positivo del termine, anche un luogo in cui si sta bene, in cui ci si diverte imparando, in cui si cresce attraverso esperienze formative, creative e coinvolgenti, allora anche sei ore di permanenza diventano molto più affrontabili”.
A richiamare l’attenzione sull’età delicata degli alunni delle medie è stata infine Maria Katia Savoretti. “Da parte di Repubblica Futura non c’è mai stata una contrarietà a priori alla possibilità di valutare il passaggio delle scuole medie da sei a cinque giorni”, ha premesso. Il gruppo chiede però che venga valutato con attenzione il possibile calo della concentrazione: “Se nelle ultime ore i ragazzi perdono la concentrazione, rischiamo di recuperare l’orario sulla carta ma di perdere efficacia sul piano dell’apprendimento”. Recuperare formalmente le ore del sabato, ha osservato, non basta se il tempo aggiuntivo non viene impiegato attraverso modalità didattiche realmente efficaci. Apprezzata, in conclusione, la disponibilità del Segretario a mantenere il confronto aperto: “Credo sia l’approccio giusto: ragionare insieme, ciascuno mettendo a disposizione le proprie competenze, senza partire da posizioni predefinite”.
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