Nasdaq 100, il lavoro frena la Fed e riaccende …




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Payroll deludenti rafforzano le speranze di una Fed meno aggressiva

Wall Street reagisce con acquisti a un rapporto sul mercato del lavoro statunitense nettamente più debole delle attese, interpretato dagli investitori come un elemento che riduce la necessità per la Federal Reserve di proseguire con una politica monetaria restrittiva.

Il principale catalizzatore della seduta arriva dai Nonfarm Payrolls di luglio.

L’economia statunitense ha infatti perso 23.000 posti di lavoro, contro attese per un incremento di circa 80.000 unità.

A rendere ancora più debole il quadro contribuiscono le pesanti revisioni dei due mesi precedenti: maggio e giugno vengono rivisti complessivamente al ribasso di 103.000 posti di lavoro.

Il tasso di disoccupazione scende al 4,1%, meglio del 4,2% atteso, ma il miglioramento è dovuto anche a un’ulteriore diminuzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro.

Rallenta inoltre la crescita delle retribuzioni: i salari medi orari aumentano dello 0,1% su base mensile, contro lo 0,3% previsto.

La reazione del mercato è immediata.

Secondo il CME FedWatch, la probabilità attribuita dagli operatori a un rialzo dei tassi nella riunione di settembre scende dal 55% a circa il 40-44%, mentre i Treasury registrano un deciso recupero con il rendimento del decennale in calo di circa 5 punti base al 4,63%. Anche il dollaro arretra, con il Dollar Index in flessione di circa lo 0,4%.

L’attenzione degli investitori si sposta ora sui dati della prossima settimana, a partire dall’inflazione di luglio (CPI) di mercoledì, seguita da prezzi alla produzione (PPI) e vendite al dettaglio, che potrebbero fornire indicazioni decisive sulle prossime mosse della banca centrale americana.

Mercato del lavoro e manifattura raccontano una storia diversa

Il dato sui Nonfarm Payrolls appare ancora più interessante se confrontato con gli altri indicatori congiunturali pubblicati negli ultimi giorni.

Se il mercato del lavoro ha mostrato segnali di raffreddamento, il settore manifatturiero statunitense continua invece a evidenziare una sorprendente capacità di tenuta.

L’indice ISM manifatturiero è infatti salito a 55,6 punti a luglio dai 53,3 del mese precedente, superando le attese degli analisti (54,0) e confermandosi ampiamente sopra la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione dell’attività economica.

Anche le componenti interne del sondaggio risultano incoraggianti. I nuovi ordini sono saliti a 56,7 punti da 56,0, mentre soprattutto l’indice dell’occupazione manifatturiera è tornato in territorio espansivo, balzando a 52,8 punti dai 49,7 precedenti.

Contemporaneamente, la componente relativa ai prezzi pagati è scesa a 71,1 punti da 73,0, segnalando un graduale allentamento delle pressioni inflazionistiche.

Nel complesso emerge quindi un quadro meno negativo di quanto suggerisca il solo rapporto sull’occupazione.

L’economia americana sembra attraversare una fase di raffreddamento del mercato del lavoro senza un vero deterioramento dell’attività produttiva, uno scenario che rappresenterebbe la combinazione ideale per la Federal Reserve: crescita ancora positiva, pressioni sui salari più contenute e inflazione in graduale rallentamento.

Sarà proprio l’evoluzione di questo equilibrio tra occupazione, manifattura e prezzi a determinare le prossime decisioni della banca centrale e, di conseguenza, la direzione dei mercati obbligazionari e azionari.

Occhi puntati anche sul mercato obbligazionario

Un ruolo determinante nelle prossime sedute sarà giocato anche dal mercato obbligazionario, spesso il primo a incorporare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.

Dopo la pubblicazione dei dati sul lavoro, il rendimento del Treasury decennale è sceso di circa 5 punti base fino al 4,63%, mentre anche le altre scadenze hanno registrato un calo dei rendimenti.

La flessione riflette il ridimensionamento delle attese di un rialzo dei tassi già a settembre e ha favorito il recupero dei titoli tecnologici, particolarmente sensibili all’andamento dei tassi di interesse.

Per il Nasdaq 100 sarà quindi fondamentale monitorare l’evoluzione dei rendimenti nelle prossime sedute.

Se il Treasury decennale dovesse continuare a scendere, sostenuto da un’inflazione in rallentamento e da ulteriori segnali di raffreddamento dell’economia, il comparto tecnologico potrebbe beneficiare di un ulteriore supporto, aumentando le probabilità di un breakout sopra i massimi di giugno.

Un improvviso ritorno al rialzo dei rendimenti, magari in seguito a dati sull’inflazione superiori alle attese, potrebbe invece frenare il tentativo di allungo dell’indice e riportare volatilità sui titoli growth.

Per questo motivo, nelle prossime settimane, il comportamento del mercato obbligazionario sarà probabilmente importante quanto quello dell’azionario nel determinare la direzione di Wall Street.

Nasdaq 100 prova il breakout: sopra 29.750 riparte il trend di lungo periodo

Dal punto di vista grafico il Nasdaq 100 torna ad avvicinarsi a una delle resistenze più importanti delle ultime settimane.

Dopo la correzione sviluppatasi dai massimi di giugno, l’indice sta infatti tentando nuovamente di superare area 29.750 punti, corrispondente al lato superiore del flag rialzista costruito dopo il top del 3 giugno.

Nasdaq 100, il lavoro frena la Fed e riaccende il rally

La violazione di questa resistenza rappresenterebbe un importante segnale di forza, soprattutto se confermata dalla chiusura della seduta e della settimana oltre il livello appena riconquistato.

In quel caso aumenterebbero le probabilità di una ripresa del trend rialzista di medio-lungo periodo.

La conferma definitiva arriverebbe però solo con il superamento dei massimi di giugno in area 30.750 punti, livello oltre il quale il mercato invaliderebbe completamente la fase correttiva estiva.

Dal punto di vista delle proiezioni tecniche, il flag sviluppato negli ultimi due mesi ha un’ampiezza di circa 2.500 punti.

Proiettando tale distanza dal punto di breakout si ottiene un obiettivo teorico in area 32.250 punti, coerente con la prosecuzione del trend rialzista dominante che accompagna il Nasdaq 100 ormai da molti mesi.

Fino a quando le quotazioni resteranno sopra la fascia di supporto compresa tra 29.000 e 29.750 punti, lo scenario costruttivo rimarrà il più probabile.

Una chiusura convincente oltre la resistenza potrebbe quindi rappresentare il segnale tecnico atteso dagli operatori per l’avvio di una nuova gamba rialzista.

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