L’emozione deve essere stata forte. «Ho appreso la tristissima notizia dalla morte del Suo amato fratello Carlo e ho voluto scriverle per farle le mie più sentite condoglianze. Posso solo immaginare quanto sentirà la sua mancanza e le sono vicino con tutto il cuore per questa gravissima perdita». Provenienza: Buckingham Palace. Incipit, saluti e firma a pennarello: Charles K.
IL RITRATTO
Dall’Arcigola a Papa Francesco: biografia di un grande visionario. Chi era Carlin Petrini
Chiara Petrini apre la porta della bella casa di Bra, dove tutto parla di Carlin. In centro, a due passi da via della Mendicità Istruita, dove tutto ebbe inizio, esattamente quaranta anni fa. C’è il suo studio pieno di ricordi, quadri, premi, libri, lettere di Papa Francesco. La sua poltrona preferita nella veranda un po’ british ricavata nel giardino. L’ultima volta in pubblico, per la sorella di Carlin, risale al giorno della camera ardente a Pollenzo, chiusa in un dolore composto, laico, molto piemontese. Mai vista ad un evento, la discrezione fatta persona.
IL RICORDO
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A CURA DELLA REDAZIONE
Dopo la marea di messaggi di stima, solidarietà, amicizia gratitudine e stimolo a proseguire nell’impegno visionario di Carlin, aveva deciso di partire per la Gran Bretagna. Al ritorno la sorpresa. E che sorpresa. Non un biglietto formale di partecipazione al lutto, ma una lettera personale di Re Carlo III. «Per me è stato un colpo terribile apprendere della morte di Carlo. Conoscerlo e poter ammirare i suoi straordinari risultati con il movimento Slow Food è stata una delle più grandi gioie della mia vita. Conservo i ricordi più cari di quella partecipazione, molti anni fa, a un suo incontro di Slow Food, e non riuscivo a capacitarmi di quanto fosse una persona meravigliosamente irresistibile e incontenibile».
Il rapporto tra Petrini e l’allora Principe di Galles risale al 2004 in occasione della prima edizione di Terra Madre a Torino. Era il 24 ottobre, poi la visita all’Università di Pollenzo. C’erano poi stati diversi altri incontri, a Firenze, nella residenza di campagna di re Carlo III e della regina Camilla di Highgrove nel Gloucestershire, infine a Ravenna durante la visita ufficiale in Italia di un anno fa. Prosegue la lettera: «Ho un particolare ricordo di un ristorante di Firenze, che abbiamo visitato durante il nostro tour ufficiale alcuni anni fa. Senza alcun dubbio, è stata una gradevolissima cena, in compagnia di Carlo e il suo amico, il proprietario di un ristorante Slow Food». Era, precisa Chiara, un amico: Fabio Picchi del ristorante Cibreo, oggi scomparso.
Il reportage
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«Ogni volta che le nostre strade si incrociavano, il mio affetto e la mia ammirazione per lui crescevano. Per questo la sua recente scomparsa ha significato la perdita insopportabile di una persona della quale questo mondo, sempre più pericoloso e incerto, non poteva permettersi di fare a meno», prosegue la lettera. «Carlo rappresentava la ragionevolezza, l’umanità e i valori della civiltà e, come accadrà a moltissime altre persone in tutto il mondo, sentirò la mancanza della sua presenza vitale e capace di ispirare più di quanto sia possibile descrivere a parole».
L’ultimo incontro, lo scorso anno a Ravenna, l’abbraccio in piazza fuori protocollo: «Lo ricorderò sempre come l’ho visto a Ravenna un anno fa, durante la nostra visita ufficiale in Italia, quando Carlo mi presentò molti produttori in un piazza». E infine: «È stato uno dei grandi privilegi della mia vita aver conosciuto Carlo e, pur rendendomi conto che questa lettera è del tutto inadeguata di fronte a circostanze così devastanti e dolorose, desideravo che lei sapesse quanto è presente nei miei pensieri più cari e nelle mie preghiere in questo momento così straziante e difficile».
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Sorpresa, ma anche orgoglio per un riconoscimento gradito quanto inaspettato. Carlin è già stato ricordato a Campo Ligure con il premio intitolato a Don Gallo, e poi a Bosia con il murale con Einaudi e altri grandi personaggi della Granda. A Bra sono stati ricordati i quarant’anni di Slow Food. Dal 24 al 27 settembre a Torino tornerà Terra Madre: «Sarà la prima edizione senza di lui – sospira Chiara –. Dare visibilità agli ultimi: il messaggio è sempre quello».
Inevitabile un accenno alla malattia. Poco prima di Pasqua aveva riunito a Pollenzo le Comunità Laudato Sì’ con monsignor Pompili, arcivescovo di Verona: quasi un accorato passaggio di consegne. «Aveva sperato nell’efficacia delle cure. Ha continuato a lavorare ai suoi progetti. Ma aveva capito che non ce l’avrebbe fatta». L’augurio? «Che il patrimonio di idee e iniziative cui ha lavorato abbiano un futuro. Carlin credeva nei giovani e l’Università era il suo orgoglio. Perché i giovani sono il futuro».
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La casa in centro a Bra resta il mondo di Carlin. Ma anche di Chiara. La sorella presente-assente, consigliera discreta, colta, partecipe e anche all’occorrenza infermiera, dati i precedenti professionali. «Era un vulcano, a volte anche un po’ orso. Ma amava confrontarsi». Verrebbero in mente luoghi comuni. Ma non si può, parlando di Carlin, essere banali. Non ha lasciato un vuoto ma «un grande pieno». E Chiara ne è, giustamente, testimone e custode.
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