«Salve, cittadino del paese dell’ozio». L’iscrizione è collocata sopra l’ingresso della Casa Rossa di Anacapri: «Kaire o polita apragopoleos». Il riferimento è ad Apragopolis, il nome scherzoso che, secondo Svetonio, l’imperatore Augusto attribuì a una parte di Capri dove alcuni uomini del suo seguito trascorrevano il tempo lontano dagli affari pubblici, nella città del dolce far niente. Leggo la frase camminando lungo via Giuseppe Orlandi. La facciata color rosso pompeiano si distingue dalle case chiare del centro. Davanti all’ingresso passano gruppi diretti verso Villa San Michele e la seggiovia del Monte Solaro. Entro.
“Ci chiamano fragili, ma qui lavoriamo”: dentro il museo Casa Rossa di Anacapri con Kevin e Lorenzo
Kevin Perri indossa una maglietta bianca con il logo della cooperativa La sciuscella: un piccolo albero stampato sul petto. Tiene le mani raccolte davanti a sé, poi le apre verso le sale. «Benvenuti». A Marina Grande la giornata è cominciata in coda per la funicolare. Sotto il sole, lungo la strada del porto, si incrociavano comitive appena sbarcate, bagagli e persone intente a controllare sul telefono l’orario della partenza. Dentro la Casa Rossa il traffico non arriva. Nelle sale c’è poco pubblico e il passaggio da un quadro all’altro segue un altro ritmo.
Kevin Perri, socio lavoratore della cooperativa La sciuscella di Anacapri
Kevin comincia dalla pinacoteca. Si avvicina alle tele, ne indica alcuni particolari e collega i nomi di chi le ha dipinte ai luoghi rappresentati. Le frasi a volte si interrompono: cerca una parola, riprende il discorso, passa per qualche momento all’inglese e poi torna all’italiano. Accompagna la spiegazione con le mani e alterna lo sguardo tra le opere e chi lo ascolta. Sulla terrazza indica i tetti di Anacapri, la vegetazione, il profilo della montagna e il mare. Gli chiedo che cosa significhi il nome della cooperativa. «La sciuscella è il carrubo, è l’albero rappresentato sulla maglietta», scelto come simbolo del gruppo: una pianta sempreverde, longeva e legata alla terra in cui cresce. Quando gli domando che cosa rappresenti per lui il museo, risponde senza esitazioni: «La Casa Rossa è la mia seconda casa». Dice di sentirsi felice. Per spiegare lo spirito della cooperativa gli bastano quattro parole: «Siamo inclusivi, non esclusivi». Il suo desiderio, racconta, era lavorare lì.
Uno degli spazi interni del museo Casa Rossa di Anacapri, foto di Pasquale Quaranta
Lorenzo Zora segue invece l’ordine degli avvenimenti, indica la torre aragonese inglobata nell’edificio e racconta la storia del colonnello statunitense che volle la Casa Rossa. «Si chiamava John Clay MacKowen, la fece costruire tra il 1876 e il 1899. Venne a vivere a Capri e qui raccolse oggetti antichi dell’isola oltre a ricordi provenienti dai suoi viaggi». Nella casa confluirono anche reperti provenienti da Villa Jovis e dalla Villa di Gradola. La pinacoteca “L’isola dipinta” conserva opere dedicate a Capri, mentre un’altra sezione racconta le statue romane recuperate nei fondali della Grotta Azzurra. «Mi piace raccontare la storia della Casa Rossa e farla conoscere alle persone che arrivano qui», dice Lorenzo. «Ogni giorno incontro visitatori diversi».
Lorenzo Zora, socio lavoratore della cooperativa La sciuscella di Anacapri
Kevin e Lorenzo hanno modi differenti di presentare le sale. Sono entrambi soci lavoratori della cooperativa La sciuscella e lavorano alla Casa Rossa dal 2020 con un contratto a tempo indeterminato. Il percorso era cominciato nel 2019, con un corso di accoglienza turistico-museale finanziato dal Comune di Anacapri aperto a persone con e senza disabilità. Dal corso nacque poi la cooperativa, che partecipò alla gara per la gestione della Casa Rossa.
La Casa Rossa è uno dei cinque siti dei Musei di Capri, istituto autonomo del Ministero della Cultura
A ricostruire la nascita del progetto è Sara Oliviero, storica dell’arte dei Musei di Capri, diretti da Luca Di Franco, e responsabile della Casa Rossa. Nel suo percorso ha lavorato anche a Roma, al Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio e all’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. «Prima di iniziare hanno frequentato un secondo corso sulla storia della casa e sulle opere conservate al suo interno. Siamo partiti in pieno Covid», racconta. Quest’anno Kevin e Lorenzo hanno seguito un nuovo corso di aggiornamento e ottenuto un diploma di qualifica. «La formazione non riguarda soltanto le opere: comprende la gestione dello stress, l’orientamento, la memoria, l’organizzazione dei tempi e l’inglese per accogliere il pubblico internazionale»,spiega Oliviero. «Durante l’inverno vengono organizzati anche laboratori manuali, artistici e teatrali».
Sara Oliviero, storica dell’arte dei Musei di Capri e responsabile della Casa Rossa
La sciuscella crea opportunità di lavoro per persone che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso all’occupazione. Alla Casa Rossa gestisce biglietteria, contabilità, accoglienza, audioguide, laboratori ed eventi. Oggi riunisce tredici persone, quattro delle quali assunte a tempo indeterminato. Entro la fine del 2026 partirà un nuovo progetto: nove persone con disabilità svolgeranno tirocini retribuiti nel settore turistico, per accompagnarle verso un lavoro nelle imprese dell’isola. «Ci siamo concentrati su quello che potevano fare, invece che su ciò che non potevano fare», dice Ersilia Gragnaniello, presidente della cooperativa La sciuscella. Negli anni, racconta, sono cresciute l’autonomia, la consapevolezza delle proprie capacità e la partecipazione alla vita di Anacapri. «La difficoltà principale – aggiunge – è stata superare l’idea che la disabilità coincida con una malattia, organizzando invece spazi, mansioni e affiancamenti sulla base delle caratteristiche di ciascuna persona».
Kevin Perri, socio lavoratore della cooperativa La sciuscella di Anacapri
Quando torno nelle sale, Kevin è di nuovo davanti a una tela. Oltre la finestra le comitive continuano a scorrere lungo via Giuseppe Orlandi. Per tornare al porto prendo un piccolo autobus. È pieno, fa ancora caldo e il traffico rallenta lungo i tornanti. A Marina Grande ritrovo le file, gli annunci degli imbarchi e i gruppi in attesa di lasciare l’isola. Sopra la porta della Casa Rossa resta l’invito al «paese dell’ozio». Dentro, Kevin e Lorenzo hanno ancora un turno da finire. Nel luogo del dolce far niente, l’inclusione ha preso la forma concreta di un lavoro.
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Pasquale Quaranta
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