CITTA’ DEL VATICANO. «Solo uniti a Cristo possiamo far sì che il mondo creda in Lui, anche in mezzo ai problemi che vedete intorno a voi a causa della violenza, dell’indifferenza e della mancanza di senso», dice il Papa ad organizzatori e partecipanti alla terza Giornata nazionale della gioventù messicana in corso a Monterrey. Leone XIV ribadisce che «solo uniti a Cristo possiamo far sì che il mondo creda in Lui, anche in mezzo ai problemi causati da violenza, indifferenza e mancanza di senso». Da qui l’appello ai giovani: «Mostrate al mondo qual è lo scopo della nostra vita: unirci a Lui e raggiungere così, partecipando alla sua vita, la santità alla quale siamo chiamati». Il Pontefice si rivolge ai ragazzi messicani, riuniti in più di 10 mila a Monterrey il 15 e 16 agosto, per la terza Giornata nazionale della Gioventù, in preparazione alla Gmg di Seul (Corea del Sud) nell’agosto 2027. Il meeting ha come tema la frase di Gesù: “Anche voi date testimonianza, perché siete con me”, quindi il Papa chiede ai giovani: «Abbracciate queste parole con la vostra stessa vita. Fermatevi e concedetevi del tempo nel silenzio».
Valore dell’unità
Robert Francis Prevost definisce l’incontro di Monterrey «una bella occasione d’incontro tra tutti voi, insieme con i vostri pastori, che scaturisce dalla comunione con Cristo». Ed esorta i giovani messicani ad essere capaci «di fermarvi e di concedervi del tempo nel silenzio per discernere ciò che veramente conviene ed edifica». In questo modo «uniti al Maestro, potrete essere suoi testimoni, segni di speranza». E, prima della sua benedizione, li incoraggia a «partecipare a questa giornata con gioiosa allegria», e li affida «alla protezione materna di Santa Maria di Guadalupe». Osserva don Aldo Buonaiuto: «Mai quanto oggi i battiti del mondo vanno sintonizzati sul cuore delle nuove generazioni. Leone, a lungo insegnante e missionario, prona i ragazzi a fidarsi di Cristo e a non accontentarsi di una vita mediocre». Aggiunge il sacerdote di frontiera della Comunità Giovanni XXIII e vicedirettore della Caritas di Roma: «Il modello proposto dal Papa è quello della “vita piena” che nasce dalla “santa inquietudine” così da costruire ponti tra il conflittuale mondo contemporaneo e la “scuola di pace” di ispirazione agostiniana».
Mito da sfatare
Prosegue don Buonaiuto: «l’obiettivo di Leone XIV è sfatare il mito di una gioventù che non desidera nulla e che ha già smesso di sognare. I fenomenologi del mondo giovanile non avevano immaginato il ritorno spontaneo delle nuove generazioni verso la vita spirituale. Tutto ciò è solo l’inizio di un desiderio irrefrenabile che nasce oltre il controllo e i controllori delle “cose di Dio”. I figli delle tenebre, pur nella propria scaltrezza, non riescono a bloccare l’onda di quella ricerca appassionata e inarrestabile dei ragazzi in cammino verso una meta vera, genuina e che non delude: l’Amore Infinito, senza limiti, Gesù». Aggiunge il vicedirettore Caritas della capitale: «Le vie dello Spirito e i pensieri del Signore del tutto lontani dalle nostre supposizioni e dai nostri stereotipi e ancor più distante da certe intelligenze artificiali a cui tanta parte dell’umanità si incanta e sottomette. C’è, invece, un’intelligenza d’amore che colpisce il cuore dei nostri figli al punto da spalancare allo sguardo disincantato e cinico dell’età adulta uno scenario sorprendente. In ogni angolo del pianeta sono proprio loro, spontaneamente, a volersi riprendere la fede, la ragione della speranza, la bellezza che salverà il mondo». Sottolinea don Buonaiuto: «I giovani cercano e ascoltano: vogliono capire ma soprattutto sono decisi a far rifiorire la vita in Cristo anche dallo sterco e dai deserti che gli adulti hanno disseminato nella casa comune. Terre aride, senza pace né amore, società rabbiose e assatanate di materialismo e perversione con la pretesa e l’ossessione di lasciare in eredità ai posteri il nulla, l’abisso, il vuoto, qualche metallo prezioso, una voce robotica senza cuore né anima, volti finti inespressivi, l’assenza di abbracci e sorrisi sinceri».
Emergenza educativa
«Gli adulti stanno ancora una volta sfregiando il presente deludendo e ferendo coloro che hanno invece bisogno di cantare la vita e di apprezzarla in modo naturale e limpido. In risposta e per reazione al nichilismo di chi li precede le nuove generazioni esplorano l’avvenire da sole, o meglio tra di loro- afferma il figlio spirituale del Servo di Dio don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Giovanni XXIII-. Non si arrendono al mondo senza amore, senza Dio e come è già accaduto nella storia, i nuovi santi, gli operatori di pace e di misericordia si rigenerano e fioriscono nell’alienazione di ambienti ostili o indifferenti. Il dono più bello e grande è la resiliente presenza di alcuni padri e madri, preti e suore, maestri e guide intenzionati a sostenerli senza spegnerli, entusiasmarli senza impadronirsene, riconoscerli come protagonisti dell’opera di Dio senza etichettarli». Perciò esorta don Buonaiuto: «Mettiamoci insieme a loro, per loro, affinché questa casa chiamata terra ritorni a profumare di Cristo e del suo immenso amore. Gesù conosce il cuore dei giovani, il loro fremito davanti a discriminazioni e ingiustizie, il loro desiderio di verità, di bellezza, di gioia e di pace. Con la sua amicizia li ascolta, li motiva e li guida, chiamando ciascuno a una nuova vita».
Oltre lo scrolling
«Le nostre domande più profonde non trovano ascolto, né risposta nello scrolling infinito sul cellulare, che cattura l’attenzione lasciando affaticata la mente e vuoto il cuore. Non ci portano lontano se le teniamo chiuse in noi stessi o in circoli troppo ristretti – insegna Leone XIV -. La realizzazione dei nostri desideri autentici passa sempre attraverso l’uscire da noi stessi. Lo Spirito Santo ci fa vedere il prossimo con occhi nuovi: nell’altro c’è un fratello, una sorella».
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Giacomo Galeazzi
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