La Redazione di IrpiniAttiva.News da sempre si impegna nella promozione dell’encomiabile lavoro delle Forze dell’Ordine che operano sia al di fuori che all’interno della nostra realtà territoriale. Con il presente articolo si intende diffondere consapevolezza sulle truffe maggiormente diffuse e segnalate direttamente dai Carabinieri della Provincia di Napoli. Si invita alla lettura e alla diffusione, seguiranno ulteriori articoli.

Dai finti nipoti ai falsi carabinieri e avvocati: le recenti operazioni dei Carabinieri raccontano un sistema basato sulla manipolazione psicologica degli anziani e, in alcuni casi, su una vera e propria organizzazione dei ruoli.
Dal primo giugno ad oggi i carabinieri di Napoli hanno arrestato 17 persone per diverse truffe e questo permette un’analisi oggettiva del fenomeno.

Non è più soltanto la vecchia truffa del “finto nipote”. Le vicende raccolte negli ultimi mesi restituiscono un fenomeno articolato, nel quale le telefonate rappresentano soltanto il primo passaggio di un meccanismo più complesso.

Il copione cambia nei dettagli, ma resta fondato sulla stessa leva: la paura per un familiare. Un figlio arrestato, un nipote coinvolto in un incidente, un debito da pagare o una vicenda giudiziaria da risolvere. Al telefono si presentano falsi carabinieri, avvocati, nipoti o altri familiari. Alla vittima viene chiesto di procurarsi rapidamente denaro, gioielli o altri oggetti di valore.

In diversi casi documentati, la telefonata è soltanto l’inizio. A Sorrento, le indagini hanno ricostruito un sistema nel quale un telefonista contatta la potenziale vittima mentre un complice si muove verso l’abitazione per ritirare il bottino. In un’altra operazione, a Quarto, i Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio call center: sequestrati 17 telefoni cellulari, un computer portatile e 101 SIM telefoniche. I militari hanno documentato sette tentativi di frode in corso, oltre a una truffa già consumata ai danni di un’anziana, per 18mila euro.

Dalla telefonata alla porta di casa. Il meccanismo è particolarmente insidioso perché mantiene la vittima costantemente sotto pressione. A Piano di Sorrento, una 81enne, convinta che il figlio fosse stato arrestato, ha raccolto 1.200 euro e ha raggiunto Napoli in treno per consegnarli a quello che credeva essere un avvocato incaricato di risolvere la situazione. L’intervento dei Carabinieri ha permesso di fermare il presunto truffatore prima che si allontanasse con il denaro.

In altri casi il bottino è composto anche da gioielli, spesso dal valore affettivo prima ancora che economico. A Sant’Agnello, una 88enne è stata convinta a consegnare 500 euro e preziosi per un valore stimato tra 12 e 15mila euro, tra cui una fede matrimoniale con incisa la data del cinquantesimo anniversario.

A Piano di Sorrento, invece, una 86enne ha consegnato 5mila euro e diversi gioielli a un uomo travestito da donna, convinta di trovarsi davanti alla persona incaricata di recuperare il denaro per il figlio. La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima.

Le “trasferte” sulle isole.

Il fenomeno interessa anche le isole, dove i carabinieri hanno documentato episodi che mostrano una pianificazione delle attività.

A Ischia, due minorenni sono stati denunciati prima che potessero portare a termine una truffa. Nei loro telefoni erano presenti indirizzi e punti di interesse salvati su Google Maps; avevano inoltre con sé una placca e un tesserino falsi della Polizia di Stato. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, una vittima di 85 anni aveva già preparato circa 6mila euro in attesa dell’incaricato al ritiro.

A Procida, invece, un 32enne è stato arrestato dopo una truffa da circa 8mila euro più gioielli ai danni di una 81enne. L’uomo avrebbe poi tentato di confondersi tra i turisti cambiandosi d’abito. Gli accertamenti hanno inoltre consentito di collegarlo a una truffa avvenuta il giorno precedente a Capri.

In alcuni episodi il meccanismo è degenerato in violenza. A Ischia, una coppia di anziani, lei 80enne e il marito 93enne, è stata convinta a consegnare un pacco contenente 15mila euro. Quando i due hanno chiesto spiegazioni, il truffatore ha strappato il pacco dalle mani della donna e ha scaraventato a terra il marito, intervenuto per difenderla. Il giovane è stato successivamente bloccato dai Carabinieri e il denaro restituito ai proprietari.

La prevenzione può spezzare il copione.

Accanto agli arresti e alle denunce, c’è anche l’importanza della prevenzione.

A Sant’Antimo, una 74enne non ha consegnato i 1.900 euro richiesti perché conosceva le modalità utilizzate dai truffatori grazie alle campagne di sensibilizzazione.

A Sorrento, invece, una figlia ha intuito la truffa, ha finto di essere la madre anziana e ha registrato la conversazione con il truffatore, fornendo agli investigatori un elemento utile per ricostruire il meccanismo.

Il messaggio che emerge dalle indagini è quindi chiaro: la conoscenza del fenomeno e il coinvolgimento immediato dei familiari possono fare la differenza. Una telefonata inattesa, soprattutto quando viene utilizzata per creare paura e chiedere denaro con urgenza, deve essere verificata senza seguire le indicazioni dell’interlocutore.

Le recenti operazioni mostrano un fenomeno che continua a essere combattuto quotidianamente dalle forze dell’ordine, ma anche quanto sia fondamentale non lasciare soli gli anziani e continuare a informare le potenziali vittime sui meccanismi utilizzati dai truffatori.

Il decalogo per difendersi

1)  Ricordare che le Forze dell’ordine non chiedono mai denaro, gioielli o altri beni di valore per risolvere problemi giudiziari o evitare l’arresto di un familiare.
2)  Non fidarsi del numero visualizzato sul telefono: può essere falsificato attraverso tecniche di spoofing.
3)  In caso di telefonata sospetta, interrompere la conversazione e contattare autonomamente il familiare interessato o le Forze dell’ordine.
4)  Non aprire la porta agli sconosciuti, anche se dichiarano di essere tecnici, funzionari pubblici o appartenenti alle Forze dell’ordine.
5)  Non consegnare mai denaro, gioielli o carte di pagamento a persone che si presentano a casa a seguito di una telefonata.
6)  Non dire il nome dei propri familiari a chi telefona ponendo domande come “indovina chi sono?”: chiedere sempre direttamente chi parla.
7)  Non cliccare su link sospetti ricevuti via WhatsApp, anche se provengono apparentemente da un contatto conosciuto.
8)  Non comunicare mai codici ricevuti via SMS o codici di accesso a WhatsApp.
9)  Prima di effettuare qualsiasi pagamento o consegna di denaro, chiamare un familiare o una persona di fiducia e verificare la situazione.
10)   Segnalare immediatamente ogni tentativo di truffa al 1-1-2, anche quando il raggiro non è andato a buon fine: una segnalazione tempestiva può essere fondamentale per prevenire altri episodi e per le attività investigative.

Antonio De Rosa


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