Circondata da foreste di abeti scandinavi, la fabbrica si vede appena. Anche le lettere del logo aziendale si distinguono a fatica. Nokia. Intorno è il silenzio di Oulu, città di 200 mila abitanti tra le più a nord della Finlandia. Qui l’azienda ha inaugurato a inizio anno un nuovo centro di ricerca e produzione. Costruisce antenne e ripetitori 5G e 6G. Nei 55 mila metri quadri della fabbrica c’è una densità di potenza di calcolo impensabile fino a pochi anni fa. Nokia a Oulu produce l’infrastruttura che rende possibile la vita digitale di tutti: 4,5 miliardi di persone ricevono e spediscono dati grazie alle sue reti.

Qui, ultimo spicchio del Golfo di Botnia, quasi Lapponia, l’azienda ha costruito il proprio futuro. Dopo i fasti dell’era dei cellulari. Dopo l’iconico 3310, l’indistruttibile, e il 1100, il telefono cellulare più venduto della storia. Oggi il business dei telefoni è finito. Ma non è finita Nokia. Che si è ripensata. Oulu è diventata la sua “Casa della radio”: qui Nokia crea la tecnologia che rende possibile la trasmissione dei dati nel modo più efficiente possibile.

Le antenne non sono più semplici antenne. Sono autostrade di informazioni a flusso controllato, strumenti intelligenti che trasportano il digitale che consumiamo ogni giorno. Video streaming, app, controllo di robot, droni, auto.

Il vero business di Nokia è oggi la trasmissione dell’enorme quantità di dati che fa funzionare tutto questo: comandi per automi nelle fabbriche, immagini dei sistemi di sicurezza, sensori che monitorano temperatura, pressione e funzionamento dei macchinari. «Siamo passati dal connettere le persone al connettere le macchine», spiega Rolf Werner, capo delle vendite in Europa, ricordando il vecchio motto aziendale, connecting people. «Il futuro è connettere le intelligenze. La nostra vera sfida è creare l’infrastruttura che consentirà alle diverse intelligenze di essere connesse tra loro». Oggi il business di Nokia è la connessione delle Intelligenze artificiali. Dati e flussi di informazioni. L’oro del nuovo millennio. Ambito premiato dagli investitori: a Helsinki il titolo di Nokia è salito di oltre il 145% nell’ultimo anno, trainato dal boom della domanda per le infrastrutture Ai.

Ma Nokia non è l’unica azienda ad essersi ripensata. Gli ex colossi della telefonia mobile, oggi hanno declinato le loro competenze sugli ambiti più vicini alla nuova rivoluzione delle tecnologie digitali. E oggi vivono di nuova vita. BlackBerry, la canadese degli iconici cellulari con la tastiera, registra un +123% negli ultimi 12 mesi al Nyse. Sempre a New York Motorola Solutions, società nata dallo scorporo delle divisioni telefonia e wireless di Motorola Inc, società madre del primo cellulare pieghevole, in Italia ribattezzato ‘cozza’, naviga su un +11%, nonostante lo scivolone tra settembre e dicembre, circa 24 punti percentuali, legato ai timori sullo shutdown dell’amministrazione Usa, al pressing sui costi dei dazi e a risultati trimestrali poco graditi. Se il cambio di strategia di Nokia era nel Dna stesso dell’azienda, che le trasmissioni radio nel proprio know how le aveva già, più radicale è stata la trasformazione del BlackBerry dopo la sconfitta sul mercato subito dai nuovi smartphone touch screen.

Stop alla produzione di oggetti visibili a occhio nudo, avanti sui sistemi automatizzati. La fortuna dell’azienda canadese passa da Qnx Software Systems, acquistata da Rim nel 2010 per circa 200 milioni di dollari: i suoi software sono il cervello di oltre 275 milioni di automobili. Gestiscono schermo centrale, quadro, sicurezza e infotainment. «Quasi tutte le case automobilistiche nel mondo usano BlackBerry», ha detto al Financial Times l’ad John Giamatteo, indicando una crescente adozione nella progettazione dei veicoli in Cina, Europa e Nord America. Nel trimestre fiscale concluso il 31 maggio, BlackBerry ha registrato quasi 153 milioni di dollari di ricavi, +26% annuo, e 8,5 milioni di utile netto. Il flusso di cassa operativo è tornato positivo per la prima volta dopo nove anni.

E poi c’è Motorola. La divisione Mobility, quella dei telefoni cellulari, era stata acquistata da Google nel 2011 per 12,5 miliardi di dollari e poi ceduta tre anni dopo a Lenovo per 2,91 miliardi. Il successore legale della storica società è Motorola Solutions. Pochi giorni fa ha definito l’acquisizione di D-Fend Solutions, specializzata nelle tecnologie anti-drone, già usate in aeroporti, stadi e basi militari di oltre 30 Paesi. Valore: 1,5 miliardi di dollari. «È un valido complemento al nostro ecosistema di applicazioni mission-critical, fornendo una protezione dello spazio aereo», afferma il ceo Greg Brown. La sicurezza è da dieci anni uno dei terreni di crescita di Motorola Solutions. Nel 2016 ha acquisito Airwave, operatore britannico per la pubblica sicurezza che fornisce comunicazioni e scambi di dati a forze dell’ordine, vigili del fuoco e ambulanze, per circa un miliardo di dollari. Nel 2019 è entrata in portafoglio Vaas International Holdings, specializzata nell’analisi di dati e immagini per la lettura automatica delle targhe, per 445 milioni. Un altro pezzo della metamorfosi: non più telefoni nelle mani delle persone, ma infrastrutture, software e sistemi invisibili che permettono a persone, auto, macchine e istituzioni di comunicare. Sono aziende che si vedono meno. Fanno prodotti meno visibili, meno riconoscibili. Ma ancora presenti. Oggi forse più di un paio di decenni fa.


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 ARCANGELO ROCIOLA, GIOVANNI TURI

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