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Ai corsi di queste ore che valutano Intesa Sanpaolo 6,889 euro e Banca MPS 11,726 euro, l’offerta mista di carta e contanti dell’ad Carlo Messina per la banca senese mostra un ricco premio del 2,52% circa valutando i titoli dell’istituto 12,02 euro l’uno.

Si ricorda che Intesa mette in gioco 1,6 azioni proprie più 1 euro per ogni titolo di Banca MPS, che l’operazione vale oltre 30 miliardi e prevede il successivo scorporo di 635 filiali della banca senese in favore di Unipol e quindi di Bper e sinergie complessive per 2,9 miliardi di euro.

Se invece si prende la maxi operazione annunciata dall’ad di MPS Luigi Lovaglio venerdì scorso 21 agosto, bisogna guardare ai concambi con le due prede sulle quali è stata avanzata un’offerta di scambio, ossia Banca Generali e Banca BPM.
In questo secondo caso bisogna anche tenere conto del dividendo straordinario misto di carta e contanti da € 1,208 che la banca senese intende staccare prima delle due offerte.
Sottraendo dai corsi di oggi il dividendo straordinario (si ottengono € 10,518), MPS mette sul piatto 6,958 azioni proprie per Banca Generali con un premio dell’8,74% sui corsi attuali (€ 67,3) e 1,567 azioni proprie di Banco BPM con uno sconto dello 0,84% sui corsi attuali.

Intesa in vantaggio? Premio ricco per i soci di Banca Generali? Indifferenza per gli azionisti del Banco BPM?

Sarebbe sbagliato giudicare solo dai rapporti quotidiani dei prezzi due operazioni che chiamano in causa imponenti progetti industriali e attori di primo piano della finanza italiana.

L’offerta senese che punta a 1,8 miliardi di euro di sinergie impone agli investitori la valutazione del nuovo polo strategico di 810 miliardi di asset finanziari totali che Lovaglio si appresta a presentare al mercato.

Di certo in questo scorcio d’estate 2026, le squadre di consulenti e amministratori lavorano ai due processi alternativi e vagliano le possibili conseguenze e implicazioni delle varie casistiche.
Non stupisce dunque che il calendario degli incontri sulla materia si infittisca.

Risiko, le due date chiave da segnare sul calendario

L’agenda dei manager ed analisti coinvolti a vario titolo nell’operazione ha un suo peso intrinseco sugli eventuali sviluppi, ma ci sono due date da segnare in rosso nel calendario.

  • 10 settembre 2026: per quella data è convocata l’assemblea straordinaria di Intesa per l’aumento di capitale al servizio dell’offerta su MPS. Il gruppo conta di chiudere la conquista senese entro il dicembre di quest’anno e ha il vantaggio di aver compiuto la prima mossa che le regala appunto un anticipo sulle reazioni difensive di Rocca Salimbeni.

  • 29 ottobre 2026. L’assemblea straordinaria di MPS sarà chiamata ad almeno 3 delibere fondamentali per il futuro del gruppo guidato da Lovaglio:

    • il dividendo da € 1,208, che oltre ai contanti dovrebbe distribuire agli azionisti il 4,5% del capitale di Generali riducendo il gruppo all’8,8% della compagnia triestina;

    • l’aumento di capitale per l’offerta di scambio su Banca Generali con un potenziale di oltre 813 milioni di nuove azioni MPS pari al 12,7% del capitale attuale;

    • l’altro aumento di capitale per l’ops su Banco BPM che potrebbe portare all’emissione di oltre 2,37 miliardi di titoli, circa il 37,2% del capitale attuale di Banca MPS. MPS prevede di completare le operazioni entro febbraio 2027.

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Dossier MPS, le posizioni di Banca Generali e il coinvolgimento del Leone di Trieste

Diversi soggetti si sono già espressi sulle nuove offerte annunciate al mercato.

Per esempio in un cda repentino il consiglio di amministrazione di Banca Generali ha preso atto dell’offerta, specificando, come necessario in questi casi, che l’ops di MPS non era stata preventivamente concordata e sarà oggetto di valutazione

Una posizione neutrale, insomma, forse favorita anche dalle parole di lode di Lovaglio per l’amministratore delegato di Banca Generali Gian Maria Mossa (“Banca Generali è gestita da un manager molto rispettato sul mercato e so che questo manager ha un profondo legame con la banca che gestisce e con le sue persone”).

D’altronde la posizione di Banca Generali è angolare anche per i futuri assetti di Generali che si candida ad avere, tramite il suo 50,1% della banca preda, il 6,5% e un ruolo di primo piano nell’assetto del nuovo gruppo MPS.

Gli intrecci con Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio che già oggi ha il 17,5% di MPS e 10,15% di Generali non sono meno suggestivi, visto che per molti osservatori il Leone di Trieste è la vara posta in gioco del risiko italiano e che, a complicare ulteriormente il gioco, si sono inaspriti oggi gli attriti in Delfin con le dimissioni annunciate dal suo azionista Leonardo Maria Del Vecchio dagli incarichi nella partecipata Essilor Luxottica.

MPS – va ricordato e sottolineato – è primo azionista di Generali con il 13,3% della compagnia assicurativa detenuto indirettamente tramite la controllata Mediobanca.

Lo stesso cda di Generali (che non sembra ostile ai piani di MPS) dovrebbe riunire il consiglio di amministrazione per una prima valutazione dell’offerta sulla sua controllata il giovedì 27 agosto, dopodomani.

Ma che vantaggio potrebbe avere il Leone di Trieste dalla cessione delle quote di Banca Generali a MPS?

Secondo alcune indiscrezioni potrebbe esserci il subentro ai francesi di Axa nella distribuzione delle polizze tramite il network del Monte dei Paschi, ma non è da sottovalutare la stabilizzazione del gruppo dopo le pressioni indirette giunte dai riassetti dei soci.

Oltretutto (ma la questione dal punto di vista legale non è del tutto pacifica, anzi) il divieto italiano delle partecipazioni incrociate, quindi di 6,5% di Generali nella ‘nuova MPS’ e di un 8,8% a quel punto controllato dalla stessa Monte dei Paschi di Siena nella stessa Generali potrebbe imporre a quest’ultima una riduzione sotto la soglia rilevante 3% del capitale di voto nella banca senese o una eguale sterilizzazione dei diritti di voto.

Dossier MPS, ecco perché il Credit Agricole potrebbe collaborare

Saranno prevedibilmente in punta di penna anche le dichiarazioni del consiglio di amministrazione di Banco BPM dopo la riunione di oggi.

Già ai nastri di partenza l’offerta di MPS non implicava un premio sui titoli di Piazza Meda (e oggi è leggermente a sconto come visto), ma appena prima dell’annuncio dell’offerta di Intesa per la banca senese, qualche settimana fa, proprio il Banco BPM aveva indicato la volontà di sondare una fusione tra pari con la stessa Banca MPS.

Un ponte tra Milano e Siena in questo senso c’è ed è solido, ma resta decisiva la posizione del Credit Agricole che ha poco meno del 30% del capitale di BPM e l’intenzione di non perdere posizioni o profitti in Italia.

La Banque Verte potrebbe avere in realtà tutto l’interesse ad aderire al progetto di Lovaglio, perché ai concambi offerti diverrebbe probabilmente uno dei primi azionisti della ‘nuova’ MPS con l’11,4% del capitale, insieme alla Delfin che si candida a poco meno del 10% del capitale della banca senese (l’8,56% di partenza più quel che resterà dall’intreccio con Generali).

Così traspare un’altra caratteristica dell’operazione disegnata da Lovaglio, la creazione di un colosso bancario ad azionariato molto diffuso tra alcuni dei maggiori player della finanza italiana di oggi.

Un piano complesso che il mercato deve ancora elaborare, ma che si contrappone direttamente alle manovre di conquista che Intesa ha varato.

A sua volte queste sono chiaramente tese a scombinare d’altronde il precedente piano Lovaglio (MPS+Mediobanca) con uno spezzatino che cederebbe più di metà della nuova Banca Monte dei Paschi agli alleati Bper/Unipol.

Scelte importanti dunque e c’è già chi si è schierato: come il proxy advisor ISS che favorisce l’offerta di Intesa Sanpaolo o Equita, consulente di Intesa per l’opas, che naturalmente privilegia la proposta di Messina e legge le manovre di MPS come una mossa difensiva con un elevato rischio di esecuzione che già si è palesato nella astensione di 4 consiglieri su 13 al voto nel cda della banca senese sull’operazione.

D’altronde anche MPS ha assunto consulenti di primo piano per le offerte: UBS e BofA Securities come lead financial advisor, Vitale e KBW (Stifel) come financial advisor, Bonelli Erede Lombardi Pappalardo e White & Case LLP come lead legal counsel e Clifford Chance come Special Board legal counsel.

Insomma se ne vedranno senz’altro delle belle.


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