«Non siamo mai solo una cosa. Nessuno di noi è così semplice. Pina è brillante, profonda, complessa, ma è anche instabile. Di mestiere fa la psicologa, dovrebbe spingere le persone verso la stabilità, ma per lei non è stato facile raggiungere l’obiettivo e, forse, è proprio per questo che ha scelto la sua professione». Biondissima, procace, allusiva, Penelope Cruz è Pina, compagna del bel pompiere Hawk (Edward Norton), in quella che già si annuncia come la commedia dell’anno, The Invite Il piacere è tutto nostro, diretta e interpretata da Olivia Wilde, con Seth Rogen, nei panni di suo marito Joe, diviso tra mal di schiena e frustrazioni lavorative: «Pina – aggiunge ancora Cruz – gira intorno ai due nuovi amici come un piccolo squalo, li osserva, vuole capire». Quinto remake della commedia sexy spagnola Los vecimos de arriba (il titolo era Sentimental , mentre la versione italiana, firmata da Paolo Costella, si chiamava Vicini di casa), The Invite Il piacere è tutto nostro mette in scena, in un’atmosfera da Carnage a sfondo erotico, un po’ Woody Allen e un po’ Perfetti sconosciuti, l’incontro tra due coppie di vicini, quella stanca e sessualmente spenta formata da Angela (Wilde) e Joe (Rogen) e quella affiatata e pirotecnica composta da Pina e Hawk: «Ho iniziato a leggere la sceneggiatura -dice Cruz – e mi sono ritrovata a ridere e a piangere, è stato incredibile. Sono sempre alla ricerca di commedie perché è un genere che adoro, mi piace guardarle e interpretarle, e trovo sia molto difficile trovarne di veramente buone».

Con The Invite Il piacere è tutto nostro (dal 16 settembre nei cinema con I Wonder Pictures, dopo le anteprime del primo e del 2), Wilde conferma il suo stile di regista interessata principalmente alle «relazioni umane e alle vicende che intorno ad esse ruotano». Il nume tutelare è la scomparsa Diane Keaton, cui il film è dedicato: «Per me Diane è una fondamentale fonte di ispirazione, non solo perché ho avuto la fortuna di lavorare con lei ed è sempre stata gentile e di grande aiuto, ma soprattutto perché mi ha incoraggiata, spingendomi a essere audace, a far sentire la mia voce, a diventare regista». Keaton, ha aggiunto Wilde, «aveva un modo unico di affrontare il lavoro e i personaggi, metteva in scena queste donne profondamente lacerate, divise, ma anche delicate, un mix di ansia e di tenerezza, era così empatica nei confronti dei suoi ruoli, e poi così divertente. The Invite non potrebbe esistere se non ci fosse stata lei».

Scritto da Will McCormack e Rashida Jones, il film, girato in sequenza, si apre con la cena organizzata da Angela al fine di stabilire rapporti di buon vicinato, ma la conversazione inizialmente tradizionale scivola presto in un dedalo di doppi sensi, espliciti riferimenti sessuali, richieste di passare dalle parole ai fatti, il tutto in un clima di magica leggerezza che non sconfina mai nel volgare: «Non posso parlare a nome di altre culture – ha spiegato Rashida Jones -, ma penso che gli americani, specialmente le persone della nostra età, che hanno avuto relazioni lunghe, siano ossessionate dall’idea che possiamo, o addirittura dobbiamo, migliorare i nostri rapporti, e che il modo per farlo sia ricorrendo soprattutto ai podcast. La moderna terapia si basa ormai sulla cultura dei podcast, le persone trascorrono il tempo durante gli spostamenti, sedute in treno o in metropolitana, ascoltando esperti che spiegano loro come gestire le difficoltà all’interno della propria famiglia». I problemi del poliamore sono oggetto di ampie dissertazioni: «Cresce – prosegue Jones – il fascino per l’abitudine a vivere contemporaneamente diverse relazioni amorose, proliferano libri e saggi sul tema, si parla tanto di equilibri moderni, in una società in cui tutti i ruoli stanno cambiando e si vanno affermando tanti diversi modi di fare famiglia. Insomma, mi è sembrato ci fosse, proprio in questa fase dell’evoluzione della società americana, un terreno fertile per conversazioni e sperimentazioni sull’argomento del film».

I primi risultati (dopo le anteprime al Sundance Film Festival e poi a Locarno) sono tutti positivi, sul sito Rotten Tomatoes il punteggio è alle stelle e le recensioni confermano, esaltando le performance degli attori: «Volevo un cast – chiarisce Wilde – che riuscisse a mettere in luce la vera essenza del film, è stato emozionante riunire un gruppo di persone in grado di farlo». Ognuno si è speso al meglio mettendo qualcosa di personale nella propria performance: «La scena in cui Pína parla della premenopausa – ha svelato Cruz – non era nel copione. L’ho suggerita io. Restavamo seduti intorno a un tavolo per 10 ore al giorno, noi quattro attori, più i due sceneggiatori, è stato un periodo intenso e bellissimo. Ho proposto quel monologo perché ritenevo che, se Pina doveva apparire come una brava terapeuta e sessuologa, sicuramente avrebbe dovuto conoscere gli ormoni femminili, il loro andamento e il loro effetto sul cervello. Mi sono detta “se Pina deve parlare di sesso, deve parlare anche di questo”».

D’altra parte per Cruz, la cultura femminile è un marchio di fabbrica irrinunciabile, la ragione che la spinge a cercare sempre personaggi pieni di sfaccettature, incuranti del giudizio degli altri: «È l’influenza delle donne della mia vita – ha detto l’attrice -. Le mie nonne, mia madre… non avevano tempo di preoccuparsi di ciò che gli altri pensavano di loro. Voglio rendere omaggio alle donne che ho conosciuto».


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 Fulvia Caprara

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