Il risiko bancario italiano entra in una fase ancora più complessa. MPS, dopo l’acquisizione di Mediobanca e mentre deve fronteggiare l’offerta di Intesa Sanpaolo, rilancia puntando contemporaneamente su Banco BPM e Banca Generali.
Un progetto che potrebbe ridisegnare gli equilibri del credito italiano e dare finalmente forma al tanto discusso “terzo polo”, ma che solleva interrogativi sulla capacità di gestire integrazioni di questa portata.
Il Financial Times parla di una strategia quasi «fantastica» per complessità; Luigi Lovaglio replica difendendo la logica industriale dell’operazione e sostenendo che la vera partita riguarda il futuro della concorrenza nel sistema bancario italiano.
MPS rilancia: Banco BPM e Banca Generali per costruire il nuovo polo bancario italiano
La strategia di Monte dei Paschi di Siena entra in una fase ancora più ambiziosa.
Mentre Intesa Sanpaolo punta a MPS, la banca guidata da Luigi Lovaglio risponde proponendo un progetto di crescita che passa dalle offerte per Banco BPM e Banca Generali, dopo l’acquisizione di Mediobanca.
L’obiettivo dichiarato è creare un grande gruppo finanziario italiano diversificato e difendere l’indipendenza di Siena. Ma il progetto divide: il Financial Times lo considera estremamente complesso da realizzare, mentre Lovaglio respinge l’idea che si tratti semplicemente di una manovra difensiva.
Il progetto MPS: un gruppo da circa 70 miliardi e 1,2 miliardi di sinergie
Secondo i numeri presentati dalla banca, l’aggregazione tra MPS, Banco BPM e Banca Generali darebbe vita al secondo gruppo bancario italiano per prestiti alla clientela, con una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 70 miliardi di euro.
MPS stima inoltre 1,2 miliardi di euro di risparmi sui costi, ai quali attribuisce un valore attuale potenziale di circa 8,4 miliardi.
È il ritorno, in forma molto più ambiziosa, del progetto del cosiddetto “terzo polo” bancario italiano, capace di affiancarsi a Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Una prospettiva che presenta anche una rilevante dimensione politica: il Tesoro conserva infatti il 4,9% di MPS e il governo Meloni ha mostrato interesse affinché il gruppo senese non venga smembrato.
La critica del Financial Times riguarda soprattutto l’esecuzione
MPS ha appena acquisito Mediobanca e, secondo Lex, aggiungere contemporaneamente Banco BPM e Banca Generali significherebbe di fatto affrontare una gigantesca integrazione tra quattro realtà.
A complicare il quadro ci sono inoltre le condizioni economiche delle offerte: nessun premio per Banco BPM e un premio relativamente contenuto, circa il 10%, per Banca Generali rispetto alle quotazioni precedenti.
Lovaglio risponde al Financial Times: «Non è una fusione a quattro»
La replica di Luigi Lovaglio è netta.
Il CEO di MPS contesta innanzitutto la definizione di operazione a quattro, perché l’integrazione di Mediobanca è già in corso e il relativo framework è stato incorporato nel business plan.
Considerarla una nuova operazione simultanea, secondo Lovaglio, finirebbe quindi per sovrastimare il rischio di execution.
Anche Banco BPM e Banca Generali, sostiene MPS, rappresentano due operazioni profondamente differenti.
Banco BPM sarebbe una vera aggregazione industriale tra due banche commerciali, caratterizzate da franchise complementari; Banca Generali rappresenterebbe invece un’operazione più mirata, destinata a rafforzare il wealth management senza richiedere lo stesso livello di integrazione.
Il risultato sarebbe un gruppo presente contemporaneamente nel commercial banking, corporate & investment banking, private banking e wealth management, con una struttura più vicina a quella dei grandi gruppi finanziari europei.
Lovaglio contesta infine l’asimmetria con cui, a suo giudizio, viene valutata l’alternativa rappresentata dall’offerta di Intesa Sanpaolo.
Anche quella soluzione comporterebbe infatti rischi di integrazione, antitrust, autorizzativi e possibili dismissioni, oltre al rischio di ridurre ulteriormente la concorrenza nel sistema bancario italiano.
La vera partita, quindi, va oltre la semplice difesa di MPS dall’offerta di Intesa.
Si stanno confrontando due modelli per il futuro del sistema bancario italiano: da una parte un’ulteriore concentrazione intorno al maggiore gruppo del Paese; dall’altra il tentativo di costruire un nuovo grande polo nazionale.
Il progetto di Lovaglio promette più concorrenza e importanti sinergie, ma presenta inevitabilmente un rischio di esecuzione elevato.
Ed è probabilmente proprio su questo punto — valore potenziale contro complessità dell’integrazione — che gli azionisti saranno chiamati a decidere.
La mia lettura: il piano MPS è anche uno strumento negoziale
La doppia OPS su Banco BPM e Banca Generali, complessivamente da circa 34 miliardi, cambia completamente la partita. Se entrambe riuscissero, gli attuali azionisti MPS avrebbero il 50,1% del nuovo gruppo, quelli di Banco BPM il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%. Ne nascerebbe un colosso con Crédit Agricole intorno all’11%, Delfin all’8,8%, Caltagirone al 6,8%, Generali al 6,4% e Tesoro al 2,4%.
Ma proprio questa struttura mostra quanto sia difficile arrivare al risultato finale. MPS non controlla da sola il proprio destino. Per Banco BPM deve fare i conti soprattutto con Crédit Agricole, che possiede il 29,3% e solo poche settimane fa aveva giudicato priva di valore l’ipotesi di aggregazione con Siena.
Per Banca Generali è praticamente indispensabile il consenso di Generali, che ne possiede oltre il 50%.
C’è poi un nuovo elemento molto importante: Intesa ha appena presentato un esposto alla Consob, chiedendo di verificare se le contromosse di MPS siano compatibili con la passivity rule, cioè con i limiti imposti alle azioni difensive di una società oggetto di OPA.
Questo aumenta ulteriormente il rischio di execution del progetto Lovaglio.
Il punto decisivo: Intesa ha più probabilità di arrivare al traguardo
Se dovessi assegnare oggi delle probabilità indicative, vedrei qualcosa del genere:
|
Scenario |
Mia probabilità |
|---|---|
|
Intesa conquista MPS, eventualmente dopo ulteriori negoziazioni |
45% |
|
MPS resta indipendente ma realizza solo una parte del progetto BPM/Banca Generali |
30% |
|
Riesce l’intero progetto MPS + Mediobanca + BPM + Banca Generali |
15% |
|
Soluzione diversa/compromesso con nuovi assetti |
10% |
Non sono probabilità di mercato, naturalmente, ma una valutazione degli incentivi e degli ostacoli oggi conosciuti.
Il vantaggio fondamentale di Intesa è la semplicità industriale e finanziaria dell’operazione.
Ha dimensioni, capitale, redditività e capacità di execution nettamente superiori.
Nel secondo trimestre ha prodotto 2,8 miliardi di utile e ha portato la previsione 2026 sopra i 10 miliardi di euro. Messina, inoltre, continua a sostenere che non aumenterà il prezzo offerto per MPS.
Banco BPM è probabilmente il pezzo più difficile
Per me l’elemento più fragile del progetto è Banco BPM.
Crédit Agricole possiede quasi il 30% della banca e aveva già bloccato, di fatto, l’ipotesi precedente di aggregazione con MPS.
E l’offerta attuale non presenta un premio tale da rendere irresistibile un cambio di posizione.
Perché i francesi dovrebbero accettare?
Serve una contropartita industriale importante: governance, distribuzione, asset management, partecipazione nel nuovo gruppo o una ridefinizione complessiva dei rapporti con MPS.
Senza Crédit Agricole la strada verso BPM diventa molto stretta.
Per questo vedo uno scenario intermedio come molto credibile
La parte più interessante della vicenda potrebbe quindi essere proprio questa: il piano completo di Lovaglio potrebbe non realizzarsi, ma potrebbe comunque impedire a Intesa di comprare MPS alle condizioni attuali.
È il vero rischio per Messina.
MPS ha trasformato una situazione nella quale era semplicemente preda in una situazione nella quale può contemporaneamente essere preda e aggregatore.
E questo cambia la psicologia degli azionisti.
Non sorprende che Lovaglio abbia risposto direttamente al Financial Times, sostenendo che Mediobanca è già in fase di integrazione e che Banco BPM e Banca Generali non rappresentano lo stesso tipo di operazione: la prima sarebbe un’aggregazione bancaria tradizionale, la seconda un innesto nel wealth management.
La mia previsione quindi è questa: non scommetterei sulla nascita del gigantesco polo MPS-Mediobanca-BPM-Banca Generali esattamente nella forma annunciata. Ma non scommetterei neppure su una facile vittoria di Intesa.
Anzi, considero abbastanza probabile che almeno una delle due operazioni lanciate da Lovaglio serva soprattutto a modificare i rapporti di forza e costringere tutti gli attori a negoziare.
E c’è un ultimo elemento. Intesa può probabilmente permettersi economicamente di pagare qualcosa in più per MPS, ma Messina ha pubblicamente escluso un rilancio.
Se il fronte Lovaglio riuscisse a ottenere l’appoggio anche di uno soltanto tra Crédit Agricole e Generali, quella promessa potrebbe diventare molto più costosa da mantenere.
In sintesi, vedo Intesa ancora favorita per il controllo finale di MPS, ma con un margine molto più piccolo di quanto sembrasse alcune settimane fa.
La vera vittoria di Lovaglio, anche qualora MPS alla fine venisse acquisita, potrebbe essere costringere Intesa a riconoscere agli azionisti di Siena un valore maggiore oppure rendere politicamente e finanziariamente impraticabile l’operazione alle condizioni iniziali.
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