Il ministro della Difesa interviene sul caso Kiev
Il ministro della Difesa Guido Crosetto interviene con una nota durissima nel dibattito politico sugli aiuti italiani all’Ucraina e, in particolare, sul cosiddetto tredicesimo pacchetto di sostegno a Kiev.
Al centro della presa di posizione ci sono le dichiarazioni politiche circolate nelle ultime ore, che secondo il ministro sarebbero state formulate “solo sulla base di articoli di stampa” e non su atti formali del Governo.
Crosetto contesta soprattutto il fatto che si chiedano spiegazioni all’esecutivo su un provvedimento che, allo stato attuale, non è stato ancora adottato.
“Si parla di un atto che non esiste in natura”
Il passaggio centrale della nota è netto. Il ministro afferma che alcune ricostruzioni politiche chiedono conto al Governo, “con toni ultimativi e apodittici”, di un atto che “ad oggi, non esiste in natura”.
Il riferimento è al tredicesimo pacchetto di aiuti all’Ucraina, di cui si sarebbe discusso pubblicamente “come se fosse stato già approvato fin da giugno”.
Crosetto rivendica quindi la necessità di riportare il confronto su un piano di serietà istituzionale, accusando una parte del dibattito di essere alimentata dalla volontà di polemizzare “a ogni costo” oppure da logiche definite “più complesse, opache e più pericolose”.
Il Parlamento ha autorizzato gli aiuti anche per il 2026
Il ministro ricorda che il Parlamento italiano ha autorizzato il Governo a inviare aiuti all’Ucraina anche per il 2026, come già avvenuto negli anni precedenti dall’inizio dell’aggressione russa.
Si tratta, precisa Crosetto, di aiuti di natura civile e militare, ma non di trasferimenti diretti di denaro.
Il ministro sottolinea infatti che “mai” sarebbero state inviate “presunte risorse finanziarie”, ma esclusivamente beni, materiali e oggetti di diversa natura.
Tra gli esempi citati figurano anche gli aiuti civili già messi a disposizione nel tempo, come oltre 300 generatori elettrici e macchinari destinati, tra l’altro, agli ospedali pediatrici.
Nessun pacchetto formalizzato nel 2026
Crosetto chiarisce poi un punto politico e procedurale decisivo: nel corso del 2026, al momento della dichiarazione, nessuna nuova forma di aiuto è stata formalizzata.
La ragione, spiega il ministro, è legata alla natura stessa degli aiuti. I pacchetti vengono predisposti solo quando è possibile rispondere a precise richieste ucraine e quando le amministrazioni italiane sono effettivamente in grado di mettere insieme materiali utili, disponibili e coerenti con le necessità di Kiev.
Non sempre, evidenzia Crosetto, questo è “facile” o “semplicemente possibile”.
Il ruolo del Copasir e la procedura sui decreti secretati
Il ministro della Difesa ricostruisce anche il percorso istituzionale seguito finora per ogni invio.
Quando la Difesa e le altre amministrazioni riescono a comporre un pacchetto di aiuti “veri e utili” alla sopravvivenza o alla difesa dell’Ucraina, viene preparato un decreto. Successivamente, il Governo chiede al presidente del Copasir di poterlo illustrare ai membri del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Solo dopo questo passaggio, spiega Crosetto, il decreto viene adottato nella forma prevista, cioè secretata.
Il ministro sottolinea che non si tratta di adempimenti puramente formali, ma di passaggi sostanziali, perché l’Italia è una Repubblica in cui la sovranità è in capo al Parlamento.
Nel Copasir, ricorda inoltre Crosetto, siedono esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione: per questo i suoi membri sono messi nella condizione di conoscere pienamente il contenuto dei provvedimenti.
“È sempre stato questo il percorso seguito da ogni Governo”
Crosetto insiste su un punto: la procedura seguita per gli aiuti all’Ucraina non rappresenta una novità.
Secondo il ministro, questo è stato sempre il percorso definito e seguito da ogni Governo fino a oggi. Un metodo che, a suo giudizio, garantisce trasparenza istituzionale, nel rispetto della preventiva autorizzazione parlamentare concessa all’inizio dell’anno.
“Sarà così anche questa volta”, afferma il ministro, precisando però che ciò avverrà solo quando sarà possibile programmare un pacchetto di aiuti reale, concreto e non formale.
La difesa aerea ucraina e la cooperazione con Francia e Regno Unito
Nel suo intervento, Crosetto affronta anche il tema della disponibilità, insieme a Francia e Regno Unito, a fornire all’Ucraina tecnologia utile a costruire autonomamente una propria difesa aerea.
Il ministro chiarisce che questa disponibilità non è una novità, ma una scelta già nota e fondata sul buonsenso.
Il punto, nella lettura del titolare della Difesa, è sostenere Kiev nella capacità di proteggere la popolazione e le infrastrutture da attacchi che continuano a colpire il territorio ucraino.
Crosetto contro le polemiche: “Livore ideologico sugli aiuti a Kiev”
La parte più politica della nota riguarda il clima del dibattito italiano.
Crosetto si dice colpito dal fatto che si parli genericamente e in modo ideologico di “aiuti” all’Ucraina con tanto livore. Una posizione che il ministro ritiene ancora più grave alla luce del contesto internazionale e della situazione sul terreno.
Il titolare della Difesa richiama infatti la settimana in cui, secondo quanto affermato nella nota, Vladimir Putin avrebbe rifiutato un’offerta di pace concreta e seria di Volodymyr Zelensky, che avrebbe potuto porre fine al conflitto “da subito”.
“Segnali dolorosi e drammatici ogni giorno”
Crosetto conclude il suo intervento sottolineando la gravità della situazione in corso.
Secondo il ministro, non sarebbe stata compresa fino in fondo la portata del momento, segnato da eventi quotidiani che mostrano “segnali inequivocabili quanto dolorosi e drammatici”.
Il messaggio politico è chiaro: per il Governo, il sostegno all’Ucraina resta dentro un percorso parlamentare e istituzionale definito, ma non può essere ridotto a slogan o polemica interna.
La linea indicata da Crosetto è quella della continuità: aiuti solo se concreti, utili e compatibili con le disponibilità italiane; passaggio al Copasir; decreto secretato; piena informazione degli organi parlamentari competenti.
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Giovanni Rinaldi
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