A luglio l’Italia ha consumato 4,4 miliardi di metri cubi di gas, il 7 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2025. A trainare la crescita è stato il termoelettrico, che ha utilizzato circa 400 milioni di metri cubi aggiuntivi, con un aumento del 17 per cento. Durante l’ondata di calore di fine mese, con la domanda elettrica ai livelli più alti degli ultimi anni, la produzione delle centrali a gas è cresciuta del 18 per cento e ha coperto il 41 per cento del fabbisogno nazionale. Le importazioni, compresa l’energia nucleare francese, hanno contribuito a compensare il calo dell’idroelettrico e dell’eolico. Questo è quanto emerge dall’edizione di agosto di Polaris, l’osservatorio mensile di Snam sul sistema energetico italiano.
Al di fuori della generazione elettrica, la domanda è rimasta debole. I consumi delle abitazioni e del terziario, cioè uffici, negozi e servizi, sono cambiati poco. Quelli industriali sono scesi del 7 per cento, con 72 milioni di metri cubi in meno. Nei primi sette mesi dell’anno il consumo complessivo è stato di 37,5 miliardi di metri cubi, l’1 per cento in più rispetto al 2025. A sostenere il dato è stato ancora il termoelettrico, quindi il gas bruciato nelle centrali per produrre elettricità, cresciuto del 6 per cento. È diminuito invece l’impiego di gas naturale compresso nei trasporti.
A luglio la quantità di gas entrata nel sistema nazionale è rimasta quasi identica a quella di un anno prima. Sono aumentati gli arrivi da Tarvisio, il punto di ingresso dei flussi provenienti dall’Europa nordorientale, e da Mazara del Vallo, dove arriva il gas algerino. Si sono ridotti quelli da Passo Gries, che collega l’Italia ai mercati dell’Europa nordoccidentale. Le importazioni di gas naturale liquefatto, trasportato via nave dopo essere stato raffreddato allo stato liquido, sono diminuite del 7 per cento. Polaris collega la flessione alle conseguenze della crisi nello Stretto di Hormuz.
Il dato dei primi sette mesi resta però positivo. Da gennaio a luglio le importazioni di gas naturale liquefatto sono cresciute del 2 per cento, anche grazie all’unità galleggiante di Ravenna, operativa dal maggio del 2025. Si tratta di un rigassificatore in mare, dove il combustibile trasportato dalle navi viene riportato allo stato gassoso prima di essere immesso nella rete. Nello stesso periodo la produzione italiana di biometano, un gas rinnovabile utilizzabile nelle infrastrutture esistenti, è aumentata del 34 per cento. Alla fine di luglio gli stoccaggi, le riserve accumulate nei depositi sotterranei per coprire i consumi dei mesi freddi, erano pieni al 76 per cento. Il livello era superiore alla media europea. Snam ha successivamente indicato un riempimento dell’81 per cento, una quota che secondo la società dovrebbe permettere all’Italia di raggiungere gli obiettivi fissati da Bruxelles prima dell’inverno.
La crescita registrata in Italia si colloca in una tendenza più ampia, spiegata approfonditamente dal Global Gas Report 2026, pubblicato sempre da Snam e dall’International Gas Union con analisi di Rystad Energy. Secondo il report, nel 2025 il consumo mondiale di gas naturale ha raggiunto il livello più alto mai registrato. La domanda globale è salita a 4.202 miliardi di metri cubi, 69 miliardi in più rispetto all’anno precedente. L’aumento è stato dell’1,7 per cento. Il maggiore contributo è arrivato dagli usi residenziali e commerciali, cresciuti di 32 miliardi di metri cubi per effetto di inverni più freddi. L’industria ne ha consumati 20 miliardi in più e le centrali elettriche altri 17. La produzione di elettricità resta il principale impiego del gas e rappresenta il 34 per cento della domanda mondiale.
L’Asia ha registrato l’incremento più consistente, con 25 miliardi di metri cubi aggiuntivi. In Medio Oriente l’aumento è stato di 18 miliardi, in Europa di 10. Anche la produzione ha raggiunto un massimo storico, pari a 4.147 miliardi di metri cubi. Gli scambi di gas naturale liquefatto sono arrivati a 580 miliardi. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno superato la Russia come maggiore esportatore netto di gas, una definizione che considera la differenza tra quanto un paese vende all’estero e quanto importa. Il saldo statunitense ha raggiunto 167 miliardi di metri cubi. Più della metà del gas naturale liquefatto acquistato dall’Europa è arrivata dagli Stati Uniti. A favorire questo cambiamento è stata anche la fine del transito del gas russo attraverso l’Ucraina.
La crisi nello Stretto di Hormuz ha cambiato lo scenario nei primi mesi di quest’anno. Lo stretto è un passaggio decisivo per le navi che trasportano il gas liquefatto prodotto nel Golfo. Secondo il rapporto, le interruzioni hanno coinvolto circa un quinto delle forniture mondiali di questo combustibile, pari al 3 per cento dell’intera offerta globale di gas. Le conseguenze più pesanti si sono sentite nei mercati asiatici e africani maggiormente esposti agli aumenti di prezzo.
Per il resto del 2026 gli autori prevedono una lieve contrazione. La domanda dovrebbe scendere di 7 miliardi di metri cubi e la produzione di 4 miliardi. Sarebbe il primo calo annuale dal 2022. L’aumento dell’estrazione negli Stati Uniti e in Cina dovrebbe compensare parte delle perdite in Medio Oriente. Sul TTF, il principale mercato europeo all’ingrosso e il riferimento per il prezzo del gas nel continente, le quotazioni hanno superato a marzo i 60 euro per megawattora. Durante la crisi del 2022 avevano oltrepassato i 227 euro. Il rapporto attribuisce la differenza alle nuove infrastrutture costruite negli ultimi quattro anni e alla maggiore disponibilità di forniture alternative e riserve.
«Il Global Gas Report 2026 evidenzia un aspetto fondamentale del sistema energetico: la resilienza non è un risultato casuale. È il frutto di investimenti, diversificazione, flessibilità e capacità di adattamento», ha detto Menelaos Ydreos, segretario generale dell’International Gas Union. Per resilienza il rapporto intende la capacità del sistema di assorbire un’interruzione delle forniture senza ripetere gli aumenti di prezzo e le difficoltà del 2022.
L’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, sostiene che reti elettriche e infrastrutture del gas debbano essere pianificate insieme. «Il sistema energetico del futuro dovrà essere sempre più integrato. È giunto il momento di passare dal concetto di transizione energetica, intesa come sostituzione progressiva di diverse fonti, a quello di integrazione energetica, in cui molecole ed elettroni collaborano per realizzare il sistema energetico più affidabile, sostenibile ed efficiente dal punto di vista dei costi».
Il rapporto dedica spazio anche ai data center, le grandi strutture che ospitano i sistemi informatici necessari ai servizi digitali e all’intelligenza artificiale. Alla fine del 2025 la loro potenza complessiva aveva raggiunto 141 gigawatt, distribuiti in quasi settemila impianti. Il settore assorbiva circa l’1,9 per cento dell’elettricità prodotta nel mondo. I progetti annunciati potrebbero superare i 500 gigawatt entro il 2030, anche se molti non hanno ancora raggiunto una fase di sviluppo certa.
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