Raccogliere e preservare ogni traccia può essere decisivo per una vittima di violenza. Per questo la Liguria rafforza gli strumenti a disposizione dei Pronto Soccorso e mette in campo un percorso regionale dedicato ai casi di violenza sessuale facilitata dall’uso di sostanze. Protagonista di questo lavoro è il Laboratorio Specialistico di Tossicologia di Sarzana, che ha adeguato le proprie procedure alle più recenti linee di indirizzo nazionali e mette ora a disposizione dei Pronto Soccorso liguri un protocollo specifico, con particolare attenzione anche agli aspetti medico-legali. L’Area 5 e il Laboratorio Specialistico di Tossicologia di Sarzana sono protagonisti, a livello regionale, di un’importante attività che va nella direzione della tutela delle donne vittime di violenza sessuale. Il Laboratorio di Tossicologia, diretto dal dottor Paolo Bucchioni, ha adeguato le proprie procedure operative alle più recenti linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso nelle matrici biologiche nei casi di vittime di violenza droga-correlata, mettendo a disposizione dei Pronto Soccorso liguri un protocollo che tiene conto anche delle importanti implicazioni medico-legali.

“La tutela delle donne vittime di violenza – spiega l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò – rappresenta una priorità per il sistema sanitario regionale. Per questo è fondamentale che, accanto alla risposta clinica e assistenziale, ci siano procedure precise e condivise che consentano di raccogliere e preservare ogni elemento utile a ricostruire quanto accaduto. Il lavoro della Tossicologia di Sarzana è particolarmente importante perché rafforza la capacità della nostra rete sanitaria di intervenire in situazioni estremamente delicate. In questi casi ogni passaggio può essere determinante. Avere un percorso definito significa garantire che i campioni vengano raccolti, conservati e analizzati secondo criteri rigorosi, tutelando contemporaneamente la persona che ha subito la violenza e l’affidabilità degli elementi che potranno essere messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. È un esempio concreto di come la sanità possa contribuire, attraverso le proprie competenze, a una presa in carico realmente integrata della vittima”.

“Si tratta di un’attività importante – spiega il direttore generale di Ats Liguria Marco Damonte Prioli – perché il contrasto alla violenza sulle donne passa anche da azioni come questa. Rafforzare le procedure e mettere in rete competenze specialistiche significa poter offrire alle donne vittime di violenza e abuso un’assistenza e un supporto sempre più adeguati, soprattutto di fronte a fenomeni che purtroppo occupano con crescente frequenza le cronache”.

“La nostra Struttura – spiega il dottor Paolo Bucchioni, direttore del Laboratorio Specialistico di Tossicologia di Sarzana – ha ricevuto in questi anni numerosi attestati di stima anche a livello nazionale. Questo ci stimola a proseguire nel percorso intrapreso, che richiede un costante impegno e un aggiornamento continuo delle competenze specifiche da parte di tutto il personale. È proprio grazie ai miei collaboratori che riusciamo a mantenere la professionalità necessaria per rispondere ai numerosi quesiti medico-legali che riceviamo quotidianamente dai diversi interlocutori”.

Le complessità legate alle attuali dinamiche sociali e alla crescente diffusione delle sostanze psicoattive hanno fatto emergere un fenomeno forse meno conosciuto, ma particolarmente insidioso: la violenza sessuale facilitata da droghe (Drug-Facilitated Sexual Assault, DFSA). In questi casi la somministrazione, spesso occulta, di sostanze ad effetto neurodepressivo può determinare una significativa riduzione della capacità di autodeterminazione della vittima, fino alla completa perdita di coscienza, favorendo la consumazione di atti sessuali non consensuali.

Di fronte a episodi di violenza fisica avvenuti in un tempo immediatamente precedente all’accesso al Pronto Soccorso, è quindi fondamentale che l’intervento sanitario in emergenza tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche delle possibili successive implicazioni medico-legali. Una corretta repertazione dei campioni e delle tracce biologiche e il mantenimento della catena di custodia, nel caso di prelievo di matrici biologiche della vittima, rappresentano momenti cruciali per assicurare elementi di prova utilizzabili nell’eventuale successivo iter giudiziario.

Particolarmente importante è la determinazione e l’identificazione delle sostanze d’abuso nelle diverse matrici biologiche della vittima: sangue, urine e, in particolar modo, nella matrice cheratinica, attraverso il cosiddetto esame del capello. Recentemente è stato presentato e pubblicato sulla rivista scientifica Biochimica Clinica un Documento dedicato a queste tematiche. Il Laboratorio Specialistico di Tossicologia di Sarzana ha prontamente recepito tali indicazioni, adeguando le proprie procedure e mettendo ora a disposizione dei Pronto Soccorso liguri un protocollo in grado di rispondere alle specifiche esigenze cliniche e medico-legali di questo ambito.

Si tratta di un percorso condiviso con l’Istituto Superiore di Sanità e con le istituzioni coinvolte, che porta oggi all’adeguamento del laboratorio spezzino alle linee di indirizzo per le indagini tossicologiche nei casi di violenza di genere e all’adozione di procedure omogenee per la corretta gestione dei campioni biologici e della relativa catena di custodia in tutta la regione. Su questo stesso filone si inserisce la campagna sul Drink Spiking, promossa da Regione Liguria, Rotary Distretto 2032, Rotary Club Genova Est e Federfarma Genova, dedicata alla sensibilizzazione sull’aggiunta clandestina di alcol o sostanze nelle bevande. A questo si aggiunge la creazione di un tavolo di lavoro sanitario contro l’emergenza droga, con l’istituzione di una task force dedicata al fenomeno della tossicodipendenza a Genova.


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 Benedetto Marchese

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