Il procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez, il cui ufficio ha ottenuto la prima sentenza con giuria contro Meta negli Stati Uniti in materia di tutela dei minori online, ha dichiarato a Fortune che l’accordo raggiunto questa settimana tra Meta e altri 51 procuratori generali non offre lo stesso livello di protezione già ottenuto dal suo Stato in tribunale.

“Ci auguravamo che un accordo nazionale rispecchiasse pienamente le tutele conquistate dal New Mexico, incluso un divieto esplicito di interazioni romantiche o sessualizzate tra chatbot basati sull’intelligenza artificiale e minori, oltre a misure più efficaci contro gli adulti che prendono di mira i ragazzi nei messaggi privati”, ha dichiarato Torrez a Fortune. “Detto questo, l’accordo rappresenta comunque un passo avanti importante e contribuisce a portare avanti il lavoro necessario per proteggere i minori online”.

Si tratta di una presa di posizione significativa in un fronte che finora era apparso compatto. Il New Mexico è infatti l’unico Stato in cui un tribunale, e non un accordo extragiudiziale, ha già stabilito le responsabilità di Meta nei confronti dei minori.

L’ufficio di Torrez ha ottenuto una vittoria in tribunale lo scorso marzo, quando una giuria di Santa Fe ha ritenuto Meta responsabile di 75.000 violazioni della legge statale sulla tutela dei consumatori, imponendo una sanzione civile di 375 milioni di dollari. Ad agosto un giudice ha aggiunto altri 567 milioni di dollari, stabilendo che Meta aveva creato un “disturbo pubblico” paragonabile all’inquinamento atmosferico, portando il totale delle sanzioni inflitte alla società nel New Mexico a circa 942 milioni di dollari.

Nonostante le critiche, Torrez ha definito storico l’accordo raggiunto questa settimana. “Il New Mexico è stato il primo Stato a portare Meta in tribunale per i danni che le sue piattaforme arrecano ai bambini, ed è incoraggiante vedere che quella battaglia si stia ora traducendo in un accordo nazionale”, ha affermato. “È la dimostrazione del lavoro svolto dai procuratori generali di tutto il Paese, appartenenti a entrambi gli schieramenti politici, che hanno deciso di non lasciare impunita questa azienda”.

Gli esperti chiedono tutele ancora più forti

Meta ha accettato di versare fino a 18 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi dieci anni e di modificare il funzionamento di Facebook e Instagram per tutti gli utenti minorenni, chiudendo la causa promossa da una coalizione di procuratori generali di 51 giurisdizioni, che accusava l’azienda di aver progettato le proprie piattaforme per creare dipendenza nei bambini. L’accordo, che dovrà essere approvato dal tribunale, prevede un limite giornaliero predefinito di due ore di utilizzo, il blocco dell’accesso tra mezzanotte e le sei del mattino, notifiche silenziate durante l’orario scolastico, la rimozione del conteggio pubblico dei “Mi piace”, il divieto di filtri estetici estremi e dedicati alla chirurgia cosmetica, controlli più rigorosi sull’età degli utenti e la supervisione di un revisore indipendente per verificare il rispetto degli impegni per cinque anni.

L’ufficio del procuratore generale della California, Rob Bonta, che ha guidato la causa, non ha rilasciato ulteriori commenti oltre alle dichiarazioni ufficiali. Anche TikTok e YouTube non hanno risposto alle richieste di Fortune, nonostante Meta abbia pubblicamente invitato entrambe le piattaforme ad adottare le stesse regole.

In una dichiarazione rilasciata a Fortune, il Chief Legal Officer di Meta, C.J. Mahoney, ha affermato che l’azienda auspica un’estensione delle nuove regole a tutto il settore. “Sono lieto di annunciare che Meta ha raggiunto un accordo con un gruppo bipartisan di procuratori generali statali su un nuovo insieme di regole che disciplineranno l’utilizzo dei social media da parte degli adolescenti”, ha dichiarato Mahoney. “Poiché i ragazzi utilizzano decine di applicazioni diverse, serve una soluzione valida per tutta l’industria. Per questo chiediamo ai nostri concorrenti, TikTok e YouTube, di adottare immediatamente lo stesso quadro normativo. Come genitore, sono orgoglioso sia del lavoro svolto finora da Meta per proteggere i minori sia di questo accordo innovativo. Ma il suo successo dipenderà anche dal fatto che le altre piattaforme seguano il nostro esempio”.

L’associazione Fairplay, che si occupa della tutela dei minori, ha definito l’accordo “un momento storico per il movimento che vuole proteggere i bambini dai social media progettati per creare dipendenza”, indicando nel blocco notturno una delle misure più significative mai imposte a Meta.

Allo stesso tempo, però, ha evidenziato una lacuna analoga a quella sottolineata da Torrez. “Siamo delusi dal fatto che l’accordo non preveda la disattivazione automatica degli algoritmi di raccomandazione che mettono in contatto i minori con potenziali predatori o li spingono verso contenuti sempre più pericolosi”, ha affermato l’organizzazione. Secondo Fairplay, inoltre, l’accordo punta troppo sugli strumenti destinati ai genitori invece di limitare direttamente le funzionalità più dannose e fa eccessivo affidamento su semplici promemoria che invitano gli utenti a fare pause, la cui efficacia viene considerata dubbia.

Anche le sanzioni economiche, pur essendo le più elevate mai inflitte a Meta, “non sono sufficienti a modificare radicalmente la strategia dell’azienda, che continua a puntare con forza sui giovani utenti”. Per questo Fairplay ha rilanciato l’appello affinché il Congresso approvi finalmente il Kids Online Safety Act (KOSA), fermo da anni nonostante, secondo l’associazione, goda del sostegno di oltre tre quarti del Senato americano.

Il nodo tra privacy e verifica dell’età

Anche il Center for Democracy and Technology ha espresso alcune perplessità. Secondo Kate Ruane, direttrice del Free Expression Project dell’organizzazione, l’accordo offre alle famiglie strumenti utili per gestire il tempo trascorso online dai figli, ma introduce anche nuovi rischi per la privacy e la libertà di espressione.

In particolare, l’obbligo di verificare l’età degli utenti attraverso sistemi sempre più invasivi – come scansioni facciali, caricamento di documenti d’identità o altri strumenti biometrici – rischia di coinvolgere indistintamente tutti gli utenti della rete.

È proprio questo il tema che sta caratterizzando il dibattito internazionale sulla sicurezza online dei minori. Diversi Paesi, tra cui Australia, Regno Unito e Francia, stanno introducendo restrizioni all’accesso dei minori ai social network, ma si scontrano con lo stesso problema: verificare l’età dei ragazzi significa inevitabilmente verificare quella di tutti gli utenti.

Verso nuove regole per tutto il settore

Phillip Yannella, co-responsabile della divisione Privacy, Security and Data Protection dello studio legale Blank Rome, ritiene che il vero valore dell’accordo risieda soprattutto nel segnale politico inviato a Washington. “Il Congresso non interviene seriamente sulla privacy da molti anni, ma la sicurezza dei bambini è uno dei pochi temi su cui sembra esserci consenso, e il Kids Online Safety Act sembra finalmente avanzare”, ha dichiarato a Fortune.

Pur riconoscendo che gli attivisti avrebbero preferito misure ancora più severe, Yannella invita a considerare l’accordo come un primo passo. “È un compromesso”, osserva. “A volte non bisogna lasciare che la ricerca della soluzione perfetta impedisca di ottenere un buon risultato. Dal punto di vista della sicurezza dei minori sono passi avanti che fino a ieri non esistevano”.

Secondo l’esperto, l’accordo potrebbe rappresentare il primo tassello di una trasformazione destinata a coinvolgere l’intero settore. “Potrebbe essere il primo domino a cadere. Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a cambiamenti analoghi non solo per Meta, ma anche per TikTok, YouTube e tutte le altre piattaforme”.

Anche Julie Scelfo, fondatrice dell’associazione Mothers Against Media Addiction, considera l’intesa “un’ottima notizia”, pur giudicandola insufficiente. “L’importo è importante e storico, ma non riflette minimamente l’entità dei danni provocati da Meta”, afferma. “Non esiste una cifra che possa compensare la perdita di tanti bambini e i danni subiti da così tante famiglie”.

Scelfo osserva inoltre che i 18 miliardi di dollari rappresentano circa l’1% della capitalizzazione di mercato di Meta. “Francamente sono rimasta delusa da questa cifra”, conclude. “Se la si confronta con il maxi accordo raggiunto in passato dall’industria del tabacco, appare evidente che non è sufficiente”.

Secondo Scelfo, inoltre, l’invito rivolto da Meta a TikTok e YouTube affinché adottino le stesse regole risponde più a logiche di mercato che a un reale spirito di leadership. “La storia dimostra che queste aziende fanno tutto il possibile per massimizzare i profitti”, conclude. “L’unica cosa che riesce davvero a fermarle è una regolamentazione efficace e un’applicazione rigorosa delle leggi”.

L’articolo ricorda infine che, mentre il Congresso continua a rinviare l’approvazione del Kids Online Safety Act, Torrez sta già lavorando a una nuova legge statale per estendere le tutele anche ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale, proprio una delle aree che, secondo lui, il nuovo accordo nazionale continua a non coprire.  “Una coalizione bipartisan di procuratori generali ha dimostrato che proteggere i bambini online non è una questione politica, ma morale”, conclude Torrez. “Ora tocca al Congresso trasformare queste tutele in una legge valida per tutti i bambini americani”.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.


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 Catherina Gioino

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