C’è qualcosa di quasi irriverente nel far correre un’auto senza pilota a Imola. Qui il motorsport ha sempre avuto un volto, un nome, un casco. Il rumore di un motore si è mescolato per decenni al gesto umano, il punto di frenata intuito un istante prima, la traiettoria corretta con un movimento del volante, la macchina che scappa e il pilota che la riprende. Qui la velocità è stata soprattutto una sfida tra l’uomo e i propri limiti. Il prossimo 5 settembre, invece, sullo stesso tracciato, sarà la macchina a decidere.
L’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari ospiterà il debutto europeo dell’Abu Dhabi Autonomous Racing League, la A2RL, organizzata da ASPIRE, la divisione dedicata alle grandi sfide dell’Advanced Technology Research Council di Abu Dhabi. Dopo 2 stagioni disputate negli Emirati, la competizione esce per la prima volta dalla sua culla e approda in Italia. Non è semplicemente una gara particolare, è un esperimento che mette la tecnologia davanti a una delle domande più antiche dello sport: quanto può spingersi una macchina quando a prendere le decisioni non è più una persona?
La pista come laboratorio
In pista ci saranno fino a 5 monoposto basate sulla Dallara Super Formula SF23, tutte identiche nella base tecnica. A cambiare sarà ciò che non si vede: il software, gli algoritmi, la capacità di interpretare l’ambiente e trasformare una quantità enorme di dati in decisioni prese in frazioni di secondo. I team sono TUM, campione in carica tedesco, PoliMOVE e Unimore Racing per l’Italia, Kinetiz dagli Emirati e Constructor dalla Germania, con le qualificazioni chiamate a definire gli ultimi posti disponibili sulla griglia. Il principio è semplice da raccontare e molto più difficile da realizzare: nessuno al volante.
La vettura dovrà capire il tracciato, riconoscere la propria posizione, scegliere la linea ideale, frenare, accelerare, evitare gli avversari e provare a superarli. E tutto questo a Imola, che non è una pista qualunque.
Il circuito che non perdona
Imola è un luogo nel quale la precisione non è un dettaglio ma condizione necessaria. Il circuito è tecnico, stretto, veloce, con cambi di direzione e punti nei quali un errore può costare molto. È esattamente per questo che rappresenta un banco di prova interessante per l’intelligenza artificiale.
Perché una cosa è far muovere una macchina autonoma in un ambiente controllato. Un’altra è chiederle di competere ruota a ruota, a velocità elevata, mentre tutto cambia continuamente. La A2RL è nata proprio con questa ambizione: utilizzare la competizione estrema come laboratorio reale per accelerare lo sviluppo dei sistemi autonomi.
I progressi sono già evidenti, secondo The National, il divario sul giro tra l’intelligenza artificiale e un pilota umano si è ridotto da circa 10 secondi nel 2024 a 1,58 secondi nel 2025. Un altro dato racconta una caratteristica completamente diversa: la costanza. Alcuni team hanno portato le stesse gomme fino a circa 800 chilometri, contro una percorrenza indicativa di circa 150 chilometri per un pilota umano. È qui che la prospettiva cambia, l’intelligenza artificiale non deve essere necessariamente più coraggiosa dell’uomo, deve essere più costante. Non ha paura, non si emoziona e non si distrae, non ha una giornata storta. Proprio questa apparente freddezza potrebbe diventare una delle sue armi più potenti.
Chi sta correndo?
Se il pilota scompare, questo diventa il team, o meglio, il gruppo di ingegneri, ricercatori, programmatori e studenti che passa mesi a insegnare alla macchina come comportarsi. Il duello non è più soltanto pilota contro pilota ma codice contro codice, strategia contro strategia. In realtà gli uomini non scompaiono dalla gara, si spostano fuori dall’abitacolo. Una trasformazione che A2RL vuole rendere evidente anche attraverso il coinvolgimento del mondo universitario italiano.
Prima di Imola, la competizione ha dialogato con il Motor Valley Fest e con realtà come Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia e Politecnico di Milano, cercando di avvicinare studenti e ricercatori alla tecnologia della guida autonoma. Non un dettaglio, perché il vero prodotto di questa gara potrebbe non essere il vincitore del 5 settembre ma la generazione di ingegneri che imparerà a costruire le macchine del prossimo decennio.
La Motor Valley incontra Abu Dhabi
La scelta di Imola ha un significato che va oltre il calendario. Da una parte c’è Abu Dhabi, che sta investendo nella ricerca e nell’intelligenza artificiale e ha trasformato A2RL in una piattaforma di sperimentazione ad alta velocità. Dall’altra c’è l’Emilia-Romagna, territorio nel quale il motorsport non è soltanto industria, ma cultura.
Mettere insieme questi due mondi significa far incontrare la tradizione meccanica italiana e la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. La città di Imola lo considera anche un ponte verso università, aziende e realtà della Motor Valley. L’autodromo, ancora una volta, prova così a dimostrare che la sua storia non è soltanto conservazione del passato, ma capacità di ospitare ciò che ancora non esiste.
E il pilota?
Forse è questa la domanda che rimarrà sospesa nel cielo di Imola. Il motorsport nasce dal rapporto fisico tra uomo e macchina. Dal talento, dal coraggio, dalla sensibilità. Una curva affrontata bene non è soltanto geometria, è anche esperienza e sregolatezza. Una macchina autonoma può imparare la traiettoria più efficiente, può replicarla migliaia di volte e può analizzare dati che nessun essere umano sarebbe in grado di elaborare.
Ma può interpretare una gara? Può inventare? Fino a quanto può rischiare? La A2RL non ha ancora tutte le risposte e forse è proprio questo il suo valore. Non sta dicendo che il pilota umano è già superato, sta mettendo la domanda in pista.
Il futuro passa da qui
Imola vedrà dunque qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato appartenere alla fantascienza. Monoposto da corsa che entrano in curva senza che nessuno, dentro l’abitacolo, abbia deciso di farlo. Saranno vetture vere, su una pista vera, in una gara vera. Perché il futuro della mobilità non si costruisce soltanto nei laboratori. Si costruisce quando una tecnologia è costretta a confrontarsi con la realtà, con i suoi imprevisti e con i suoi limiti.
Per questo motivo Imola è più di una tappa, è un passaggio simbolico. La città che ha visto correre alcuni dei più grandi piloti della storia si prepara a vedere correre qualcosa che pilota non è. Quando le 5 Dallara entreranno in pista, il pubblico presente farà quello che ha sempre fatto davanti a una gara, cercherà il più veloce, il più bravo. Solo che questa volta, non ci sarà una persona in carne e ossa ma un algoritmo. E per capire se sarà davvero capace di emozionare, bisognerà aspettare che si spenga il semaforo e aspettare i primi giri.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
matteomattei
Source link



