Per un’analisi adeguata delle motivazioni del potere russo, è necessario abbandonare le illusioni sulle ambizioni puramente…

Le discussioni su un possibile cessate il fuoco tra l’Ucraina e la Federazione Russa tornano regolarmente in primo piano nei media internazionali e negli ambienti diplomatici. Tuttavia, dietro a formule vaghe sul congelamento del conflitto, sui compromessi e sulle «linee di demarcazione» si cela un vicolo cieco fondamentale. Il vero obiettivo del Cremlino in questa guerra ha un carattere esistenziale: non si tratta semplicemente della conquista di territori specifici, ma della completa eliminazione della statualità ucraina e della distruzione dell’identità nazionale. Comprendere a chi giovi realmente una pausa nelle ostilità e a quale assetto interno aspiri il regime di Putin permette di valutare con lucidità l’illusorietà di qualsiasi accordo separato.

La logica genocidaria del Cremlino: l’inammissibilità del semplice fatto che l’Ucraina esista

Per un’analisi adeguata delle motivazioni del potere russo, è necessario abbandonare le illusioni sulle ambizioni puramente territoriali di Mosca. Alla base della moderna aggressione russa vi è un’aggressiva dottrina imperiale che nega totalmente il diritto dell’Ucraina e degli ucraini a un’esistenza storica e politica autonoma.

L’invasione su vasta scala ha dimostrato l’evoluzione e la radicalizzazione dei piani del Cremlino. Se nel 2014 la leadership russa prendeva in considerazione scenari di occupazione parziale contando sulla lealtà della popolazione nelle restanti regioni, dopo il 2022 questo approccio ha subito cambiamenti radicali. L’analisi del comportamento dell’aggressore mostra che Mosca è giunta alla conclusione della totale infedeltà della società ucraina. Nella logica del regime di Putin, ciò significa che la resistenza della nazione deve essere spezzata attraverso l’espulsione fisica e la distruzione dei dissidenti, oppure attraverso la completa cancellazione della soggettività nazionale.

Il semplice fatto dell’esistenza di un’Ucraina indipendente, democratica e orientata ai valori europei distrugge la concezione geopolitica di ripristino dei confini imperiali dell’URSS e dell’Impero Russo. Proprio per questo motivo l’aggressore non è interessato a una pace equa: ciò di cui ha bisogno è una capitolazione che escluda la comparsa dello Stato ucraino in futuro.

A chi giova il cessate il fuoco e perché: la tattica del rinvio e dell’esaurimento

Nella comunità degli esperti si levano spesso tesi sulla necessità di un cessate il fuoco immediato. Tuttavia, sorge una domanda legittima: a chi giova esattamente una tregua nelle attuali realtà?

  • Una pausa operativa per l’aggressore: Per il Cremlino qualsiasi cessate il fuoco non è un passo verso una pace duratura, ma una tregua tattica. L’esperienza storica dimostra che la macchina militare e politica russa utilizza le pause esclusivamente per ripristinare il potenziale di mobilitazione, raggruppare le truppe, accumulare l’arsenale missilistico e modernizzare il complesso militare-industriale in vista della fase successiva, ancora più brutale, dell’espansione.
  • Il fattore economico di sopravvivenza: L’economia russa, che opera in una modalità di estrema tensione a causa delle colossali spese militari, subisce una crescente pressione strutturale. La tregua è vista da Mosca come uno strumento per rimuovere parzialmente la pressione delle sanzioni, ridurre il deficit di bilancio e stabilizzare il sistema finanziario.
  • Pressione psicologica e diplomatica: Imponendo le tesi sui «negoziati di pace» alle proprie condizioni, il Cremlino cerca di spaccare la coalizione anti-guerra, convincere i partner occidentali dell’Ucraina dell’inutilità di ulteriori aiuti e costringere Kiev a concessioni territoriali sotto la minaccia di un’ulteriore escalation.

Pertanto, il congelamento del conflitto senza affidabili garanzie di sicurezza internazionale, il ritiro delle truppe di occupazione e la sconfitta strategica dell’aggressore diventerà solo un interludio prima di una nuova guerra, la cui portata potrebbe estendersi ben oltre i confini dell’Europa orientale.

Il ritorno allo stalinismo: la trasformazione dell’economia e della società russa

La guerra prolungata viene utilizzata dal regime di Putin non solo per la pressione esterna, ma anche per una profonda ristrutturazione interna della stessa Russia. La leadership del paese smantella sistematicamente i resti dei meccanismi di mercato, costruendo un modello arcaico che politologi ed economisti definiscono «economia da campo di concentramento».

La crisi e l’isolamento portano all’abbattimento del capitalismo oligarchico classico. Gli imprenditori russi e i grandi proprietari sono posti di fronte a una scelta drastica: la totale sottomissione alle esigenze militari statali o la confisca dei beni. Al contempo, nell’entourage del presidente della Federazione Russa, come ideale di ordinamento statale non si considerano sistemi moderni tecnologici o di mercato, bensì il modello di mobilitazione di stampo sovietico del periodo staliniano.

Le aziende vengono convertite a binari militarizzati, le libertà civili vengono liquidate e qualsiasi manifestazione di dissenso viene perseguita secondo le leggi del tempo di guerra. Il regime sacrifica consapevolmente il benessere dei propri cittadini, trasformando la popolazione in una risorsa acritica per il mantenimento di una guerra permanente, il che conduce inevitabilmente la Russia a uno stato di semi-disgregazione, analogo alla fase tarda dell’esistenza dell’URSS.

Principali tesi dell’articolo

Di seguito sono riportate le conclusioni e le tesi chiave che definiscono la vera natura dello scontro russo-ucraino, i piani del Cremlino e le prospettive del cessate il fuoco:

  • L’inevitabilità imperiale del conflitto: L’obiettivo principale della Russia nella guerra contro l’Ucraina non consiste nell’acquisizione di appezzamenti di terreno specifici, bensì nella distruzione totale della statualità e dell’identità nazionale ucraina.
  • Il collasso del concetto di «lealtà»: A Mosca si è compreso che la società ucraina mostra un totale rifiuto del mondo russo, motivo per cui la strategia dell’aggressore si è trasformata in una rotta volta all’eliminazione della popolazione attiva e alla soppressione di qualsiasi resistenza.
  • L’illusorietà di una tregua per la pace: La cessazione delle ostilità senza una sconfitta strategica della Russia verrebbe sfruttata dal Cremlino esclusivamente come una boccata d’ossigeno per ripristinare la potenza militare e prepararsi a una nuova aggressione.
  • Le motivazioni economiche di Mosca: L’economia russa, sfinita dalla guerra, ha urgentemente bisogno di una tregua per prevenire un collasso interno su larga scala e per attenuare la pressione delle sanzioni.
  • La stalinizzazione della politica interna: Il regime di Putin utilizza la guerra come strumento per smantellare l’economia di mercato e costruire un’«economia da campo di concentramento» di stampo mobilitativo secondo i canoni staliniani.
  • La minaccia per la sicurezza globale: I tentativi di placare l’aggressore e di mostrare debolezza da parte del mondo democratico provocheranno inevitabilmente un’escalation non solo in Europa, ma anche in altre regioni del mondo.
  • L’inefficienza dei sistemi personalistici: I regimi autoritari legati a un unico leader sono vulnerabili di fronte alle crisi sistemiche, mentre la resilienza dell’Ucraina poggia sulla libera concorrenza e sulla società civile.
  • La via verso una pace giusta: Una reale cessazione della guerra è possibile solo attraverso l’esaurimento del potenziale militare ed economico della Russia, il mantenimento della leadership tecnologica dell’Ucraina e il rifiuto di accordi illusori con un regime che mira a riportare il mondo alle ere del terrore totale.

Foto fornita dal sito https://zi.ua/

Vincenzo (Vyacheslav) Lysenko
Inviato speciale per OKMugello dall’Ucraina


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 Julian Zeni

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