Crosetto: “Regole diverse dal resto del mondo: è un’Europa folle, destinata a un futuro drammatico”


Il ministro della Difesa all’assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa: “La sicurezza non è più lontana dalle aziende. Senza difesa, pace e stabilità, anche economia e futuro sono a rischio”

Attacchi informatici, droni trasformati in armi, rotte commerciali sotto pressione, energia, microchip e materie prime al centro di una competizione globale sempre più dura. Guido Crosetto porta davanti agli imprenditori di Confindustria Toscana Centro e Costa un messaggio netto: la Difesa non è più un tema distante dalle fabbriche, dagli uffici e dai bilanci aziendali. È diventata una condizione essenziale per proteggere la ricchezza prodotta dal Paese.

Il ministro della Difesa è intervenuto in collegamento, scusandosi per l’assenza fisica a causa di “giornate complicate” e della partenza prevista per Ankara. Dopo i saluti al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, alla sindaca di Firenze Sara Funaro, alle autorità civili e militari e agli imprenditori presenti, Crosetto ha spiegato perché oggi un appuntamento di Confindustria possa coinvolgere direttamente il titolare della Difesa.

“Sono tempi difficili, la sicurezza riguarda la vita quotidiana”

Crosetto ha richiamato un proverbio cinese: “Maledetti i tempi che hanno bisogno di eroi”. Da lì è partito per descrivere uno scenario radicalmente cambiato rispetto al passato.

Un tempo, ha osservato, la Difesa era percepita come qualcosa di lontano, “relegata alle caserme”, senza un legame diretto con la vita delle persone o con l’attività delle aziende. Oggi, invece, il quadro è completamente diverso: la vita quotidiana, il lavoro delle imprese, l’economia e la possibilità stessa di futuro dipendono dalle condizioni di sicurezza, difesa e pace nel mondo.

Il ministro ha citato la guerra in Ucraina e il suo impatto sulle bollette, sui mercati e sulle economie europee. Ha poi richiamato le tensioni nello Stretto di Hormuz e le conseguenze sulle catene di approvvigionamento di petrolio e gas, oltre al blocco del Mar Rosso da parte degli Houthi, che ha costretto molte navi a circumnavigare l’Africa, con aumento dei noli, dei costi delle merci e difficoltà logistiche.

Il mondo corre più veloce: “Il medio termine ormai sono settimane”

Secondo Crosetto, l’Italia deve confrontarsi con un mondo che cambia a una velocità senza precedenti. Le innovazioni, ha detto, arrivano ormai ogni settimana e sono destinate a trasformare il modo di lavorare, produrre e distribuire ricchezza.

Il ministro ha insistito sulla necessità di superare la lentezza burocratica. Una macchina pubblica organizzata secondo logiche del passato, ha spiegato, non può reggere in un contesto in cui “cambia tutto in una settimana”. Se una volta il medio termine poteva essere un anno, oggi, secondo Crosetto, il medio termine si misura in settimane.

Il ragionamento vale per il campo di battaglia, ma anche per la competitività delle aziende. Intelligenza artificiale, ricerca tecnologica, energia, microchip, materiali rari e computer quantistici sono i nuovi terreni della competizione globale.

L’appello sull’intelligenza artificiale: “Se perdiamo quel treno, non competiamo più”

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento riguarda l’intelligenza artificiale. Crosetto ha spiegato di aver sollecitato per oltre due mesi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ad attivare un meccanismo simile a Industria 4.0, ma dedicato all’applicazione dell’AI nelle imprese.

L’obiettivo, secondo il ministro, deve essere quello di incentivare al massimo le aziende italiane ad adottare questa tecnologia. Il sistema produttivo nazionale, ha sostenuto, è particolarmente ricettivo quando può contare su vantaggi fiscali reali ed evidenti.

Il messaggio è diretto: se l’Italia non porta il “treno dell’intelligenza artificiale” dentro le proprie attività produttive, rischia di perdere la possibilità di competere in futuro. Al contrario, integrando AI e capacità manifatturiera, il Paese potrebbe esprimere una potenzialità difficilmente paragonabile a quella di altri sistemi industriali.

“L’Italia ha una capacità manifatturiera unica, seconda solo alla Cina”

Crosetto ha rivendicato il valore del tessuto produttivo italiano, definendolo dotato di una capacità tecnologica e manifatturiera “unica al mondo”, seconda soltanto alla Cina.

La differenza, ha osservato, è nella struttura: la Cina produce attraverso grandi aziende, mentre in Italia competenze avanzate e capacità produttive sono spesso concentrate in imprese da 10, 15 o 20 dipendenti. Proprio questa rete di piccole e medie imprese, se collegata alle nuove tecnologie, può diventare una leva strategica.

Resta però un nodo aperto: l’energia a basso costo. Crosetto ha affermato che all’Italia manca ancora la possibilità di costruire energia competitiva e che l’Europa, su questo fronte, “non ci aiuta” abbastanza. Nel discorso ha citato anche i mini reattori nucleari come una delle tecnologie destinate a entrare nella competizione per sostituire le fonti fossili.

Cyberattacchi e guerra invisibile: “Mentre parlo, subiamo decine di attacchi informatici”

Il passaggio più allarmante è arrivato quando Crosetto ha descritto le nuove minacce alla sicurezza nazionale.

Il ministro ha spiegato che un tempo bastava prepararsi a fronteggiare un attacco via terra, via mare o via cielo. Oggi, invece, molte minacce sono “sotto traccia”. Mentre parlava agli imprenditori, ha detto, l’Italia stava subendo decine di attacchi informatici diretti contro sistemi bancari, dati e infrastrutture digitali.

Non solo cyber. Crosetto ha parlato anche dei tentativi di influenzare opinioni, pensieri e idee dei cittadini per mettere in difficoltà un Paese nemico. È la dimensione della guerra ibrida, fatta di attacchi informatici, manipolazione informativa, pressioni economiche e azioni indirette.

“In Ucraina oltre 30mila tra morti e feriti al mese”

Nel quadro tracciato dal ministro c’è anche la guerra in Ucraina, descritta come un conflitto a poche centinaia di chilometri da casa nostra.

Crosetto ha indicato numeri pesanti: secondo quanto riferito nel suo intervento, ogni mese il conflitto lascia sul campo oltre 30mila tra morti e feriti. Ha poi aggiunto che i russi perderebbero circa 30mila persone al mese, arrivando a un massimo di 35mila tra morti e feriti nel mese di maggio.

Numeri che, nelle parole del ministro, servono a rendere l’idea della dimensione dello scontro e della fragilità dell’attuale scenario internazionale.

L’allarme droni: “Con 3mila euro si può bloccare un aeroporto”

Altro tema destinato a colpire l’opinione pubblica è quello dei droni. Crosetto ha spiegato che questi strumenti hanno cambiato sia lo scenario di battaglia sia le esigenze di difesa.

Fino a pochi anni fa, ha ricordato, un drone poteva essere percepito come un giocattolo o come uno strumento per appassionati di riprese aeree. Oggi, invece, può diventare un’arma nelle mani di un terrorista.

Il ministro ha fatto un esempio concreto: con 2-3mila euro un drone può essere caricato con un ordigno e usato per colpire una torre di controllo, bloccare un aeroporto e produrre conseguenze enormi anche sul turismo e sull’economia di una nazione.

Per Crosetto, il compito della Difesa è prevenire che scenari di questo tipo possano realizzarsi.

Investimenti militari e industria italiana: “Voglio ricadute sulle filiere nazionali”

Il ministro ha poi collegato il tema della sicurezza a quello industriale. La Difesa, ha ricordato, è uno dei ministeri con maggiore capacità di investimento. Per questo, una delle sue responsabilità è fare in modo che tali risorse ricadano sulle filiere produttive italiane.

Crosetto ha citato il programma dei futuri carri armati, spiegando di aver rallentato alcune scelte per due ragioni. La prima è economica: non accettare automaticamente il primo prezzo, ma contrattare. Secondo il ministro, questo approccio avrebbe permesso agli uffici della Difesa di ottenere un risparmio del 18% su un programma dal valore vicino ai 20 miliardi di euro.

La seconda ragione è industriale: portare in Italia la maggiore quota possibile della produzione. Crosetto ha fatto l’esempio del motore del carro armato, spiegando che se viene prodotto in Italia può generare il 92% di ricadute su aziende italiane.

Ricerca militare e tecnologie duali: “Come GPS e internet”

Per Crosetto, gli investimenti della Difesa non devono produrre soltanto potenza militare. Devono contribuire anche alla crescita tecnologica, produttiva e industriale del Paese.

Il ministro ha richiamato il modello americano, basato su forti investimenti in ricerca e collaborazioni con le università. Ha citato atenei toscani, ma anche Milano, Torino, Napoli e Bari, spiegando che la ricerca della Difesa può contaminare positivamente quella duale, cioè utilizzabile anche nel settore civile.

Gli esempi indicati sono GPS e internet: tecnologie nate in ambito militare e poi diventate strumenti fondamentali per la società e per l’economia.

“La ricchezza la crea chi produce”

Nel finale, Crosetto ha rivolto un riconoscimento agli imprenditori. La ricchezza, ha detto, non viene creata dallo Stato o dalle istituzioni, ma da chi produce, dà lavoro, paga tasse e consente allo Stato di finanziare sanità, istruzione, difesa, welfare e infrastrutture.

Da qui la richiesta di un cambio di approccio rispetto agli ultimi decenni: meno burocrazia, più velocità, più pragmatismo. Secondo il ministro, il futuro dell’Italia passa anche attraverso una collaborazione istituzionale capace di superare le appartenenze politiche quando si tratta di competitività, produzione e libertà.

L’attacco alle regole europee: “Un’Europa così è destinata a un futuro drammatico”

Crosetto ha criticato duramente l’approccio europeo alla competitività. A suo giudizio, l’Europa non può pensare di vivere in una bolla, imponendo alle proprie aziende regole diverse da quelle dei concorrenti globali.

Il paragone usato è sportivo: nessun allenatore metterebbe un peso da 50 chili sulla schiena del proprio atleta per farlo correre contro gli altri. O tutti hanno lo stesso peso, ha spiegato, oppure non si partecipa davvero alla gara.

Il ministro ha citato anche il tema dell’antitrust europeo, sostenendo che l’attuale impostazione tiene le aziende del continente troppo piccole, mentre devono competere con colossi americani e cinesi capaci di investire centinaia di miliardi.

“La politica impari dalle imprese”

Crosetto ha concluso con un richiamo al pragmatismo del mondo produttivo. Le aziende, ha detto, sono abituate ad affrontare ogni settimana nuove sfide: un concorrente, una tecnologia, un investimento mancante, un cambio di scenario, un cliente che fallisce.

La politica, secondo il ministro, deve imparare questa capacità di adattamento. Deve essere meno ideologica, più rapida, più concreta.

Infine, Crosetto ha ricordato la propria esperienza personale, raccontando di essere cresciuto sopra un’officina e di conoscere il sacrificio necessario per portare avanti un’azienda: dalle ricevute bancarie agli insoluti, dai rapporti con le banche alle difficoltà quotidiane dell’impresa.

Un intervento che mette insieme difesa, industria e sicurezza economica, con un messaggio di fondo molto chiaro: nel nuovo scenario globale, proteggere l’Italia significa anche proteggere le sue imprese, le sue filiere e la sua capacità di produrre ricchezza.

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 Andrea Valenti

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