Vivoli e Fantasia, licenziati ma non vinti, i diritti non si abbattono


Firenze, 13 giugno 2026, Il convegno nazionale su repressione sul lavoro e licenziamenti anti sindacali, organizzato dalla FLMUniti CUB

Insieme agli avvocati intervengono Simone Vivoli licenziato da TIM e Delio Fantasia licenziato da Stellantis.


Delio Fantasia e Simone Vivoli. Non sono due nomi: sono due simboli.
Fanno paura, provocano ancora oggi una risposta urticante da parte della classe padronale. Perché non si sono piegati. Perché hanno lottato senza avere paura, senza mai flettere, coerenti con le loro idee, coerenti con i valori della classe proletaria.
Sabato 13 giugno si sono incontrati a Firenze, insieme alle forze sindacali di base, alle associazioni dei lavoratori e alle reti di disoccupati organizzati contro la “repressione di Stato”, così viene definita dal palco dell’InfoPoint del capoluogo Toscano.
Simone Vivoli racconta la protervia dell’azienda che l’ha colpito mentre Delio Fantasia s’interroga: come vive un giudice che a una persona licenziata senza giusta causa applica una pena di 8.000 Euro? (link al video)

A sostegno della causa di Vivoli e Fantasia, e in generale sui temi della repressione antisindacale nei luoghi di lavoro, al convegno era presente ed è intervenuta anche Antonella Bundu, Rifondazione Comunista, parlando dell’importanza di una cassa di resistenza e di mutualismo operaio per combattere una lotta giusta: “Mi sono trovata coinvolta in un procedimento amministrativo con una sanzione di 10.000 Euro da pagare. Per una manifestazione non autorizzata in cui abbiamo usato i nostri corpi a Prato, per bloccare una manifestazione che chiedeva la remigrazione. Abbiamo deciso di occupare i prati antistanti per fermare il corteo. Sono orgogliosa di averlo fatto, non mi vergogno di aver vista applicata questa sanzione, ritengo che un mutualismo operaio sia necessario per sostenere le nostre lotte.” (link al video)

All’incontro di sabato era presente Mattia Scolari, segretario della Cub di Milano, “Siamo arrivati al punto in cui vediamo che sono i magistrati a sostituirsi ai sindacati (Confederali)”, commentava sabato riguardo al ruolo che oggi sta esercitando la magistratura a discapito dei sindacati. A proposito dell’esercizio del diritto sindacale infatti Scolari a questo proposito ha riportato dell’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza nei riguardi di un’azienda che gestisce degli operatori della sicurezza (vigilantes), indagine dalla quale le fiamme gialle hanno riscontrato il mancato ottemperamento delle norme previste dal CCNL e che in ragione di ciò, in mancanza cioè di rinnovi sindacali che assicurassero un adeguato rinforzo salariale, la stessa magistratura ha ritenuto di andare più a fondo sull’intera faccenda, interpretando un ruolo sostitutivo a quello dei sindacati assegnando di fatto un primato sindacale direttamente ai giudici. (link al video)

All’incontro fiorentino hanno preso parte e sono intervenuti anche Antonio Amoroso, Flaica Cub di Roma, che ha parlato tra le altre cose del processo di destrutturazione all’interno del quale sono stati colpiti i due sindacalisti Vivoli e Fantasia. Dove dobbiamo andare? E cosa dobbiamo fare? Amoroso pone la questione per ragionare della strategia da mettere in atto per contrastare l’ondata antisindacale del Governo Meloni.
E quello che imposta è un ragionamento politico, fondato su due precise valutazioni. La prima: Simone Vivoli e Delio Fantasia sono parti di un processo di destrutturazione industriale. E proprio la loro denuncia su questa condizione venutasi a determinare ha fatto scattare un riflesso pavloviano. Chi racconta la verità, chi la verità l’ha compresa va eliminato. Perché il meccanismo politico segue dei binari precisi: noi padroni, noi Confindustria, vi diciamo qual è il problema: il basso salario e la bassa domanda, che come un cane che si morde la coda, colpisce anche loro. Ma la soluzione è scaricata sulla politica quindi sulla fiscalità pubblica quindi ancora sui cittadini. Che devono abituarsi per questa ragione a rinunciare al welfare e quindi alla sanità, all’assistenza sociale, al diritto al lavoro.
Pone poi, Amoroso, una seconda domanda di stampo leninista: “Che fare? La risposta è semplice, dice: occorre lavorare sulla coscienza di classe e sul rafforzamento di un antagonismo di classe che – a fronte delle intimidazioni padronali – risponda colpo su colpo. Loro come noi sono uomini. E come tutti gli uomini hanno una parte debole su cui si può insistere nell’attacco. Non possono fare a meno di noi. Perché la domanda si alimenta solo se metti i lavoratori nelle condizioni di spendere. Ecco perché serve coscienza di classe e consapevolezza che possiamo fargli molto male. Sono come noi: vulnerabili. Con la protervia di imporre ciò che vogliono. Ma hanno bisogno di qualcuno da sfruttare. E allora devono venire al tavolo. E darci quello che chiediamo. Altrimenti al prossimo giro, non saranno le teste della gente comune a finire nella ghigliottina. La storia insegna.” (link al video)

Anche Massimo Lettieri, Flaica Cub Monza e Brianza, ha fatto un intervento al convegno di sabato, sottolineando l’importanza dell’unità nel condurre lotte come queste a contrasto della deriva sulle politiche del lavoro a cui si assiste.
Abbiamo portato qui oggi due dei quattro delegati della Flaica Cub Monza i quali sono stati coinvolti all’interno di una contestazione che il Gruppo Sangalli di Monza ha loro fatto. E li abbiamo condotti fino qui per dirgli che non sono da soli. Che quando il datore di lavoro vuole intimidirti sapendoti sindacalista, non deve spaventarti, ma spronarti.
Così Lettieri ha spiegato le ragioni per cui a suo giudizio diventa necessario che nel momento della lotta e della contrapposizione contro la parte padronale non bisogna aver timore di restare soli, perché a fianco a loro è dietro di loro ci sono organizzazioni in grado di far valere legittimi diritti sanciti dalla Costituzione. Forse fuori moda per chi volge lo sguardo solo nella direzione delle imprese ma ancora tutelata e protetta da quelle avanguardie che, malgrado molte battaglie perse, non hanno intenzione di demordere. Sul campo si resta fino alla fine. Fino a quando i diritti non saranno riconosciuti. (link al video)

Presidio di solidarietà a Simone Vivoli alla Stazione di Firenze S. Maria Novella, al termine del convegno sabato 13 giugno.



⏯️ Corte Costituzionale e Cassazione si sono già espressi: il diritto alla rappresentanza sindacale non può essere negato“, intervista al giuslavorista Pino Marziale, tra i relatori del convegno di Firenze.
Sono 40 anni che sono in prima linea e posso dirvi una cosa, malgrado l’applicazione del Jobs act di Matteo Renzi, sul piano del diritto la recente sentenza del 30 Ottobre 2025 della Corte Costituzionale afferma illegittimo l’art 19 della Legge 300/70. La norma è stata bocciata nella parte in cui non prevede che le Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA) possano essere costituite anche nell’ambito delle associazioni sindacali che, pur non avendo firmato contratti applicati nell’unità produttiva, siano comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.” (link al video)

⏯️ La rappresentanza sindacale non la sceglie l’interlocutore aziendale“, avvocato Danilo Conte, tra gli ospiti sabato 13 giugno alla sala Infopoint del Comune di Firenze.

Lei ha mai visto un direttore di scuola che, avendo deciso d’incontrare un rappresentante di classe formalmente eletto dai compagni di classe, scelga di vederne un altro, non eletto?” L’avvocato Danilo Conte illustra così le ragioni per cui sul piano del diritto certamente esiste una tutela dei lavoratori e della loro rappresentanza, espressa dai giuslavoristi come lui.

Anche la Corte Costituzionale tuttavia si annovera come un soggetto i cui diritti dei lavoratori fa rispettare avendo reso illegittimo l’art 19 dello Statuto dei lavoratori.

L’articolo in questione infatti sanciva la rappresentanza dei lavoratori organizzati in sindacati in capo a quelle sigle che hanno firmato contratti collettivi escludendo tutte le altre sigle, compresi quindi i sindacati di Base.

Ecco, pertanto, se possiamo dire che sul piano del diritto i lavoratori hanno certamente delle tutele riconosciute costituzionalmente, non altrettanto possiamo dire faccia il legislatore. Il quale ha esercitato un potere per sottrarre il diritto alla rappresentanza a quelle sigle che, pur se maggiormente presenti in azienda, in funzione dell’applicazione dell’art 19 della Legge 300/70 vengono escluse dalle trattative e dal diritto a tutelare i loro iscritti anche se maggioranza all’interno di un’azienda.

In quest’intervista, maturata anch’essa al convegno di Firenze di sabato 13 Giugno si mostra la farraginosità di una politica allergica ai lavoratori, ed empaticamente attratta dalla classe padronale: cioè dai loro soldi.” (link al video)

👉🏻 firenzedintorni.it-Ex lavoratore Stellantis repressione aziendale non fa parte dellagenda politica

📌📌 Dmitrij Palagi (SPC-Sinistra Progetto Comune): “Licenziamento Vivoli: la Giunta elenca i contratti ma non spende una parola di solidarietà”

“Risposta deludente all’interrogazione urgente di Sinistra Progetto Comune. Sabato 13 giugno, convegno nazionale di FLMUniti-CUB per il reintegro”

L’Assessore al Lavoro ha risposto il 10 giugno all’interrogazione urgente che avevamo depositato sul licenziamento di Simone Vivoli, Segretario Nazionale di FLMUniti-CUB, licenziato da TIM con effetto immediato il 13 maggio per otto email in tre mesi (circa quindici minuti di lavoro) nell’esercizio di funzioni sindacali. La risposta conferma un dato che avevamo chiesto: i contratti attivi tra Comune di Firenze e TIM valgono 1.525.990,86 euro, IVA esclusa. Su tutto il resto non c’è stata nessuna volontà di assunzione di responsabilità politiche per trovare soluzioni.

Ma quella cifra descrive un rapporto tutt’altro che episodico. Le determine dirigenziali che impegnano quella spesa raccontano una dipendenza strutturale e pluriennale: dal rinnovo della connettività della rete dati comunale (determina 147 del gennaio 2025), che da solo vale oltre un milione di euro IVA esclusa e lega il Comune a TIM fino al settembre 2027, alla telefonia, alle licenze cloud Office365 acquistate anch’esse tramite TIM (determina 1025 del febbraio 2025), con impegni che si proiettano fino al 2028. Non un cliente qualsiasi, e non una fornitura che si esaurisce domani: un rapporto continuativo, che si rinnova un atto dopo l’altro, e che dà al Comune un peso considerevole (se solo volesse usarlo).

Avevamo posto quattro domande. A tre la Giunta, nei fatti, non risponde. Avevamo chiesto se il Comune intenda esprimere solidarietà al lavoratore licenziato e alle organizzazioni che ne chiedono il reintegro: nella risposta non c’è una sola parola di solidarietà a Simone Vivoli. Silenzio.

Avevamo chiesto se il Comune, in quanto cliente istituzionale rilevante, intenda avviare un’interlocuzione formale con TIM per chiedere il ritiro del licenziamento. La Giunta si trincera dietro il fatto che i contratti derivano da convenzioni Consip (RTRT4 per la connettività e CT9 per la telefonia) «senza possibilità di modifiche da parte dei soggetti aderenti». Ma noi non avevamo chiesto di stracciare una convenzione: avevamo chiesto di usare il peso politico di chi ha contratti pluriennali con TIM per oltre un milione e mezzo di euro per far sentire una voce. E qui il pretesto della “immodificabilità” cade: quei contratti non sono pietre tombali già chiuse. L’accordo sulla connettività scade nel settembre 2027, gli impegni sul cloud arrivano al 2028, e il Comune continua ad attivare e rinnovare servizi di continuo. A ogni rinnovo c’è una determina che la Giunta adotta: può anche non poter cambiare il listino Consip, ma decide se e quando aderire, e soprattutto cosa dichiarare nel farlo. Una cosa è non poter modificare un contratto; un’altra è non voler nemmeno alzare il telefono.

Sulle clausole sociali a tutela della libertà sindacale negli appalti la risposta rinvia al Protocollo Appalti (sottoscritto nel maggio 2024 con le confederazioni CGIL, CISL e UIL e approvato con delibera di Giunta 212 del 14 maggio 2024) e al confronto preventivo che ne deriva. Ma quel protocollo, che pure rappresenta un passo avanti, riguarda il salario, la tutela occupazionale, la sicurezza nei cantieri, lo stop al subappalto a cascata, i limiti al massimo ribasso e la regolarità dei pagamenti. Nei suoi nove punti la parola “sindacale” compare una sola volta, e solo per indicare le sigle firmatarie. Non contiene nulla che vincoli i fornitori al rispetto della libertà sindacale e alla prevenzione di condotte antisindacali: esattamente il punto che ponevamo. Lo stesso vale per l’altro atto in materia, la delibera di indirizzo sulla retribuzione minima (97 del marzo 2024): doverosa sui salari, muta sulla libertà di fare sindacato. Citarli come risposta significa, di nuovo, non rispondere. E la postura complessiva è quella di un Comune che si dichiara “presente quando convocato” e che “favorisce ogni utile interlocuzione”: un’amministrazione che aspetta di essere chiamata, invece di prendere posizione.

Non è una sfumatura procedurale. Il licenziamento di Vivoli colpisce un dirigente sindacale di base nel pieno della ristrutturazione del gruppo guidata dal fondo statunitense KKR, con fino a 1.800 uscite da FiberCop e 1.000 da TIM previste entro novembre 2026, mentre in Toscana l’appaltatrice Telco è già in cassa integrazione a zero ore. È disciplinamento. Di fronte a tutto questo, una giunta di centrosinistra che governa Firenze non può limitarsi all’inventario delle proprie forniture. La libertà sindacale, principio costituzionale (art. 39 Cost.) e tutela esplicita dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, o si difende quando è a rischio, oppure resta una dichiarazione di facciata.

Domani, sabato 13 giugno, dalle 10 alle 13.30, nella sala Info Point del Comune di Firenze in piazza della Stazione 4/A, si tiene il convegno nazionale “Repressione al lavoro, licenziamenti discriminatori e antisindacali”, promosso da FLMUniti-CUB – Confederazione Unitaria di Base, con gli avvocati Simone Bisacca, Pino Marziale e Andrea Danilo Conte, e con la partecipazione di Delio Fantasia, licenziato da Stellantis, e di Simone Vivoli. A Palazzo Vecchio non manca lo spazio per ospitare il convegno, manca finora la volontà di prendere posizione. Seguirà un presidio alle 15:00, di solidarietà a chi riceve licenziamenti e ritorsioni per l’attività sindacale che svolge negli interessi delle classi lavoratrici“. Firenze, 12 giugno 2026

 

 




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