TERMOLI. Il Comitato San Timoteo torna a lanciare l’allarme sul futuro della sanità molisana, esprimendo forte preoccupazione per la proposta di riforma del sistema 118 attualmente all’esame del Parlamento. Secondo il Comitato, l’applicazione automatica di standard nazionali in una regione con caratteristiche territoriali e demografiche particolari come il Molise rischierebbe di aggravare criticità già evidenti nel sistema sanitario regionale.
«Ci troviamo di nuovo a richiamare l’attenzione delle istituzioni, della politica regionale e nazionale e dell’opinione pubblica su un tema che può incidere in modo molto pesante sul futuro della sanità molisana: la proposta di legge, depositata alla Camera, del Sottosegretario Francesco Paolo Sisto e di Mario Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118 (SIS), sulla riorganizzazione del servizio 118 e sull’applicazione di standard nazionali che, se trasferiti automaticamente sul nostro territorio, rischiano di trasformarsi in un nuovo fattore di penalizzazione per il Molise.
Non si tratta di una polemica pregiudiziale. Si tratta invece di una preoccupazione concreta, maturata alla luce di ciò che il Molise ha già vissuto in questi anni con l’applicazione di parametri sanitari pensati per realtà profondamente diverse dalla nostra. Il riferimento non può che essere al DM 70/2015, il decreto sugli standard ospedalieri che continua ancora oggi a produrre effetti critici sul sistema regionale e sui nostri presidi sanitari.
È per questo che il Comitato sente il dovere di lanciare un allarme chiaro: non possiamo permettere che quanto già accaduto con la rete ospedaliera si ripeta ora con la rete dell’emergenza territoriale. Nel 118 il fattore tempo è decisivo e ogni scelta sbagliata si traduce in minore sicurezza per i cittadini e, nei casi più gravi, in una riduzione concreta delle possibilità di salvezza.
Il punto non è contestare gli standard in sé. È giusto che il sistema dell’emergenza-urgenza abbia criteri di efficienza, uniformità e qualità. Ma gli standard devono essere realistici e coerenti con il territorio in cui vengono applicati. Se così non è, da strumenti di tutela rischiano di diventare strumenti di ingiustizia istituzionale.
Il Molise, con 136 comuni, circa 292.000 residenti e una densità di circa 67 abitanti per km², è il caso più evidente di questa possibile distorsione. Questo comporta costi organizzativi più alti, tempi di percorrenza più lunghi e maggiori difficoltà nel garantire gli stessi livelli di risposta rispetto a regioni più popolose e meglio collegate.
A ciò si aggiungono criticità strutturali note da tempo: dissesto idrogeologico, frane, vulnerabilità della rete viaria e collegamenti interni lenti e difficili. È inoltre un dato di fatto che la regione non dispone di veri assi autostradali interni né di grandi arterie a quattro corsie capaci di garantire spostamenti rapidi e sicuri per i mezzi di soccorso.
Per questa ragione non è realistico applicare automaticamente standard come postazioni del 118 ogni 60.000 abitanti, arrivo del mezzo di soccorso entro 8 minuti in area urbana e 20 minuti in area extraurbana. In vaste aree del Molise tali parametri non sono raggiungibili senza un significativo potenziamento di postazioni, mezzi medicalizzati e personale.
Se si fissano standard uniformi, allora bisogna anche mettere il Molise nelle condizioni di poterli raggiungere. Altrimenti si crea un’ulteriore contraddizione: obiettivi elevati sulla carta e strumenti inadeguati nella realtà, con il risultato di scaricare su operatori e cittadini il peso di un sistema non pienamente funzionante.
Il nostro timore nasce anche dalla situazione attuale del 118 molisano: carenza di medici, difficoltà nel coprire stabilmente le postazioni e riduzione della medicalizzazione in diverse sedi. È evidente che con i nuovi standard, senza un piano straordinario di rafforzamento, le criticità rischiano di aumentare.
Questo tema non può essere separato da quanto sta accadendo nel Programma Operativo 2026-2028 della sanità molisana. Il precedente del DM 70/2015 dimostra infatti che parametri nazionali applicati rigidamente in un territorio fragile come il nostro hanno prodotto effetti negativi sia sulle prestazioni sanitarie sia sui bilanci economici: dopo 17 anni il Molise è ancora commissariato e in piano di rientro.
Basti pensare, tra le previsioni del Programma Operativo 2026-2028 adottato dalla struttura commissariale, alla disattivazione del laboratorio di emodinamica nell’ospedale San Timoteo, indebolendo ulteriormente il presidio di Termoli, con conseguenze dirette anche sulla rete dell’emergenza-urgenza.
Il collegamento è evidente. Un sistema 118 efficiente non dipende solo dal numero delle ambulanze o delle postazioni sul territorio, ma anche dall’esistenza, entro tempi ragionevoli, di strutture ospedaliere in grado di prendere in carico le patologie tempo-dipendenti. Se si indebolisce un presidio strategico come il San Timoteo e, contemporaneamente, si impongono standard più rigidi sul 118, si crea un sistema incoerente: si chiede rapidità al soccorso territoriale ma si riduce il punto di cura decisivo.
Come Comitato San Timoteo di Termoli abbiamo già presentato osservazioni formali alla struttura commissariale sul Programma Operativo 2026-2028 e abbiamo dato mandato agli avvocati di tutelare nelle sedi competenti il diritto del territorio a mantenere servizi essenziali, a partire dall’emodinamica.
Si tratta di una battaglia che non riguarda un singolo reparto o un interesse localistico, ma il diritto dei cittadini del basso Molise e dell’intera regione ad avere una rete sanitaria coerente con la geografia del territorio e con il principio di uguaglianza nell’accesso alle cure.
È per questo che la discussione sul 118 va affrontata in modo organico. Non è un dossier separato dal resto della sanità. Se si adottano standard ospedalieri che portano al ridimensionamento di servizi strategici e, nello stesso tempo, standard del soccorso territoriale che non tengono conto delle criticità del Molise, il risultato è una doppia penalizzazione: meno punti di cura e maggiori difficoltà nel raggiungerli in tempo utile.
In questo quadro il Comitato ribadisce la necessità del cosiddetto Decreto Molise. La richiesta di un provvedimento straordinario nazionale capace di introdurre deroghe alle rigidità del DM 70/2015 è stata sostenuta dal Comitato e raccolta nel 2022 anche nel confronto con i candidati alle elezioni politiche.
A oggi, tuttavia, quel decreto è ancora atteso. E questa attesa pesa enormemente su ogni ragionamento serio sul futuro della sanità regionale. Senza una disciplina speciale per una regione piccola, fragile e commissariata come il Molise, ogni nuova riforma rischia di essere assorbita da criteri standardizzati non coerenti con la realtà territoriale.
Per il Comitato, una riforma seria del 118 in Molise deve partire da alcuni punti essenziali.
Anzitutto serve una mappatura reale dei tempi di percorrenza comune per comune, tenendo conto della viabilità, delle aree soggette a dissesto, della stagionalità e della distanza dai presidi in grado di trattare le emergenze tempo-dipendenti.
In secondo luogo occorre rafforzare le postazioni e aumentare i mezzi di soccorso avanzato. In Molise non può essere la normalità una rete basata su mezzi non medicalizzati o su postazioni chiamate a coprire territori troppo estesi.
In terzo luogo è necessario affrontare il problema del personale. La carenza di medici, infermieri e autisti-soccorritori non può essere gestita con misure tampone: serve un piano straordinario di reclutamento, incentivazione e stabilizzazione.
Infine è indispensabile una piena integrazione tra rete territoriale e rete ospedaliera. L’emodinamica del San Timoteo rappresenta un nodo fondamentale della catena del soccorso cardiologico per Termoli, il basso Molise e parte della costa.
Da tutto questo discende una conclusione chiara: il Molise non ha bisogno di standard solo formali o tabelle perfette sulla carta ma impraticabili nella realtà. Ha bisogno di una sanità costruita sui bisogni reali dei cittadini e sulle caratteristiche del territorio.
Prevenire è meglio che curare. Significa evitare che anche la riforma del 118 si trasformi in un ulteriore fattore di criticità per il Molise, come già accaduto con il DM 70/2015.
Il Comitato San Timoteo di Termoli continuerà a svolgere il proprio ruolo con responsabilità e fermezza: informare i cittadini, avanzare proposte, presentare osservazioni e promuovere ogni azione utile alla tutela del diritto alla salute.
Su questo terreno serve una mobilitazione larga, seria e consapevole. Non è una questione di parte, ma di giustizia territoriale. Per questo il Comitato chiede un confronto pubblico reale e una risposta concreta del Governo sul Decreto Molise, oggi più che mai necessario».
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