Marino Trizio (Città Plurale): “La risorsa acqua e il dissesto idrogeologico del territorio della Basilicata, un inizio di metà anno ricco di acqua”. Di seguito la nota integrale.
Siccità e alluvioni si alternano in Basilicata da moltissimi anni, ma per l’acqua e per il territorio mancano ancora una attenta e oculata gestione. Problemi antichi così difficili da risolvere?
Nell’estate 2025 si è verificata in Basilicata una siccità devastante. Agricoltura in crisi, gli allevamenti di animali senza acqua, acqua potabile e per usi domestici razionata. In questo inizio di anno la Regione è stata colpita da nuove alluvioni. Negli anni trascorsi, tanti convegni sulle preziose risorse di cui dispone la nostra regione, tante belle parole e idee, soluzioni inesistenti, l’acqua si perde e il territorio cede. In ogni contesto si sono affrontati i temi dell’emergenza idrica e dei danni provocati, si è anche parlato di resilienza, la capacità psicologica, nel caso in questione la capacità politica, di reagire positivamente alle avversità naturali, riorganizzando e risolvendo in modo costruttivo e definitivo un problema, con soluzioni politiche certe e con competenza e gestione oculata del bene oggetto dell’intervento.
Dichiarazioni ricorrenti della politica regionale e degli addetti ai lavori, ma gli agricoltori e i cittadini lucani hanno continuato a subire le conseguenze della mancata soluzione dei problemi. Da fine febbraio ad oggi le precipitazioni, anche cospicue, non sono mancate. Il nostro territorio ha dovuto fare i conti con allagamenti di campi agricoli, frane e strade impraticabili.
Danni enormi e dopo tante belle parole, per l’acqua, che ha riempito tutti gli invasi regionali, si è deciso di aprire gli scarichi delle dighe e rimandare la preziosa risorsa in mare. Ci si chiede è normale? Non è, purtroppo, la prima volta. Perché tutto ciò continua ad accadere? I problemi non sono dovuti ai cambiamenti climatici in atto, i problemi sono legati alla gestione della risorsa acqua e del territorio. La Regione Basilicata ha alcuni dei maggiori invasi di raccolta di acqua d’Italia, che molte regioni vorrebbero avere. A volte è incontrollabile per la quantità, altre volte è scarsa, ma la sua gestione è problematica e va avanti così da tantissimi anni senza che si riescano a trovare soluzioni definitive per una sua oculata gestione. Stesso discorso per la cura del territorio.
A seguito della situazione emergenziale dei primi mesi dell’anno, il Presidente della Regione Bardi ha inviato una lettera al Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, per richiedere il riconoscimento dello Stato di emergenza nazionale. I dati sono drammatici: “su 131 comuni lucani, 55 hanno avuto criticità idrauliche e idrogeologiche, in 61 sono stati attivati i Centri operativi comunali (COC), con un coordinamento continuo tra il sistema regionale di protezione civile e le Prefetture di Potenza e Matera” (Basilicata24.it del 4/4/2026). Non è la prima volta che viene richiesta l’emergenza nazionale, l’acqua e il territorio sono stati abbandonati da anni, problema presente, senza esagerare da mezzo secolo, con governi di vario colore.
Per meglio comprendere le cause e le problematiche che sono in gioco, si rende necessario fare un quadro generale sulla situazione degli invasi della nostra regione, utile per fare chiarezza sulle vere problematicità, affinché si studino e si realizzino soluzioni definitive. Da anni vengono richiesti chiarimenti da vari interlocutori (agricoltori, cittadini, organi di stampa) sulla gestione e sui volumi d’acqua presenti negli invasi lucani. Due voci, da quanto si è apprende, sono essenziali per cogliere il vero problema delle dighe della nostra regione. Le due voci sono rappresentate dai volumi massimi di invaso e dai volumi autorizzati. Queste due condizioni riguardano una singola diga al momento della sua completa realizzazione, a cui dovrebbe seguire il collaudo conclusivo per la messa in funzione dell’invaso. Senza il collaudo l’invaso viene colmato per volumi ridotti onde evitare pericoli di vario genere, per questo motivo l’acqua viene scaricata.
Per quanto suddetto rientrano gli invasi di Lampeggiano e Pantano di Pignola, Acerenza, Genzano, Marsiconuovo, a cui si aggiungono le dighe del Pertusillo, Camastra, Saetta e Basentello, in cui la limitazione nella portata è legata anche alla mancata realizzazione, da tempo, di opere di manutenzione. Si riscontra inoltre, per chiarezza di informazione, che le dighe di Muro Lucano e di Rendina risultano non in esercizio a causa di persistenti problemi di natura strutturale che andrebbero definitivamente risolti. Solo due dighe, quella di San Giuliano e quella di Cogliandrino sono in regola. Sugli altri invasi i collaudi si attendono da oltre cinquant’anni. Chi ne porta la responsabilità se non la politica che ha governato e governa questa regione?
Se analizziamo come le royalties del petrolio (oltre 2,4 miliardi di euro versati tra il 1996 e il 2025 da Eni/Shell) sono state utilizzate, tutto diventa più chiaro: sono state impiegate principalmente per finanziare la spesa corrente dei comuni (rifiuti, manutenzioni o piste da sci estive), per presunti tentativi di sviluppo locale, che spesso hanno presentato criticità gestionali, per la copertura degli interessi su mutui contratti dai comuni e negli ultimi anni per abbattere (si fa per dire) i costi dei bonus delle bollette del gas per i residenti. La gestione ha ricevuto dalla Corte dei Conti severi rilievi per l’incapacità amministrativa nel programmare la spesa, rilevando spesso una sottostima della quota vincolata per lo “sviluppo del territorio”. In sintesi, le royalties sono state usate come indennizzo diretto ai cittadini e come supporto ai bilanci comunali e non come volano per “interventi strutturali”.
E’ un diritto dei cittadini, chiedere e capire: come vengono gestiti gli invasi e da chi; se esiste un progetto, una programmazione, con cui affrontare i problemi che abbiamo evidenziato soprattutto, quando, ed è la cosa più urgente, gli invasi che ne sono sprovvisti, saranno oggetto di collaudi definitivi? Basta, sprecare risorse per interventi non risolutivi! Occorre un serio progetto a cui oltre agli agricoltori siano coinvolti i cittadini lucani e le forze economiche e sociali. In questo modo non si può andare avanti, lo deve soprattutto capire la politica, risolvendo tutte le criticità presenti da anni. Questa riflessione è utile ad informare tutti i cittadini lucani sulle reali problematicità, affinché a livello regionale ci siano meno parole e più fatti. I problemi vanno affrontati e risolti in maniera definitiva per il bene della popolazione regionale, dell’economia e degli agricoltori. Basta con gli sprechi di una risorsa così importante come è l’acqua e si facciano i collaudi definitivi di tutti gli invasi che ne sono sprovvisti, basta con il dissesto idrogeologico, attuando soluzioni per mettere in sicurezza il territorio. I lucani attendono risposte chiare e soluzioni definitive. Vogliamo chiudere con un esempio appreso dal sito “intoscana”: “Entra ufficialmente in esercizio ordinario la diga di Montedoglio: l’autorizzazione da parte della Direzione Generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha posto fine alle operazioni di collaudo e ha sancito il definitivo ingresso dell’infrastruttura nella piena operatività, aprendo una nuova fase per la gestione della risorsa idrica al servizio dei territori della Toscana e dell’Umbria”.
Per la Basilicata quanto dobbiamo ancora aspettare?
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