Ieri è stato presentato il nuovo report dell’Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro): la relazione annuale 2025 sullo stato della sicurezza sul lavoro in Italia, illustrata ieri alla Camera dei deputati, racconta di un calo di decessi. Nel 2025 si è infatti ridotto il numero delle vittime rispetto al 2024 (1.198 decessi contro i 1.239 dell’anno precedente, ma si tratta comunque di una media di 3 vittime al giorno), mentre le denunce complessive di infortuni e malattie professionali sono aumentate. È di questa mattina, intanto, la notizia della morte di Andrea Moretti, un operaio di soli 22 anni che ha perso la vita la scorsa notte mentre lavorava all’installazione di un impianto di illuminazione al Colosseo di Roma. La dinamica e le circostanze restano. ancora da accertare, e nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
I numeri del nuovo report INAIL 2025: infortuni e casi mortali
Nel corso del 2025 le denunce complessive di infortunio protocollate dall’Inail sono state 600.000, segnando un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. La quota principale riguarda i lavoratori (519.334 denunce, +0,8%), mentre le restanti 81 mila denunce si riferiscono agli studenti (+3,4%). Relativamente ai lavoratori, circa 415.000 denunce riguardano infortuni “in occasione di lavoro” e 104.417 “in itinere”, cioè nel tragitto casa-lavoro.
Per quanto riguarda le denunce con esito mortale, il totale si è attestato a 1.198 vittime, registrando una riduzione del 3,3% rispetto ai 1.239 decessi del 2024. Nello specifico:
Lavoratori: 1.189 decessi (-3,02% rispetto ai 1.226 dell’anno precedente);
Studenti: 9 decessi (rispetto ai 13 dell’anno prima)
L’analisi per comparti economici mostra che i settori storicamente più esposti continuano a concentrare la maggior parte degli eventi tragici. L’89,7% delle denunce in occasione di lavoro registrate nel 2025 riguarda la gestione Industria e servizi, il 5,8% l’Agricoltura e il 4,5% il conto Stato. Oltre il 60% dei decessi in occasione di lavoro nell’ambito di Industria e servizi si concentra in tre ambiti:
- Costruzioni: 175 morti;
- Comparto manifatturiero: 129 morti;
- Trasporto e magazzinaggio: 126 morti.
Un dato fondamentale riguarda la differenza tra gli infortuni avvenuti direttamente sul posto di lavoro e quelli in itinere, ossia come dettodurante il tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. Mentre i decessi avvenuti in occasione di lavoro sono calati del 4,1%, le denunce per infortuni in itinere sono aumentate del 2,4% arrivando a 104.417 casi, superando anche i livelli registrati nel 2019 prima della pandemia (104.417 nel 2025 contro 103.492 nel 2019).
L’elemento statistico più eclatante del report 2025 riguarda il boom delle malattie professionali: le denunce hanno raggiunto quota 98.312, con un incremento dell’11,3% rispetto al 2024 e oltre il +60% rispetto al 2019: si tratta del picco più alto registrato negli ultimi 26 anni.
Meno morti ma più denunce per malattia: patologie, genere e demografia
Come evidenziato dall’INAIL, questa forte crescita non indica necessariamente un peggioramento generale delle condizioni di lavoro, ma una possibile emersione del sommerso: in poche parole, questo fenomeno sarebbe guidato da una maggiore consapevolezza dei lavoratori, dall’azione dei patronati e da diagnosi più puntuali da parte dei medici certificatori.
Circa tre denunce su quattro (70 mila) riguardano patologie muscolo-scheletriche da sovraccarico biomeccanico (il 74,3% dei casi codificati per gli uomini e il 78,4% per le donne), seguite da malattie del sistema nervoso (come la sindrome del tunnel carpale, con incidenza per gli uomini del 10,5%, che sale al 16,8% per le donne) e disturbi dell’udito. I tumori professionali, pur rappresentando un numero inferiore di denunce (circa 2.400), continuano a costituire la prima causa di morte e la maggior parte di essi è collegata all’amianto.
Il Molise è tra le regioni che hanno registrato nel 2025 gli incrementi maggiori delle denunce per malattie professionali: rispetto ai 1.132 casi del 2024, quelli rilevati in regione lo scorso anno sono stati 1.904, +68,2%, incremento percentuale più elevato in Italia.
L’incrocio dei dati anagrafici rivela trend specifici legati all’età e al genere. Relativamente all’età, oltre la metà dei decessi in occasione di lavoro riguarda persone tra i 50 e i 64 anni (54,3%), e in generale due vittime su tre hanno più di 50 anni.
Per quanto riguarda il genere, gli uomini rappresentano l’altissima maggioranza delle vittime mortali sul lavoro (il 93,9% dei casi in occasione di lavoro, contro il 6,1%). Le lavoratrici rappresentano il 32,1% delle denunce complessive di infortunio sul lavoro, ma la loro incidenza sale notevolmente negli infortuni in itinere, dove costituiscono quasi la metà delle denunce totali (48,2%) e il 18,1% dei decessi. Per quanto riguarda le malattie professionali denunciate, a livello nazionale il 74,3% riguarda il genere maschile e il 25,7% quello femminile.
Negli ultimi cinque anni, l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale è in costante ascesa: dal 19,4% del 2021 al 24,3% del 2025. Nel 2025 un infortunio in occasione di lavoro su quattro ha coinvolto lavoratori nati all’estero: le denunce sono aumentate del 3,7%, a fronte di un calo dello 0,5% tra gli italiani. La tendenza è simile anche per i casi mortali, con una riduzione dei decessi dei lavoratori italiani del -5,8% (42 casi in meno), e un lieve incremento per la componente straniera, con quattro decessi in più (da 200 a 204) e una quota pari al 22,9% del totale (contro il 15,0% del 2021).
I dati Eurostat più recenti per un confronto con gli altri Paesi europei sono disponibili solo al 2023: in quell’anno nell’Unione europea si sono registrati oltre 2,8 milioni di infortuni non mortali (-5% rispetto al 2022) e 3.298 casi mortali (+0,4% rispetto al 2022). Prendendo in considerazione l’indicatore standardizzato più corretto per i confronti internazionali (escludendo quindi settore dei trasporti e infortuni stradali in occasione di lavoro in quanto i relativi dati non vengono trasmessi da tutti i Paesi), l’indice degli infortuni mortali sempre del 2023 mostra per l’Italia 1,20 decessi per 100mila occupati, in linea con la media UE-27 (1,23) e con la Spagna (1,18). Il numero è nettamente inferiore rispetto al tasso della Francia (3,50 ogni 100mila occupati) e superiore al tasso tedesco (0,53). Per quanto riguarda gli infortuni non mortali, l’Italia con 991 casi ogni 100mila occupati si colloca al di sotto della media europea (che ne vede 1.300), e al di sotto di Spagna (2.391), Francia (2.351) e Germania (1.418).
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