ebola
17 Giugno 2026
L’epidemia in Congo supera gli 800 casi e arriva sul tavolo del Consiglio europeo. Il G7 invoca una risposta coordinata, mentre la Croce Rossa avverte: “Il picco potrebbe essere ancora lontano”
L’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo entra ufficialmente nell’agenda politica europea. A due giorni dal Consiglio europeo di Bruxelles, l’emergenza sanitaria è stata inserita nella bozza delle conclusioni dei leader dell’Unione, mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci chiede una convergenza europea sulle misure di preparedness già adottate dall’Italia. Il passaggio segna un cambio di passo nella gestione della crisi, che da questione prevalentemente sanitaria e umanitaria assume sempre più una dimensione di governance internazionale. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità sanitarie congolesi, i casi confermati hanno superato quota 800, raggiungendo 808 contagi e 192 decessi. L’epidemia, causata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola, interessa principalmente le province orientali di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu, aree caratterizzate da instabilità e conflitti che complicano le attività di sorveglianza e contenimento.
Nella bozza delle conclusioni del Consiglio europeo, i leader esprimono preoccupazione per la diffusione della malattia nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda e invitano Commissione e Consiglio a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione, coordinando eventuali ulteriori interventi operativi. Bruxelles ricorda inoltre il sostegno finanziario e logistico già attivato a favore dell’Organizzazione mondiale della sanità, dei Centri africani per il controllo delle malattie e degli operatori impegnati sul campo. Sul fronte internazionale, anche il G7 riunito a Evian ha lanciato un appello per una risposta “forte” e “coordinata”. Nel documento finale i leader sottolineano una criticità che rende particolarmente complessa la gestione dell’attuale focolaio: i vaccini e le terapie oggi disponibili non garantiscono infatti la stessa efficacia osservata contro altri ceppi del virus Ebola. Un elemento che aumenta l’importanza delle attività di sorveglianza epidemiologica, tracciamento dei contatti e preparazione dei sistemi sanitari. L’attenzione del governo italiano si concentra proprio sulla preparedness. Intervenendo al Consiglio Salute dell’Unione europea a Lussemburgo, Schillaci ha ribadito che il rischio per la popolazione europea resta al momento contenuto, ma ha sollecitato una strategia condivisa tra gli Stati membri.
“La presidente del Consiglio Giorgia Meloni solleverà il tema anche in sede di Consiglio europeo”, ha spiegato il ministro, proponendo di valutare “con urgenza” una convergenza europea sulle misure adottate dall’Italia. Secondo Schillaci, è necessario sostenere la risposta nei Paesi colpiti e, parallelamente, garantire una preparedness europea “efficace e coerente”, attraverso sistemi di sorveglianza, protocolli condivisi e misure proporzionate di gestione del rischio. L’Italia, ha ricordato il ministro, ha già adottato linee guida nazionali basate sulla stratificazione del rischio per viaggiatori, contatti e casi sospetti, con livelli di sorveglianza che il dicastero considera tra i più elevati in Europa. Se sul piano istituzionale prevale la linea della vigilanza senza allarmismi, dal fronte umanitario arrivano però segnali di forte preoccupazione. La Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ritiene che l’epidemia non abbia ancora raggiunto il suo apice e potrebbe protrarsi fino a un anno. Una valutazione condivisa da diverse organizzazioni internazionali che denunciano ritardi nella risposta e una sottostima della reale diffusione del virus.
A pesare sono soprattutto le difficoltà operative sul territorio: capacità diagnostiche limitate, carenza di risorse, tracciamento incompleto dei contatti e condizioni di sicurezza precarie nelle aree interessate dal focolaio. Secondo la Croce Rossa e le organizzazioni umanitarie, la sfida non è soltanto sanitaria ma anche sociale e politica. La disinformazione e la sfiducia delle comunità locali stanno infatti ostacolando le attività di sorveglianza e contenimento, mentre gli stessi volontari impegnati sul campo sono stati oggetto di minacce e aggressioni. In questo contesto, la gestione dell’epidemia si configura sempre più come un banco di prova per la capacità della comunità internazionale di coordinare interventi sanitari, finanziari e diplomatici. Una lezione che in Europa richiama inevitabilmente il tema della preparazione alle emergenze sanitarie transfrontaliere, diventato una delle priorità strategiche dopo la pandemia di Covid-19.
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