TERMOLI. Martedì, nell’ambito della rassegna “Autori in Biblioteca”, Gabriella Paduano ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso la storia del Molise e le figure che ne hanno segnato il passato. Scrittrice e storica, ha dedicato gran parte del suo lavoro alla riscoperta della memoria storica di una regione spesso immaginata come una realtà eminentemente rurale, ma che in realtà custodisce una ricca e affascinante eredità culturale. Attraverso i suoi saggi storici romanzati, Paduano contribuisce a valorizzare il patrimonio storico di una terra influenzata da molteplici correnti culturali.
Appassionata di storia fin dall’infanzia, la sua vocazione l’ha condotta a intraprendere un percorso di studi in Lettere con indirizzo storico-artistico, culminato in una specializzazione in Storia dell’arte e nella comunicazione dei beni culturali. Uno degli elementi che attraversano le sue opere è il profondo legame con le proprie radici: sia “I principi Francone nel contado di Molise”, pubblicato cinque anni fa, sia il successivo “Tito Barbieri. Un turbolento mazziniano”, edito due anni fa, prendono vita dagli studi genealogici sulla famiglia Paduano di Ripabottoni.
Le sue ricerche l’hanno condotta a scoprire figure eminenti come i Principi Francone, feudatari del territorio, e Pietro Ramaglia, considerato il fondatore della medicina moderna. Quest’ultimo era tra l’altro un vicino di casa della sua famiglia. Il progetto dedicato a Tito Barbieri, uno dei personaggi più enigmatici della storia molisana, ha rappresentato una sfida particolarmente stimolante. L’ispirazione a ripercorrere la vita del rivoluzionario è arrivata grazie all’incoraggiamento del compianto professore Michele Paduano, che la spinse a proseguire le ricerche.
Ne è emerso il ritratto di una figura rivoluzionaria di rilievo nei moti del 1848, esiliato politico e combattente al fianco di Garibaldi per l’Unità d’Italia. Nel corso dell’incontro, dialogando con Rossana Vaudo, l’autrice ha raccontato il lungo e impegnativo percorso che le ha permesso di ricostruire la vita di Barbieri.
Una delle principali difficoltà è stata la mancanza di informazioni sul periodo compreso tra l’esilio di Barbieri nel 1848 e il suo ritorno durante gli anni del Risorgimento. Per colmare queste lacune, Paduano ha consultato un vasto patrimonio documentario: dagli archivi parrocchiali dei paesi molisani, dove ha reperito registri di battesimi e matrimoni, fino agli atti conservati nell’Archivio di Stato di Napoli. Proprio grazie ai documenti della polizia borbonica è stato possibile ricostruire le attività cospirative condotte da Barbieri durante i dieci anni trascorsi in esilio in Europa.
Un ulteriore contributo è arrivato dal fondo archivistico del nobile rivoluzionario Pianciani, primo sindaco di Roma dopo l’Unità d’Italia. Tra quelle carte sono emerse lettere che hanno permesso di comprendere meglio il carattere e la personalità di Barbieri, rivelandone non solo l’attività politica e cospirativa, ma anche aspetti più intimi e umani. Parte della ricerca ha portato l’autrice fino a Londra, dove sono conservati documenti relativi alle iniziative di Giuseppe Mazzini e dei suoi seguaci.
A testimonianza dell’ingegno e delle capacità tecniche di Barbieri vi è anche l’invenzione di un fucile a retrocarica che portava il suo nome. Sebbene la paternità di questa innovazione sia stata nel tempo contesa tra Prussia e Inghilterra, alcune testimonianze indicano proprio Barbieri come il pioniere della progettazione dell’arma. Durante il soggiorno in Francia frequentò inoltre gruppi rivoluzionari coinvolti nella fabbricazione di armamenti sofisticati.
La passione di Tito Barbieri per le armi emerge anche dall’eredità materiale che ha lasciato. Nel palazzo da lui donato per testamento al Comune di Ripabottoni, oggi sede municipale, sono ancora custodite sciabole e fioretti appartenuti al patriota. Tra questi spicca una lama datata 1843, recante un’incisione che rimanda a Campobasso e al suo ignoto artigiano. Un’ulteriore testimonianza dell’eccellenza molisana nella lavorazione delle armi. Molte botteghe locali, tuttavia, non hanno lasciato documentazione archivistica e gran parte di quel patrimonio artigianale è andato perduto, rendendo impossibile ricostruirne la storia.
Tito Barbieri, figura di spicco del Risorgimento, nacque in Molise ma mantenne stretti legami con Napoli e con diversi Paesi europei. Studiò nel capoluogo partenopeo, entrando in contatto con le idee liberali di Mazzini e Gioberti che circolavano nei salotti intellettuali dell’epoca. Proveniva da una famiglia profondamente impegnata sul piano politico: il padre, carbonaro, venne ucciso per le sue idee due mesi prima della sua nascita. Cresciuto dalla madre, nipote del giurista illuminista Francesco Magliano, ereditò ideali di giustizia e libertà che avrebbero segnato tutta la sua esistenza.
Dopo gli studi al collegio e all’Università Federico II di Napoli, divenne avvocato seguendo le orme paterne. Durante la rivoluzione del 1848, mosso forse anche dal desiderio di riscattare la memoria del padre, imbracciò le armi e guidò la ribellione nel Basso Molise. Con la controrivoluzione e il ritiro della Costituzione da parte di Ferdinando II, fu condannato insieme agli altri rivoluzionari. Riuscì però a fuggire e trascorse gli anni successivi tra Malta, Parigi e Londra, cambiando spesso identità e operando come emissario di Mazzini.
L’autrice ha sottolineato come anche realtà apparentemente periferiche, come le province di Campobasso e Chieti, fossero pienamente inserite nei fermenti culturali e politici dell’epoca grazie allo scambio di idee con i grandi centri urbani. Tuttavia, molti mazziniani, compreso Barbieri, rimasero delusi dagli esiti dell’Unità d’Italia, che non portò alla nascita della Repubblica da loro auspicata.
Terminata la stagione rivoluzionaria, Barbieri tornò a Ripabottoni, dove riprese la vita pubblica ricoprendo gli incarichi di consigliere provinciale e insegnante. Il divano ancora conservato nella sua abitazione simboleggia proprio questo ritorno alle origini e la chiusura di un lungo percorso umano e politico, rappresentato anche nella copertina del libro.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo delle donne nel Risorgimento, spesso trascurato dalla storiografia tradizionale. Molte contribuirono attivamente alla causa liberale: alcune finanziarono le rivoluzioni sacrificando i propri patrimoni, altre, come le nobildonne delle “Giardiniere”, si impegnarono nella diffusione di messaggi segreti a sostegno dell’unificazione. Figura emblematica fu Cristina di Belgiojoso, che dedicò la propria vita alla causa della libertà.
Anche nella vicenda personale di Barbieri le donne ebbero un ruolo fondamentale. La madre ne guidò la formazione durante l’infanzia; zie e sorelle gli offrirono sostegno morale ed economico; altre donne incontrate durante l’esilio lo aiutarono nei momenti più difficili.
Paduano ha infine espresso il desiderio di riportare alla luce altre vicende del Molise postunitario, una regione profondamente segnata dall’emigrazione ottocentesca. Molti uomini partirono in cerca di fortuna, lasciando alle donne il compito di crescere i figli e sostenere la società locale. Sono queste, ha osservato l’autrice, le storie silenziose che meritano di essere raccontate.
La tomba di Tito Barbieri, situata a Campobasso, è stata interpretata dall’autrice come un monumento ricco di simbologie. La struttura, modellata come un tronco di piramide, presenta una sciabola e un fioretto incrociati che ricordano il compasso massonico; sopra di essi compare una maschera, mentre nella parte inferiore trovano posto una brocca e un panno. Elementi che suggeriscono un simbolismo articolato e complesso.
Nel 1915, a New York, un’associazione massonica composta da circa 150 membri venne dedicata proprio a Tito Barbieri, rafforzando l’ipotesi di una sua appartenenza alla Massoneria. Sulla sommità del monumento campeggia però una croce, segno di una spiritualità capace di conciliare mondi apparentemente lontani. Barbieri fu infatti influenzato dal pensiero di Ferdinando de Lamennais, promotore del cattolicesimo liberale e sostenitore di una sintesi tra fede religiosa e ideali liberali.
Fino alla fine della sua vita Barbieri mantenne vivo il desiderio di aiutare i più bisognosi. Ogni anno, il 2 febbraio, anniversario della sua morte, a Ripabottoni viene celebrata una messa cantata secondo le sue volontà. Le offerte raccolte vengono distribuite ai poveri come gesto di carità. Oltre al palazzo di famiglia, il patriota donò al Comune anche terre e boschi, disponendo nel testamento che gli oggetti presenti nella sua abitazione fossero distribuiti alla cittadinanza.
A metà luglio l’autrice presenterà inoltre un nuovo lavoro dedicato a Monsignor Corrado de Vito, frate missionario cappuccino originario di Provvidenti. Partito agli inizi del Novecento per il nord dell’India, divenne il primo vescovo di Lucknow e svolse un ruolo significativo sia come insegnante di Indira Gandhi sia come amico di Padre Pio.
In chiusura, Paduano ha letto un articolo pubblicato sulla rivista ottocentesca Effemeridi molisane, cronaca delle vicende quotidiane del territorio. Nel numero del 2 febbraio 1865 si leggeva: «Muore in Campobasso Tito Barbieri, nato nel 1821 a Ripabottoni. Valoroso patriota, schermitore insuperabile, fu professore di lingua francese e di scherma presso il liceo sannitico. Ideò per primo un fucile a retrocarica che presentò al governo La Marmora durante la sua carica di luogotenente nelle province meridionali. Il fucile fu dichiarato inutilizzabile dalla commissione per il presunto rischio di spreco eccessivo di polvere. Tuttavia, pochi anni dopo i prussiani svilupparono un prototipo simile che si dimostrò fondamentale nella guerra del 1866. Durante il suo esilio in Inghilterra, Barbieri affrontò numerosi duelli con i più celebri schermitori dell’epoca».
Red




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