Ogni volta che saliamo a bordo di un aereo commerciale e gli assistenti di volo mostrano come allacciare le cinture, indossare le maschere d’ossigeno o individuare le uscite d’emergenza, stiamo in realtà traendo beneficio da una regola scritta a prezzo durissimo più di tre quarti di secolo fa, dopo un drammatico incidente aereo, tornato d’attualità in questi giorni.
Il mese scorso, infatti, nei fondali al largo della costa settentrionale di Porto Rico, è stato individuato il relitto del Clipper Endeavor, un Douglas DC-4 della Pan American Airways svanito negli abissi durante il Venerdì Santo dell’11 aprile 1952.
In un’immagine del Douglas DC-4 sono evidenziate alcune delle parti che sono state trovate nella recente campagna di ricerca.
© Courtesy Discovery Channel
Questa scoperta è stata condotta dalla Air/Sea Heritage Foundation (ASHF) (fondazione no-profit per lo studio, la ricerca d’archivio e la conservazione di relitti storico-aeronautici e marittimi), in collaborazione con Deep Sea Vision (DSV) (società del gruppo Eco Minerals specializzata in mappature ed esplorazioni marine ad altissima profondità), e con la serie televisiva di Discovery Channel Expedition Unknow.
Un gigante adagiato a 600 metri di profondità
L’aereo, un grande quadriposto dalle dimensioni paragonabili a quelle di un moderno Boeing 737, giace spezzato in due sezioni a circa 600 metri di profondità nell’Oceano Atlantico. L’individuazione iniziale è avvenuta tramite sonar ad alta risoluzione (vedi immagine più sotto), mentre la successiva indagine fotografica ha fornito una conferma inconfutabile: le immagini mostrano la fusoliera battuta dal tempo ma straordinariamente ben conservata e ancora lucente nell’alluminio, con il celebre logo alato della Pan American e il nome dell’aereo ancora perfettamente leggibili.
“La Tragedia del Viernes Santo”: cosa accadde nel 1952
Il volo Pan Am 526A era decollato l’11 aprile 1952 dall’Aeropuerto de Isla Grande di San Juan (Porto Rico) con destinazione l’aeroporto Idlewild di New York (oggi JFK), con a bordo 5 membri dell’equipaggio e 64 passeggeri. Poco dopo il decollo un’improvvisa avaria multipla ai motori costrinse il pilota a un ammaraggio d’emergenza. L’impatto staccò la coda dell’aereo, ma lasciò intatta la cabina principale: inizialmente tutte le 69 persone a bordo sopravvissero all’impatto.
Tuttavia, la totale assenza di una dimostrazione (briefing) di sicurezza pre-volo (che all’epoca non era previsto), le insormontabili barriere linguistiche tra equipaggio e passeggeri e la mancanza di procedure d’evacuazione coordinate trasformarono i minuti successivi in un caos drammatico. Mentre l’aereo imbarcava acqua e affondava in meno di tre minuti in un mare agitato, i passeggeri affrontarono la confusione più totale. Nonostante l’eroico e tempestivo intervento dei soccorsi della Guardia Costiera e dell’Aeronautica statunitense, si salvarono solo 17 persone (12 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio); 52 persone persero la vita in quella che a Puerto Rico è ricordata come “La Tragedia del Viernes Santo”.
La svolta che ha cambiato la sicurezza dei voli mondiali
L’incidente rappresentò un punto di svolta decisivo per l’aviazione mondiale. Il Civil Aeronautics Board (ente statale statunitense precursore dell’odierna FAA) introdusse riforme immediate e radicali, stabilendo l’obbligo tassativo del briefing di sicurezza prima del decollo e le dimostrazioni pratiche delle procedure d’emergenza — norme che da allora hanno salvato innumerevoli vite nei cieli di tutto il mondo.
Le tecnologie abissali che hanno svelato il mistero
Il relitto era rimasto inaccessibile per quasi settant’anni a causa delle estreme profondità marine. Nel 2019, lo storico aeronautico e marittimo Russ Matthews, presidente di ASHF, ha riaperto l’indagine. Una svolta fondamentale è arrivata durante le ricerche negli archivi nazionali di Porto Rico (Archivo General de Puerto Rico) condotte insieme a Josh Gates, dove è stata ritrovata una mappa tracciata d’epoca dai piloti dell’US Air Force che assistettero all’incidente e guidarono i soccorsi.
La svolta finale è avvenuta grazie all’intervento della nave da ricerca Fugro Brasilis e dell’equipaggio di Deep Sea Vision, guidato dal CEO Tony Romeo e dal responsabile operativo Craig Wallace. Utilizzando droni sottomarini di ultima generazione (i Kongsberg Maritime HUGIN AUV, potenzialmente capaci di scendere fino a 6.000 metri e operare per quattro giorni consecutivi), il team ha scansionato il fondale fino a individuare la sagoma brillante del Clipper Endeavor.
La scansione sonar ad alta risoluzione del fondo oceanico a circa 600 metri di profondità al largo di Puerto Rico: le immagini mostrano chiaramente le due sezioni principali in cui si è spezzata la fusoliera del Clipper Endeavor.
© Courtesy Air/Sea Heritage Foundation / Deep Sea Vision
L’ASHF è ora al lavoro con il governo locale di Puerto Rico per tutelare l’area del relitto e realizzare un memoriale in ricordo delle vittime, ed è in contatto con i familiari dei passeggeri e con gli unici due sopravvissuti ancora in vita. Le immagini e la storia completa della scoperta saranno mostrate in un prossimo episodio del programma Expedition Unknown su Discovery Channel.
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