L’ex sindaco di Grottaferrata, Mirko Di Bernardo, ha risposto alla lettera aperta di Mauro Tomboletti, ex amministratore cryptense.
Caro Mauro,
ti ringrazio per la tua lettera. Non sono parole facili da leggere, ma sono sincere e la sincerità è sicuramente meglio del silenzio o della diplomazia di facciata. Il confronto tra idee diverse è sempre utile, soprattutto quando riguarda un’esperienza amministrativa che ha coinvolto tante persone e sulla quale è giusto continuare a riflettere. Voglio risponderti con la stessa franchezza.
Ciò che abbiamo costruito in quella stagione politica, che ha portato alla vittoria del centrosinistra a Grottaferrata, nasceva da un campo straordinariamente eterogeneo. Persone con storie diverse, sensibilità diverse, visioni diverse del bene comune. Era una coalizione con un potenziale enorme e lo ha dimostrato con i risultati, ma che richiedeva una cura costante, un lavoro quotidiano di ascolto e mediazione che in certi momenti è mancato. Non faccio fatica a riconoscere di aver sempre privilegiato il contatto diretto con i cittadini e con la comunità civile a volte a discapito del confronto interno con le forze politiche che avrebbe richiesto maggiore attenzione. Quegli equilibri erano difficili da mantenere e con il senno di poi alcune dinamiche politiche avrebbero probabilmente richiesto più tempo, maggiore mediazione e una capacità ancora più forte di ricomporre divergenze che nel tempo si erano accentuate. È una riflessione che considero utile e dalla quale traggo insegnamento.
Forse per inesperienza, forse per un eccesso di determinazione nel voler fare, ci sono stati momenti in cui avrei dovuto fermarmi, non ascoltare solo le istanze della cittadinanza, ma avviare anche una mediazione interna più articolata, lasciando più spazio al confronto politico. Probabilmente non l’ho fatto abbastanza e alcune tensioni che si sono generare avrebbero meritato più ascolto e meno resistenza.
Detto questo, non credo che la storia di quella consiliatura si riduca agli errori fatti. Molto è stato fatto per i luoghi abbandonati, per le famiglie più fragili, per i giovani, per la città e sarebbe disonesto non riconoscerlo. Rivendico il lavoro svolto dalla mia amministrazione, che ha realizzato gran parte del programma, lasciando un Comune finanziariamente solido e numerose opere pubbliche completate o avviate. Ma comprendo che i risultati, da soli, non bastino a giustificare il modo in cui si governa. La democrazia non è solo efficienza: è relazione, fiducia, partecipazione. E su questo terreno non si finisce mai di imparare.
Purtroppo, la sfiducia non ha consentito l’approvazione in consiglio comunale del nuovo piano urbanistico, ispirato al principio del consumo zero di suolo, o il piano del verde, la revisione del piano antenne e la conclusione dell’iter avviato per dare alla città un’isola ecologica. Tu sostieni che la fine anticipata della consiliatura sia stata il risultato di una progressiva chiusura al confronto e di una gestione troppo personalistica. È una lettura legittima, ma non è l’unica possibile e, a mio avviso, non è quella che descrive correttamente quanto accaduto.
Durante il mio mandato il confronto è avvenuto nelle sedi istituzionali, nelle riunioni di maggioranza, nel lavoro quotidiano con assessori e consiglieri e nei momenti di approfondimento politico organizzati proprio per favorire la discussione e la condivisione delle scelte. Ricordo, tra gli altri, l’incontro di Greccio, svoltosi poche settimane prima della sfiducia, a dimostrazione che fino all’ultimo è esistita la volontà di mantenere aperto il dialogo all’interno della coalizione.
Questo non significa sostenere che tutto abbia funzionato perfettamente. Chi amministra commette inevitabilmente errori e sarebbe presuntuoso affermare il contrario. Tuttavia, riconoscere che si possano commettere errori non significa accettare una ricostruzione che attribuisce l’intera vicenda esclusivamente al mio modo di interpretare e rivestire un ruolo importante e carico di responsabilità come quello del Sindaco. Governare una città richiede ascolto, confronto e partecipazione, ma richiede anche decisioni. Un Sindaco ha il dovere di ascoltare tutti, ma ha anche la responsabilità di scegliere e assumersi le conseguenze delle proprie scelte. Non credo che esercitare questa responsabilità significhi essere autoritari, credo piuttosto che rappresenti l’essenza del mandato affidato dagli elettori.
Per questo motivo ritengo riduttivo spiegare la conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa esclusivamente attraverso categorie psicologiche o morali. Le dinamiche politiche sono quasi sempre più complesse. Coinvolgono sensibilità diverse, visioni differenti, equilibri interni e interessi che inevitabilmente emergono quando si affrontano decisioni importanti per il futuro della città. Aggiungo che negli ultimi mesi l’amministrazione era impegnata su passaggi strategici destinati a incidere profondamente sullo sviluppo di Grottaferrata. Sarebbe poco credibile ignorare che tali scelte abbiano contribuito ad aumentare tensioni e contrapposizioni politiche già esistenti.
Credo che il modo più corretto per giudicare quell’esperienza amministrativa sia innanzitutto quello di valutare nel loro complesso i risultati raggiunti, i progetti avviati, le opere realizzate, i finanziamenti ottenuti e la visione di città che si è cercato di costruire. Su questo terreno il confronto è non solo possibile, ma auspicabile. Quello che mi interessa ora è il futuro. Non per archiviare quello che è successo, ma perché credo che la cosa più utile che possiamo fare sia trasformare questa esperienza in qualcosa di costruttivo che vada anche oltre i risultati ottenuti. Grottaferrata ha bisogno di una politica matura, capace di tenere insieme le differenze senza che diventino fratture, ma che possa guardare al futuro, alla crescita e al rinnovamento. Io voglio essere parte di questo percorso, con spirito di servizio e con la consapevolezza che governare è un atto collettivo, non solitario.
Per questo il confronto che proponi non solo lo accetto, ma lo cerco. Non per convincerti di qualcosa, ma perché le voci critiche sono esattamente ciò di cui ha bisogno la politica per crescere e migliorarsi”.
Con rispetto sincero,
Mirko Di Bernardo
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Claudia Proietti
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