#Finsubito news dalla rete – Levante e lo stigma della salute mentale, due diagnosi prima di dirlo e con l’album in uscita. Per essere d’esempio servono parole giuste


Non si parla abbastanza di salute mentale o non in maniera adeguata? L’esempio di Levante che si è aperta col pubblico dopo due diagnosi durissime e la voglia di rinascere davvero


Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

All’inizio di ottobre 2026, alla vigilia del suo sesto album, Levante ha raccontato di aver ricevuto due diagnosi di depressione dopo la nascita della figlia Alma. La prima riguardava il periodo successivo al parto ed è stata superata. La seconda risaliva all’infanzia, alla morte del padre quando lei aveva nove anni, ed era rimasta fino ad allora senza cure.

Nell’intervista ricorda che “al decimo giorno dopo il parto mi ero già messa al pianoforte”, con la bambina in braccio, senza concedersi il tempo di rallentare. Così descrive un lavoro con ritmi difficili da sospendere e una persona abituata fin da piccola a farsi carico degli altri.

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Dopo la morte del padre, racconta, “diventi la madre di tua madre”, e la rabbia è diventata a lungo il suo modo di reagire. Per uscirne si è affidata a uno psichiatra, a una terapeuta, a una life coach e, aggiunge, anche a qualche sciamana.

Anni fa una terapeuta le aveva fatto notare la tendenza a uccidere l’amore, cioè a sabotare le relazioni che la facevano stare bene. Da quella osservazione è nato Abissale, punto d’arrivo di Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, uscito il 9 ottobre: un disco che si chiude con l’invito a proteggere ciò che fa stare bene.

Diagnosi, farmaci, psichiatra, terapia: Levante usa termini clinici e descrive in un’intervista di copertina il percorso con cui si è curata. Ma per molto tempo la canzone italiana ha parlato di dolore lasciando la cura sullo sfondo.

Levante, dal 2023 a oggi

L’intervista di ottobre è l’ultima tappa di un racconto iniziato nel 2023, quando Levante portò a Sanremo Vivo, scritta durante la depressione seguita alla nascita di Alma. Il brano, spiegava allora, era nato tre settimane dopo il parto. Nella stessa edizione anche Kekko dei Modà e Mr. Rain portarono all’Ariston canzoni sulla depressione.

Una parte del pubblico reagì con durezza. Molti commenti, spesso di altre madri, la accusarono di lamentarsi di una maternità voluta, senza riconoscere nella depressione post partum una condizione clinica. Nel febbraio 2024 Levante tornò sull’argomento con il documentario Levante Ventitré – Anni di voli pindarici, su Paramount+. “Ho avuto bisogno di terapie e farmaci”, disse presentandolo.

Oggi rilegge anche quel Festival. Racconta di aver partecipato “per paura di non esserci”, in una fase in cui stava ancora male. Sei tu, in gara nel febbraio 2026, segna per lei una rivincita personale.

In tre anni il racconto si è spostato: nel 2023 la canzone sulla crisi, nel 2024 le cure, nel 2026 le radici nell’infanzia. È il percorso di chi aggiorna la propria storia nel tempo, con ricadute, ripensamenti e nuove diagnosi.

Dieci anni di racconti nella musica italiana

Negli ultimi dieci anni il pop e il rap italiani hanno costruito un vocabolario pubblico della sofferenza psichica. Secondo la giornalista Marta Blumi Tripodi, tra i primi a usarlo in modo esplicito ci sono stati due rapper, a partire da Ghemon con l’album Mezzanotte (2017), racconto di una depressione e della risalita.

Nel 2019 Marracash ha pubblicato Persona, un disco su depressione, attacchi di panico e una relazione tossica; in seguito ha raccontato che alcuni psicologi ne usavano i brani con i pazienti. Oggi definisce la trilogia nata da quel disco “una terapia, anche se molto pubblica”.

Tiziano Ferro ha scelto il documentario. In Ferro (Amazon Prime Video, 2020) ha parlato di alcolismo, depressione e disturbi alimentari; in televisione ha insistito sulla necessità di raccontare anche le strade per uscire dalle dipendenze.

Nel febbraio 2024, pochi giorni dopo Sanremo, Sangiovanni ha annunciato una pausa: ha scritto di non riuscire più a fingere di stare bene e ha rinviato album e concerto al Forum. L’etichetta, con Filippo Sugar, ha sostenuto pubblicamente la decisione e nel marzo 2025 il cantante è tornato in studio dicendo di stare molto meglio.

Il caso più discusso è quello di Fedez. A Sanremo 2025 ha portato Battito, in cui la depressione prende la forma di una donna da cui allontanarsi e compare il nome di un antidepressivo. In seguito ha raccontato di essere arrivato ad assumere sette psicofarmaci insieme, seguito da professionisti che giudica inadeguati, e ha precisato che questa esperienza non deve scoraggiare chi cerca aiuto.

Tra gli psichiatri le reazioni sono state diverse. La presidente della Società italiana di psichiatria ne ha apprezzato il coraggio; altri specialisti hanno criticato sui social un testo che poteva apparire ostile ai farmaci. Il caso mostra la distanza tra il racconto di un paziente e l’informazione sanitaria, una distinzione su cui pubblico e artisti stanno ancora lavorando.

Intanto il Festival ha cambiato lessico. Secondo un’elaborazione YouTrend, nei testi di Sanremo 2026 la parola “amore” compariva 44 volte e la salute mentale restava ai margini. L’intervista di Levante, otto mesi dopo, riporta il tema al centro della conversazione sul pop italiano.

Il tema della salute mentale tra gli artisti internazionali

Nella musica internazionale il racconto della malattia mentale ha preso alcune forme ricorrenti: documentari, concept album, comunicati con cui si annullano i tour.

Selena Gomez ha reso nota nel 2020, in una diretta con Miley Cyrus, la diagnosi di disturbo bipolare. Nel 2022 il documentario My Mind & Me ha mostrato anni di crisi e di cure, e la cantante ha cofondato Wondermind, piattaforma dedicata alla salute mentale Ha raccontato che la diagnosi, arrivata nel 2018, le diede sollievo.

Kendrick Lamar ha costruito Mr. Morale & the Big Steppers (2022) come una sequenza di sedute di terapia. In un video per Spotify ha spiegato che nel contesto in cui è cresciuto genitori e nonni non conoscevano la psicoterapia e che si imparava presto a tenersi dentro le difficoltà. Levante, parlando del padre, descrive un meccanismo simile: ferite trasmesse da una generazione all’altra.

Altri artisti hanno scelto di fermarsi. Nel luglio 2022 Shawn Mendes ha annullato il Wonder tour, spiegando di essere arrivato al limite dopo anni di concerti quasi continui, iniziati quando aveva 15 anni. Lewis Capaldi, che convive con la sindrome di Tourette, ha sospeso i concerti nel 2023 dopo un’esibizione difficile a Glastonbury; è tornato su quel palco nel giugno 2025 e l’11 luglio 2026 è stato headliner a Hyde Park, dove ha detto di non sapere se un ritorno sarebbe stato possibile.

Nell’ottobre 2025 il film Springsteen: Deliver Me from Nowhere ha raccontato la depressione attraversata da Bruce Springsteen negli anni di Nebraska. Il cantautore ha spiegato che la musica è stata “il primo modo in cui ho curato ansia e depressione”. Il film arriva fino allo studio di uno psicoterapeuta, una scena significativa per un artista associato da decenni a un’immagine di mascolinità operaia.

Nel 2026 i casi riguardano anche artisti meno noti al grande pubblico. A marzo il cantautore country Colter Wall ha cancellato le date rimanenti dicendo che continuare il tour aveva peggiorato la sua salute mentale; a maggio Tayler Holder ha annullato le date del suo tour 2026 per lo stesso motivo.

Che cosa dicono i dati

Diverse ricerche indicano che chi lavora nella musica riporta ansia e depressione più spesso della popolazione generale. Altre suggeriscono che le testimonianze pubbliche di chi ha chiesto aiuto possono influenzare il comportamento di chi ascolta.

I metodi variano e solo uno studio tedesco usa strumenti clinici standardizzati; i risultati vanno comunque nella stessa direzione. Nello studio tedesco i sintomi di ansia da palcoscenico risultano diffusi nei questionari, mentre una diagnosi formale di questo disturbo compare in un solo caso, al secondo rilevamento. Molti musicisti convivono con il disturbo senza dargli un nome clinico, ed è qui che le testimonianze di Levante, Marracash o Capaldi possono avere un effetto.

Uno degli studi più solidi sull’effetto di una canzone riguarda il rapper statunitense Logic, che nel 2017 pubblicò un brano intitolato con il numero della linea nazionale di prevenzione del suicidio. Nei 34 giorni di maggiore attenzione al pezzo le chiamate alla linea crebbero di 9.915 (+6,9%) e i suicidi risultarono 245 in meno del previsto (−5,5%). Gli autori descrivono un’associazione statistica, da leggere con prudenza; il risultato è coerente con l’effetto Papageno, secondo cui le storie di chi ha superato una crisi con un aiuto hanno un valore protettivo.

In Italia, secondo un’indagine Altroconsumo del luglio 2025 su 1.001 adulti, il 38% ha vissuto un disagio mentale o emotivo negli ultimi tre anni e il 68% di queste persone non ha intrapreso una terapia. Tra chi si è rivolto a uno psicologo, il 73% ha pagato di tasca propria, in media circa 140 euro al mese. Il dibattito pubblico è cresciuto più in fretta dell’accesso alle cure.

Sospetto, mercato e chi è più colpito

Il racconto pubblico della malattia mentale porta con sé alcuni problemi che meritano attenzione.

Il sospetto. Lo stigma oggi prende spesso la forma del dubbio sulla sincerità di chi parla. Quando Tiziano Ferro ha raccontato la sua storia, ha ricevuto apprezzamenti e accuse di vittimismo, e una recensione ha liquidato il documentario come una lagna. Sangiovanni ha sentito il bisogno di precisare che la pausa non dipendeva dalla classifica di Sanremo. A Levante, nel 2024, è stato obiettato sui social che una cantante famosa e benestante non avrebbe motivo di stare male.

Il mercato. Le testimonianze arrivano spesso a ridosso di un disco o dentro un documentario: l’intervista di Levante è uscita tre giorni prima dell’album, Ferro e Gomez hanno raccontato la malattia in documentari per piattaforme a pagamento, Springsteen in un film da sala. Capaldi ha parlato dei benefici della terapia in un video realizzato con una piattaforma di psicologia online. Il valore delle storie non è in discussione ma il pericolo riguarda il modo in cui vengono raccontate: il mercato tende a premiare un percorso preciso, fatto di crisi, cura e ritorno sul palco, e lascia meno spazio a chi resta malato a lungo o sceglie di non tornare.

Testimonianza e indicazione clinica. Fedez descrive la propria esperienza di paziente, comprese le terapie che considera sbagliate; Levante elenca insieme psichiatra, terapeuta, life coach e sciamana. Sono biografie. Il loro valore sta nel messaggio di aver chiesto aiuto, mentre la scelta del tipo di aiuto spetta ai professionisti.

Le condizioni di lavoro. Nello studio tedesco il fattore più associato al disagio è la condizione lavorativa: gli studenti di musica riportano più sintomi depressivi e ansiosi dei musicisti con un impiego stabile. Il problema riguarderebbe quindi anche l’organizzazione del settore.

Dell’amore il fallimento e altri passi di danza di Levante si chiude con l’invito a smettere di sabotare l’amore. Un invito simile vale per il dibattito pubblico sulla salute mentale: proteggere la cura dal sospetto e dalla spettacolarizzazione.


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